ROBERT HULTNER.
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ISPETTORE KAJETAN 1: UN'INDAGINE SENZA IMPORTANZA.
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Titolo originale: Walching. 1993.
Traduzione di: Paola Del Zoppo.
2008. Del Vecchio Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Esce in italiano il primo romanzo del tedesco Robert Hltner. Scritto negli anni novanta, racconta l'esordio investigativo del giovane ispettore Paule Kajetan, finito, subito dopo la Grande guerra, alla stazione di polizia di Dornstein, in seguito a infrazioni poco chiare commesse a Monaco. Si distingue presto dallo stereotipo del commissario per il suo apparire insicuro e remissivo nei confronti del questore Pointner, che gli affida un caso d'omicidio di scarsa rilevanza, in apparenza gi risolto.  stato infatti trovato, nell'immaginario villaggio bavarese di Walching, il cadavere di una sedicenne, e tre Klpfer, ossia mendicanti bussatori (che, secondo la tradizione, presentandosi nel periodo natalizio alle case con canti e mottetti, potevano elemosinare cibo o denaro) sono gi stati tratti nella locale prigione. Nella piccola comunit, che, durante la prima guerra mondiale, ha subito perdite tra i suoi abitanti, povert e malcontento trovano i propri capri espiatori in bolscevichi e ricchi ebrei, con il beneplacito del viscido sindaco Lindinger. Coadiuvato dal sergente Mayr, Kajetan, che lontano dai suoi superiori non trattiene eccessi d'ira ed esterna audacia e presunzione, dimostrer un intuito vincente, non premiato per dall'epilogo della vicenda. Sperando di leggere presto di una revoca del congedo di Kajetan, di un'indagine senza importanza colpisce soprattutto l'ambientazione. Accanto ad appassionate digressioni storico-naturalistiche sulle Alpi della Baviera, la comunit di Walching  dipinta come in un quadro realista ottocentesco, popolato di personaggi e luoghi che si vanno scoprendo solo apparentemente rassicuranti. Per addentrarsi pi agilmente nella vita bavarese dell'epoca, l'edizione offre una postfazione di carattere storico, un dizionario dei nomi e un glossario. Qualche refuso di troppo. 
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L'ispettore Kajetan a Walching. di Robert Hltner.
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NOTA DELL'AUTORE.
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Questo  un romanzo poliziesco. Il lettore colto di storia e tradizioni perdoner se l'utilizzo della materia storica del nostro paese non avviene sempre con rigore scientifico.  vero, tuttavia, che al tempo in cui ha luogo la storia narrata si verificarono molti misteriosi casi di omicidio, e che la giustizia affront non poche difficolt nel far luce su di essi. 
Il paese di Walching non esiste; gli amanti delle prealpi bavaresi riconosceranno per un collage di diversi comuni di quella regione. Inventati sono altres i personaggi e le somiglianze sono da considerare puramente casuali. Tutto ci non deve impedire al lettore di pensare che i fatti avrebbero potuto svolgersi esattamente cos, o che ancora oggi eventi del genere non siano possibili. La storia  molto meno lontana di quanto vorremmo.
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1.
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- La gente, lasciatela parlare, signor ispettore, - stava dicendo il calzolaio. - Oggi si parla di una cosa, domani di un'altra.
Un sorriso, che come lui sapeva e voleva, non significava nulla, tracci delle strane linee sul suo viso.
- Oggi sono per il re, domani per Eisner e dopodomani di nuovo il contrario. Esattamente come gliela servono. L'uomo  stupido. E questa  la sua fortuna. Non  forse cos?
Questo sembr consolare poco l'uomo seduto di fronte a lui, che si sfregava continuamente il pizzetto.
- E cosa dice, la gente?
Il calzolaio, che aveva preso in mano una scarpa di pelle e la stava osservando da ogni lato alla luce della lampada che pendeva sulla sua testa, trascur la domanda. Oscill la testa in segno di approvazione.
- Fine lavoro di calzoleria, signor ispettore.
Questo l'aveva gi detto una volta.
- La gente? Dio mio... - pos nuovamente la scarpa, prese l'altra e la osserv alla luce, come aveva fatto con la prima. Poi fiss pi attentamente un punto preciso, reclinando leggermente la testa all'indietro e spostando gli occhiali sulla fronte. 
- Ecco qui il difetto, guardate! - stava indicando la punta della scarpa. 
- Niente di grave, - prosegu rassicurante, - ma deve essere trattato con attenzione. Avete molta fretta di riaverle, signor ispettore?
- Come dice? - l'interpellato aveva altro per la testa, in quel momento.
- Potrei farvi il lavoro subito. Sedete l, vicino alla stufa, fuori il tempo oggi  tremendo. Che uno ha un tetto sulla testa e che non gela, quella rimane sempre la cosa pi importante. Non  cos?
Di nuovo il calzolaio sorrise col suo artificioso sorriso da bottegaio. E che nessuno dica che i bottegai non hanno discernimento per ci che accade nel mondo attorno. Hanno solo imparato a non pubblicizzare la propria opinione come degli annunci su un giornale. 
L'ispettore guard fuori. Due donne in abito scuro passarono velocemente vicino alla finestra color legno della bottega del calzolaio, e i loro mantelli ondeggianti nel vento gettarono per alcuni istanti un'ombra sul suo viso. Si alz. 
- E se tornassi fra un'oretta?- intanto chiudeva la prima riga di bottoni del soprabito. 
- Un'ora? Avr finito di sicuro, signor ispettore, - rispose il calzolaio fiducioso, e, apparentemente a voce un po' pi alta di prima, aggiunse: - Una boccatina di aria fresca? Pure voi avete ragione. 
Cane, ipocrita. L'ispettore sorrise cordialmente e apr la porta, cosa che provoc uno scampanellio stridente. Il vento gli arriv in faccia all'improvviso. Chiuse la porta, che di nuovo, ma pi piano, fece rumore, e avvert lo sguardo del calzolaio attraverso i vetri, che specchiavano il grigiore del giorno. L'ispettore si calc il cappello sulla fronte. Poi si avvi gi per la viuzza. Una signora anziana, che veniva in direzione opposta, strinse il foulard di lana davanti alla bocca e alz brevemente lo sguardo con indifferenza. La stradina, nella quale passavano a stento due veicoli affiancati, conduceva gi al fiume che divideva la citt vecchia dagli edifici costruiti durante il periodo industriale. Un vento capriccioso, che portava la grandine con s, danzava nell'aria nebbiosa e aumentava d'intensit, come a voler schiaffeggiare la gente che con sfrontatezza osava venirgli incontro. Calava un istante e immediatamente di nuovo ecco una forte raffica.
- Che dice la gente, calzolaio?
- Ma insomma, ispettore, che volete che ne sappia io? Non lo sapete gi da voi?
Il vecchio aveva ragione. Che mezza Dornstein fosse in subbuglio per questa storia, lui lo sapeva, e poteva anche immaginarsi quello che si diceva. Anzi, non aveva nessuna voglia di sentirlo. Ci che il calzolaio avrebbe dovuto dire era per questo: Quelli che vanno in giro a sparlare di voi, ispettore, sono la minoranza. Io, ad esempio, il calzolaio Lettermann di Dornstein, indirizzo Fischergassel numero diciannove, non la penso come loro, e non sono l'unico, e vi dico francamente che non c' bisogno di agitarsi per quei due, tre strilli di stamattina in piazza. E questo perch la condanna del tribunale di Dornstein contro la cameriera nubile Anna, nata a Tyrlaching, l residente, figlia illegittima della cameriera Waginger Appollonia, maltrattata, oppressa e sfruttata da individui sventati e da qualche nobilastro per tutta la sua vita, e accusata di furto, quella condanna, s, era una condanna giusta. 
Perch era stato provato fuor di dubbio che aveva trovato, nella biancheria da stirare del suo padrone di casa, il rispettabile possidente di Dornstein Thaddus Zunhammer (per i compagni di bevute Tadddl), un biglietto da cento marchi smarrito e l'aveva trattenuto invece di riconsegnarlo al legittimo proprietario come avrebbe dovuto fare. Perch la sua storia malsicura, raccontata tra lacrime e singhiozzi, che lei sarebbe stata da sempre molestata e vessata dai padroni, e per la vita intera sarebbe stata considerata un nonnulla e nessuno, e avrebbe svolto sempre ogni suo compito in modo da soddisfare il suo padrone, senza chiedere n volere nulla di pi che essere invece trattata con rispetto, e che ciononostante il padrone l'avrebbe seguita nella lavanderia e avrebbe detto: Dov' la mia spilla da cravatta, Annina, dove l'hai nascosta, in quel tal posto o in quell'altro?, per poi tastare dappertutto, anche nei posti pi nascosti, dicendo cose oscene, e lei lo avrebbe lasciato fare per paura di perdere il posto e...
Perch questa giustificazione, a ragione, venne considerata dal giudice innanzitutto irrilevante, e in secondo luogo terribilmente infamante, da valutare unicamente come tentativo di preservarsi dalla condanna, e quindi ebbe l'effetto di inasprirle la pena.
Perch il padrone di casa, cos incriminato, doveva soffrire per forza di una grave malattia all'udito per guardar fuori dalla finestra del tribunale come se non capisse una sola parola delle accuse balbettanti rivoltegli dalla sua cameriera. Pure singolare, sebbene pienamente comprensibile, era il fatto che, in vece del marito, fosse stata la rispettabilissima signora Zunhammer (che, se a qualcuno interessasse il dettaglio, poteva contare nella sua cerchia di amici anche la famiglia del signor giudice) a scattare in piedi, con il viso rabbioso stravolto dal dolore, rossa d'ira, replicando che si trattava di inammissibili malignit. 
E perch per la possibilit di punire questo crimine, e il procuratore lo sottoline diverse volte, bisognava ringraziare soprattutto l'ispettore, che aveva svolto - con maestria - un'indagine impeccabile.
- Con maestria... - l'ispettore sbuff e sogghign. 
Il vento dava schiaffi di ghiaccio. 
Ma, esimio investigatore, che ci sar mai nell'andare semplicemente all'istituto di credito agrario di Dornstein e dedurre da informazioni riservate che la brava ragazza aveva portato l il suo tesoro, aveva blaterato qualcosa di una certa eredit e aveva versato i soldi sul suo conto per il corredo?
- Vede, io non sono nulla e poi non ho nulla e poi non sono certo pi fresca e giovane... - aveva detto lei. 
- Alzi la voce! Apra almeno la bocca, - incalzava il giudice. 
- ... e giovane, e forse un brav'uomo mi avrebbe preso, se fossi stata un po' meno povera, e...
- Povera creatura, - avevano sussurrato i presenti per poi indignarsi, alla fine, quando il giudice la condann alla galera per settimane e alla vergogna per tutta la vita. Ma questo amore insolitamente forte dei cittadini di Dornstein per la giustizia era di certo legato a null'altro che alla particolare avversione per la moglie del facoltoso signore, che si immaginava chiss che cosa. Che avevano detto i presenti, proprio gli stessi, qualche tempo prima, quando uno studente di fuori era stato condannato in maniera pi che severa, per la sua poesia dal titolo Giustizia di classe, pubblicata in un qualche giornale sovversivo? - Giusto, - dicevano allora, - dove si arriverebbe, - e - Meglio che non si faccia pi vedere, quel ribellastro da quattro soldi.
L'ispettore era giunto al ponte di pietra. Dall'altra parte, proprio in quell'istante, dei cavalli trainavano sul ponte, con aria indifferente, una carrozza, procedendo nel senso inverso di marcia rispetto all'ispettore. Il ponticello stretto, fatto di rocce di granito, si arcuava leggermente sul fiume scuro, sulle cui sponde si raccoglievano in diversi strati ghiaccio sottile, rami secchi ed erba marroncina, mossa dall'acqua.
L'ispettore, adesso, stava osservando passare prima le teste dei cavalli, e il vapore grigio soffiato dalle narici, poi la testa del conducente, coperta da un cappello nero. Sul punto pi alto del ponte la carrozza era simile a un monumento, dietro al quale si perdevano nella nebbia le case degli operai, costruite fin sulle rive del fiume. - Yah! - grid bruscamente l'uomo; non si preoccup del pedone che stava camminando accanto alla carrozza, e pass oltre con un crepitio sordo. Non si ud alcun rumore quando la carrozza imbocc la stradina stretta che portava in piazza e, come se si trattasse di un'apparizione prodigiosa, spar velocemente avvolta nel silenzio dietro una curva.
L'ispettore sal sul ponte e si ferm al centro. I fragili balconi delle case della citt vecchia si sporgevano sull'abisso. Lontano, a perdita d'occhio, il tratto delle case fluviali veniva interrotto nella vaghezza dell'aria nebbiosa dal ponte della ferrovia netto e orizzontale, sdegnoso di tutti i tracciati del paesaggio pi antico. 
- Che scemenza, - pens l'ispettore, e sussult al notare che aveva parlato ad alta voce. A un tratto ebbe l'impressione che dietro alle finestre delle case sulla riva ci potesse essere gente che, guardandolo, poteva prenderlo per un vile e tentennante suicida. 
Ha fatto il suo dovere, signor ispettore. Ha fatto quello che doveva esser fatto. 
L'ispettore ebbe un brivido di freddo. Raffiche di vento furenti e prolungate si insinuavano sotto il suo cappotto; quindi la verit, un colpo al cuore, gli si era parata davanti: la condanna era, naturalmente, del tutto spropositata, e lui, con un misto di orgoglio e vigliaccheria, aveva contribuito alla distruzione di quella misera esistenza. Gli sguardi indignati, il sibilo delle lingue che malignavano perch chi  pi debole viene sempre punito pi severamente non erano rivolti solo al rigore inadeguato e alla superbia dei giudici e allo stupido, vibrante trionfo della moglie del riccone; no, erano rivolti anche all'ispettore. 
Sulla piazza di fronte al tribunale, che alla fine aveva dovuto attraversare, si trattenevano ancora alcuni gruppetti di spettatori che dibattevano animatamente. Un botolo guaiva arrabbiato, sfrecci intorno alle sue gambe e scatt verso i suoi polpacci, cercando di azzannarli, fin quando qualcuno non lo richiam. - Un bravo cagnetto, - sottolineava una voce orgogliosa, e quando l'ispettore, che durante la danza sul terreno scivoloso aveva perso l'equilibrio, si gir a guardare, trov dei visi pieni di disprezzo.
Il vento aveva nuovamente cambiato direzione, e si era fatto un po' pi debole. Dalla citt nuova giungevano delle voci e il rumore di una sega. Poi una pace opaca si distese nuovamente sulla valle del fiume, rotta di nuovo da un fischio tirato a lungo. Un calpestio metallico sottile e ravvicinato, che inizialmente veniva inghiottito dai palazzi della citt vecchia, per qualche secondo si apr, trasformandosi in un rumore ritmico e dirompente. Ecco che il treno aveva superato il ponte.
Adesso l'aria era immobile. La nebbia fluviale e le nuvole si erano alzate quasi in un solo momento e rimanevano riconoscibili solo in diritte colonne fumose ondeggianti nel vento, l in alto nel cielo. Una porta di una delle case del quartiere operaio si era aperta, ma nessuno usc. L'ispettore si gir. Di nuovo la vergogna desolante lo invase in palpitanti, roventi ondate. Tir su col naso, acceler il passo, si mise a correre. 
- Gi pronte, - lo salut il calzolaio. Le scarpe erano gi nello scaffale dei ritiri, ma dopo una ricerca frettolosa l'ispettore dovette confessare di aver dimenticato, nell'agitazione, il portamonete. - Certo, certo, - disse il calzolaio, - il portamonete. - Che potesse accadere una cosa del genere proprio a lui. Era davvero imbarazzante.
- Pagate quando passate la prossima volta... siete un uomo onesto.
Quando l'ispettore ebbe lasciato la bottega, il calzolaio sfogli un libro consunto preso da un cassetto, bagn una matita con la punta della lingua e scrisse: Ispettore Kajetan, polizia di Dornstein, 23 Marchi.... 
L'ispettore, nel frattempo, aveva gi raggiunto la parte alta della citt. Nella viuzza stretta, in cui volt per evitare di attraversare la piazza del mercato, un cane randagio tremante e malinconico, con il pelo a chiazze, rovinato dalla malattia, gli si attacc e lo accompagn per un tratto. Ma poich l'ispettore non dava segno di accorgersi della sua presenza, si allontan deluso. 
La massiccia facciata dell'edificio dell'ispettorato distrettuale divenne visibile. Con le spalle strette dal freddo, Kajetan si diresse verso il portale. Una ridicola sicurezza lo avvolse, nel momento in cui chiuse il portone dietro di s. Quello che era successo la notte prima in un piccolo villaggio non lontano da Dornstein, lui ancora non lo sapeva. N sapeva di essere gi atteso.

2.

Separata dalle pianure al nord e dalle prealpi a est e a ovest da basse catene montuose ricche di vegetazione, la valle di Walching si trovava ai piedi di un prominente massiccio di pietra calcarea; come fortificazioni di un tempo lontano i suoi pinnacoli vegliavano sulle case del villaggio, dadi gettati l da una mano infantile. La conca della valle era divisa da un fiume che in estate scorreva con placida indifferenza, raccogliendo i ruscelli in discesa, ma che ogni primavera si trasformava in un violento flagello di Dio. Le sue acque mutavano colore, al centro della vallata, dal bianco argenteo al verde marcio; attraversava giocoso e imperturbabile la palude di un lago prosciugato, per poi proseguire la sua via verso il nord.
Tempo addietro un enorme lago, creato dai massicci morenici dell'ultima glaciazione, riempiva questa vallata ai margini delle Alpi. Poche strisce di palude, utilizzate da contadini e fattori come torbiere, uno scuro lago di origine glaciale e la palude al termine della valle segnalavano quelli che furono i punti pi profondi. Fonti e sorgenti gettavano acqua in abbondanza; solo una volta, raccontavano gli anziani, si erano seccate momentaneamente in un'estate torrida.
Il raccolto sui campi bruciava, uomini e bestie rischiavano di morire di sete, finch finalmente, a met agosto di quell'anno sventurato, un forte temporale mise fine alle pene degli uomini e della natura. I rovesci si susseguirono per tre giorni. C'era un'oscurit tale che anche in pieno giorno, nelle stanze, bisognava tenere le candele accese. Ponti vecchi di secoli furono inghiottiti dalle acque; solo la parte pi alta del villaggio, dove stava la chiesa, fu risparmiata dall'alluvione, che aveva sommerso da tempo le fondamenta di tufo e malta di calce dei poderi pi in fondo. L'acqua entrava dalle finestre. Nello scrosciare ininterrotto della pioggia crepitavano fulmini e visi allungati apparivano, bianchi, nell'oscurit; il tuono rutilante sulle case e sui poderi fece tremare la terra. In pochi minuti, nei quali lo scrosciare della pioggia si alz di nuovo, si ud il suono della chiesa del villaggio: due poderi erano stati colpiti dal fulmine ed erano gi immersi in splendenti fiamme. Gli anziani pregavano, i bambini si stringevano alle loro madri; contadini e servi, adesso fratelli, tiravano su barriere contro l'acqua alta, che per, non appena costruite, furono divelte e sommerse, e i paesani trascinarono il bestiame mugghiante, accecato dalla paura e dal calore, fuori dalle stalle in fiamme, per essere abbattuto da un trave ciondolante.
Nella notte del terzo giorno finalmente i flutti si ritirarono. Il mattino vide uomini che si erano stretti gli uni agli altri in un'inconsueta tenerezza e che non avvertivano alcun odio, n ira, verso nessuno o niente, e che guardavano al giorno di pace con gli occhi di un bambino. Indifferente, come se non ci fosse stata alcuna alluvione, il sole si alz sempre pi in alto nel giorno giallo e verde chiaro, gli uccelli cantarono e le api cominciarono a cercare il nettare e il mondo era sereno e pieno di felicit come il viso di quella ragazza annegata, ritrovata alle prime ore del mattino tra le macerie del mulino. Ritenendo la sventura dei giorni passati una sorta di enorme gioco, si era avvicinata troppo alla riva del fiume, e l aveva messo i piedi su un mucchio d'erba sotto il quale per troppo tempo aveva fluito l'acqua, e, senza che si potesse sentirne neanche un urlo, era stata trascinata via.
Ai piedi dello scosceso massiccio calcareo, sul bordo scuro del bosco di montagna, si trovava la fonte pi grande, per met immersa nell'ombra di una roccia liscia, posta quasi verticalmente, e circondata da alberi ricchi di foglie ombrose color verde chiaro. La notte, cos raccontano le vecchie storie, nel brulicante fervore della caccia selvaggia, bevvero a quella fonte i cavalli dei crudeli cacciatori. E davvero, come se gli antenati avessero scavato una miniera nel corso della caccia ai tesori dei monti, e invece di trovare brillanti pietre preziose avessero scoperto un lago notturno, ancora oggi un'apertura conduceva nell'interno delle montagne.
A ore particolari del periodo estivo i raggi di sole, deviati da pesanti frasche, cadevano sul fondo della pozza sorgiva. Dove la conca verde scuro fluiva su rocce pi chiare, ondeggiavano ciuffi d'erba e rami secchi e sottili, danzanti nell'acqua stagnante e vorticosa, qui bianca come il ghiaccio.
La valle di Walching era popolata dai tempi preistorici. Su una piccola altura che una volta doveva essere stata una penisola del lago glaciale, il precedente parroco di Walching aveva trovato cocci lavorati di argilla che furono poi catalogati da istruiti signori di Monaco come appartenenti alla cultura di Hallstatt. Dopo un incendio che devast il paese, fu eretta una chiesa barocca su fondamenta romaniche; sul portale si osservava la grottesca figura di un demone raffigurato gaudioso e peccaminoso, come ce li si immaginava una volta, ma solo quello e uno o due toponimi lasciavano ancora intuire che un tempo il luogo fosse colonizzato dai romani. Su ci che si sarebbe potuto rinvenire in quel terreno argilloso modestamente fertile, si era da tempo costruito edifici e distrutto con l'aratro da molte generazioni. Nelle menti della gente, per, nelle fredde serate invernali in cui si susseguivano i racconti alla luce delle fiaccole di legno di pino, le immagini spettrali erano ancora vivide, come se non fossero passati gi quasi duemila anni dal tempo in cui si adoravano la selvaggia madama Berscht e alcuni demoni dei prati e dei boschi.
Nel diciassettesimo secolo erano stati scoperti diversi giacimenti di piombo e smithsonite, molte centinaia di metri sul fondo valle, l dove i ripidi pendii del bosco si fondevano nel paesaggio roccioso dell'altura e dove gi in tempi antichi un principe vescovo aveva fatto scavare per cercare argento. Walching aveva avuto un periodo di particolare ricchezza, perch la richiesta di minerali per la guerra e l'industria meccanica crebbe enormemente. I minatori dai distretti di Innsbruck e dalle Venezie si trasferirono, osservati con diffidenza dai contadini e dalle autorit. Quelli di Walching avevano imparato a combattere per i propri diritti, erano capaci di qualche magia, si erano presentati bene agli spiriti della montagna e non credevano a niente. Al suono della roccia abbattuta poterono constatare quando la sua produttivit sarebbe finita. Nelle montagne venivano scavate gallerie sempre nuove e produttive solo per poco tempo, finch la miniera non fu chiusa, verso la fine del diciannovesimo secolo. 
Alla fine un agiato milanese che, stravolto da una follia crescente, aveva sprecato tutto il suo patrimonio e si era indebitato con imperdonabile leggerezza presso i contadini della valle, fornitori di legno per le miniere, si diede alla fuga. Le case dei minatori, le fonderie e le botteghe dei fabbri sparirono in fretta. Gli edifici giudiziari costruiti con spessi mattoni di pietra calcarea nel centro del paese rimasero, come dei pacchi lasciati da giganti scacciati. La casa del giudice del tempo divenne un cronicario, pi tardi una gendarmeria, e gli edifici sotterranei con i soffitti a volta, costruiti sconsideratamente molto vicino alla fonte freatica, rimasero ci che erano sempre stati: la prigione.
Nella valle vivevano circa settecento persone. Fin quasi alla piazza del paese giungevano i poderi, e mentre questi volgevano alla piazza dal lato posteriore, con stalle e letamai, le porte delle locande, dell'emporio, della scuola, della gendarmeria e dei negozi si aprivano sul centro del paese. La torre della chiesa parrocchiale dominava sui tetti delle case del villaggio, e la quieta isola del cimitero circondava la casa del Signore. Dietro si poteva trovare il piccolo ospedale. Nessuno avrebbe mai considerato questa prossimit altro che pratica. La malattia era ritenuta, nella maggior parte dei casi, solo uno stadio precedente alla morte, e chi, magari con le ossa rotte da un albero caduto, o quasi ucciso dalle granate davanti a Verdun, era condannato a portare a termine la sua esistenza da storpio, veniva tenuto nei poderi e provvisto del necessario. 
Dal nord la strada che veniva da Dornstein, capoluogo del distretto, giungeva fino in piazza. A est, passando per la fonte del villaggio e vicino a una fila di alti platani, un'altra strada di ghiaia lasciava il luogo e si dirigeva, tra i campi rigogliosi nella tarda estate e le spighe tra i papaveri in fiore, su per una collina fino al villaggio vicino; prima si diramava da essa una strada pi stretta, ancora nella valle e presso una croce eretta in tempo di pestilenza. Questa via non era pi ampia di quanto fosse necessario per far passare un solo veicolo; portava, attraverso ruscelletti pieni di fiori acquatici, nella Oberland, dapprima salendo in stretti tornanti attraverso uno scosceso bosco, che ricopriva il costone del lago glaciale. 
In questo plateau, che terminava nel ripido bosco pensile a sud del massiccio, e che a nord era delimitato dal corso del ruscello, si erano insediate circa una ventina di fattorie, dissodando grandi appezzamenti di terreno. Davanti al podere pi in alto e a una segheria non pi utilizzata se non come stalla per il bestiame o deposito per la legna, saliva la via per la vecchia miniera. Poco prima del materiale di scarico gettato nell'abisso si diramava un altro sentiero, superava le capanne dei boscaioli dai tetti di corteccia, e saliva, rimanendo prima nell'ombra del bosco, poi si apriva, giungendo su rocce bianchissime, permettendo allo sguardo di abbracciare la valle tra pini, rododendri rossi e verdi e alcuni abeti piegati dalle tempeste; infine arrivava su rigidi prati per scomparire tra i pascoli estivi.
Dalle vette, a cui pi nessuna via conduceva, i pastori e i cacciatori potevano vedere l'infinit delle catene montuose a sud immerse nel mare di nuvole, si potevano scorgere le torri rosseggianti delle Dolomiti, si poteva sognare la calata delle montagne nel territorio lombardo, fino ai porti di Trieste e Venezia. Di tanto in tanto il vento sulle creste portava suoni dalle valli, e l, dove la mano poteva toccare il cielo e dove solo dopo pochi passi si aprivano le fenditure nella roccia, dalle quali spirava l'aria fredda delle nevi perenni, sembra di esser giunti alla fine del mondo.
Eppure nessuna radura, nessuna conca, nessuna fonte e nessun muro in rovina erano dimenticati. La valle appariva tanto deserta agli stranieri, quanto si era rivelata rifugio e nascondiglio per gli uomini della valle in tempi in cui infuriavano guerre e persecuzioni, in cui truppe di fuoriusciti dell'esercito austro-ungarico saccheggiavano e davano alle fiamme le fattorie o quando benpensanti setacciavano il villaggio a caccia di streghe e maghi. 
Tutto questo era passato da tempo. Quegli avvenimenti avevano assunto i colori sbiaditi delle immagini nei racconti, e chi aveva avuto in dono dalla natura una bella voce veniva tenuto in grande considerazione, perch gli abitanti del villaggio amavano canti e racconti. Ma l'armonia e le rime finirono di fronte a Verdun, anche se l'allegra partenza delle reclute, dopo il raccolto, aveva provocato nella gente una curiosa ebbrezza. Su questi campi lontani nessuno camminava pi eretto, gli schrapnel cantavano, attraversarono le carni, i muscoli, le gambe, perforarono occhi e cervelli, schiacciarono anime e portarono, sotto il luccicante sole lorenese, vermi e mosche nelle bocche morte, aperte di sorpresa, ai cui bordi il sangue era gi seccato a formare una crosta nera.
Anche in quelle settimane in cui gli operai di Monaco, i soldati e i contadini della pianura scacciarono il re, regnarono l'irrequietezza e la confusione. Ovviamente la gente di Walching non aveva celebrato l'evento con grande baccano, nessun latifondista venne appeso ai lampioni (perch non c'era illuminazione stradale, o perch l'uno o l'altro erano nipoti o padrini di cresima della met di quelli che tenevano discorsi nella locanda?), non furono infranti i vetri delle finestre n fu dato alle fiamme alcun edificio (perch i garzoni delle officine e delle fattorie sapevano che avrebbero dovuto ricostruirli loro?). Anche il parroco di Walching fu protetto dalla rettitudine della sua governante, rispettata ovunque, che minacciava di strangolare con le proprie mani tutti quei contadini e bolscevichi senza Dio che avessero osato far del male al nostro reverendo signor parroco.
Ma perch, quando tutto questo fu passato, non fu pi possibile avere la pace? Nessun brindisi pacificatore, che sempre rimaneva anche dopo gli scontri pi selvaggi, avvicinava pi i galletti avversari. Era successo poi molto altro fuorch il fatto che alcuni paesani avevano sostenuto una rivoluzione bolscevica che altri ritenevano una sciocchezza ingigantita? Soprattutto il parroco sembrava offeso a morte. Sconvolto, aveva assistito impotente agli scoppi di ateismo filosofico nella sua comunit, che lui credeva di tenere cos bene in pugno nelle sue prediche domenicali sempre ben preparate, e che adesso gli facevano vivere l'incubo del ritorno della libert di pensiero professata da Montgelas. 
Tra la gente era precipitato un cuneo cattivo e inutile. Da quelli che maneggiavano il martello del fabbro si temeva che lo usassero da un momento all'altro come arma contundente, e su altri, che affilavano i coltelli alla cote, aleggiavano oscure impressioni giacobine. Il suono del mattino ad alcuni annunciava la pace, ad altri la guerra. Rumori, risate, parole - qualcuno ci sentiva fortune e speranze, altri menzogne e minacce. Era l'esperienza della guerra che improvvisamente aveva fatto nascere l'idea che ci fosse qualcosa di pi importante della vita? La gloria di una nazione, magari? Se la vita nata in tremolante tenerezza non sembrava essere niente di pi che cibo per pallottole e granate del quale disporre a piacere, a seconda delle necessit e dell'umore, non era allora priva di valore? Non doveva quindi esserci un'istanza pi alta, che dunque le dava un senso, quando la vita poteva essere distrutta cos facilmente, con tanta crudelt? Il Dio delle chiese taceva e gli altri, pi antichi, erano diventati materiale per fiabe infantili. Si disgregava, marcio, ci che era valso per secoli, un intreccio pericoloso e antichissimo di estraneit e follia sembrava diffondersi nuovamente, e il tempo, proiettato fuori dal suo vortice lento, and avanti da allora freddo e senza scopo. 

3.

Gi nel tardo autunno era caduta la neve sulle cime e sui pascoli alpini. Da tempo i sentieri che portavano sulle alture non erano pi praticabili e sui sentieri coperti di neve si correva il pericolo di mettere i piedi su una lastra di neve ghiacciata, di perdere l'equilibrio e di cadere nei burroni. Solo seguendo le tracce della selvaggina di montagna si arrivava senza timori n ansie ai ripidi pendii sulle altezze mozzafiato.
Gi da tempo gli abitanti del villaggio avevano sentito odore di neve, finch anche qui, nei primi giorni di dicembre del 1922, le superfici delle fattorie, brunite dall'autunno, si coprirono di neve sottile, luccicante nel sole. Si potevano ancora riconoscere i solchi dell'aratro, cornacchie tardive battevano il terreno in cerca di semi, e ancora si poteva liberare l'acciottolato davanti ai negozi del paese, coperto di un sottile strato che dal bianco passava al marrone. Nella regione dell'Oberland, per, le strade dovettero essere liberate da subito con grandi aratri di legno, e, al mattino, i bambini che vivevano l andavano a scuola con gli sci.
Il lavoro sui campi era definitivamente cessato. I giorni si erano fatti pi tranquilli e la raccolta intimit del tempo d'avvento si pos sui visi e sui movimenti. Con ancora pi fatica di prima gli anziani camminavano a tastoni nel villaggio, e ancora pi amare si fecero le sere anticipate per coloro che la guerra, finita pochi anni prima, o altri eventi del destino avevano reso infelici e solitari. I magazzini dei contadini pi abbienti erano ben colmi di cibarie, e la legna da bruciare gi tagliata e ammucchiata alle pareti delle abitazioni. Le cucitrici avevano un bel daffare, si trascinavano di fattoria in fattoria, rammendavano, aggiustavano e diffondevano le novit con intento malizioso. L'infernale baccano dei pendagli Charivari di Krampus e Berscht era dimenticato, come se l'inverno che inesorabilmente entrava avesse costretto tutte le follie alla pace e alla quiete.
In questa seconda domenica d'avvento il crepuscolo era giunto presto. Una spessa coltre di nuvole, che nella Oberland scendeva fino a terra, aveva ricoperto la valle; si era messo freddo e un vento dapprima sottile, poi di nuovo pi forte, spingeva i morbidi fiocchi e gragnole sulle pianure, si perdeva con un esile canto tra le montagne e si rialzava dopo alcuni istanti di immobilit. 
L, dove la ripida stradina che conduceva nel bosco che separava la Oberland dal villaggio si sarebbe aperta dopo poco affacciandosi sui primi terreni dissodati, camminavano tre uomini. Gli spessi rami luccicanti d'acqua offrivano ancora riparo. Il freddo, per, si insinuava sotto i mantelli di lana, i cui bordi consumati e ghiacciati strisciavano per terra, si insinuava attraverso i pantaloni e le camicie di stoffa fin sulla pelle. Gli uomini avevano avvolto le loro scarpe scadenti in panni di lana; da un bel po' questi erano ghiacciati, il che li rendeva fardelli rigidi e pesanti, che rendevano pi difficile camminare. I tre procedevano lenti. Tacevano e solo di tanto in tanto dalle loro labbra usciva un respiro affannato, un colpo di tosse o un'imprecazione.
La via si faceva di nuovo piana. Avevano davanti la superficie del terreno arato, notevolmente pi chiara. Il vento soffiava di nuovo con violenza, strappava i mantelli, scuoteva i bordi dei cappelli, spingendoli sugli occhi e poi di nuovo via. Gli uomini rimanevano fermi, sorpresi, e contraevano i volti in un ghigno protettivo, che lasciava intravedere la fila superiore di denti bruni, come se questo servisse a scacciare chiss che mostro. Poi proseguirono. Il vento nevoso, che cambiava continuamente, prima dolce e quasi tenero, poi di nuovo energico, con cattiveria, port improvvisamente lo sguardo a un podere sul bordo pi alto del bosco, che sembrava proteggere l'entrata al terreno boschivo come una caserma di confine. Per brevissimo tempo si era intravisto un raggio di luce tiepida da una finestra, prima che la parete di nuvole si richiudesse. Gli uomini camminavano pi svelti, inciampavano, si aggrapparono una o due volte l'uno al mantello dell'altro in cerca di stabilit, pieni della speranza di giungere al calore di una casa, di trovare parole cortesi e gli ottimi krapfen fritti nel grasso dalla padrona. Un cane si aggirava rabbioso. I tre uomini, che ormai avevano raggiunto lo spiazzo davanti al podere, non se ne preoccuparono. Anche al fatto che non si udiva alcun rumore non fecero molto caso. Si misero l'uno accanto all'altro: un uomo smilzo (per quanto si potesse intuire sotto il mantello), gli occhi zingareschi e incavati, con capelli scuri che cadevano a ciuffi sulla fronte da sotto il cappello, poi una figura un po' pi robusta, dal viso tondeggiante e le guance, sopra la barba, scurite dalla fuliggine, e un giovane dal viso largo, le guance scavate e uno sguardo triste, che reggeva con malagrazia innanzi al petto una stella, un tempo dorata, adesso tutta spiegazzata.
- He holla, i bussatori sono qua!
L'aveva urlato il primo. Gi da subito avrebbe dovuto aprirsi la pesante porta d'entrata, il contadino e la contadina e dietro una schiera di bambini curiosi sarebbero dovuti venire avanti incuriositi, ma non accadde nulla. Gli uomini si guardarono. Poi cominciarono.
- Ci aggiriamo di notte
cos a tarde ore
perch questa  la notte del bussatore...
Gi l'inizio and storto; uno degli uomini pareva solo muovere le labbra e quello che usciva dalle gole degli altri due poteva solo con grande sforzo di volont essere definito un canto. La tonalit sembrava cambiare da sillaba a sillaba, e le voci degli uomini risuonavano aspre, come corrotte da fumo e acquavite, prive di qualsiasi armonia.
- ... ci aggiriamo di notte
su prati e trifogli
e proteggiamo dei contadini
il raccolto e il bestiame
le mucche e i cavalli
le pecore e...
Tacquero.
- ... e i porci! - sussurr il giovane.
L'altro scosse la testa. Non si era mosso nulla, e niente si poteva sentire se non l'abbaiare del cane, ormai gi afono, e il rabbioso tintinnare della sua catena. Poi tacque anche lui, respir affannosamente e rimase immobile a osservare i nuovi arrivati, in attesa.
Il tipo zingaresco fece un piccolo movimento con la testa, rivolto agli altri, e si mosse verso la porta della casa. Subito il cane ricominci e, ora che tutti e tre si mossero verso la casa e aprirono la porta, l'abbaiare divenne un furibondo latrato.
- C' nessuno in casa? - url quello davanti nel corridoio buio, il cui termine si perdeva nell'oscurit. Il cane si sentiva ormai solo in lontananza. 
- C' nessuno in casa?! - ripet l'uomo, ma non aspett alcuna risposta e apr una porta. 
Entrarono titubanti nella stanza. La fiamma del ciocco di pino, la cui luce avevano visto da lontano, era gi scesa quasi fino al supporto infisso nella parete. La camera era ancora calda, ma nella stufa, apparentemente, non c'era pi alcun fuoco. C'era silenzio. Gli uomini si guardarono intorno con circospezione. Forse nella nicchia dietro alla grande stufa si trovava un antenato, trattenuto da bizzarre storie del passato, cadute nel dimenticatoio, silente, ciecamente assorto in volti remoti?
La porta della cucina era aperta. Sul focolare sfrigolavano braci consumate.
- L! - uno aveva trovato la porta del magazzino, l'aveva aperta e indicava una credenza: c'erano, ben allineate, pentole, brocche, frutta appesa a seccare e una scodella piena di krapfen, di certo preparati dalla contadina. Una piccola finestrella illuminava il basso locale, in cui gli uomini, adesso, afferravano pentole e brocche, e si impiastricciavano il volto riempiendosi la bocca di krapfen, ricotta e formaggio. Poi scoprirono anche una brocca di vino rosso, che i contadini tenevano come medicina contro la diffusa anemia di tanti bambini. Il tipo zingaresco ghign, prese la brocca e ne bevve a grandi sorsate. Poi si gel. Un rumore!
Anche gli altri si fermarono e si misero in ascolto. Il cane abbaiava, ormai, solo di rado.
- Shhhhh!
Muovendo cautamente il chiavistello con le dita, il tipo zingaresco apr la porta ed entr nell'aia, piegato come un animale in caccia.
Chiuse la porta dietro di s. Era buio; dalla fessura della porta aperta un fioco fascio di luce arrivava a malapena a met del corridoio. Arrabbiato per il rumore del proprio sangue che pulsava, lo zingaro guard teso alle sue spalle, riconobbe i contorni di una scala a pioli e dietro di essa la porta che conduceva alla stalla e alla rimessa. Era aperta di un palmo e sbatt facendo scricchiolare la serratura, quando una violenta raffica di vento colp il podere.

4.

Quando il questore Pointner dava ordini nelle parate pubbliche, o quando ai funerali dei benemeriti cittadini di Dornstein descriveva con parole onorifiche gli atti dei deceduti, faceva l'effetto di una persona di grande statura, nonostante fosse piccolino e di aspetto tondeggiante. Adesso non si riconosceva molto della sua autorevolezza. Il suo viso aveva perso l'usuale colorito roseo, delle minuscole goccioline di sudore gli imperlavano la fronte. I suoi Virginia erano finiti. Questo lo contrariava. Ma quello che lo infastidiva ancora di pi erano le agitazioni. 
- Mi scusi, signor questore, io...
L'ispettore Kajetan si era avvicinato velocemente al tavolo del superiore e fece un movimento imbarazzato con la mano, con cui intendeva chiarire che lui, quando era stato finalmente raggiunto dall'iracondo richiamo del consigliere, si trovava in archivio. Cio in quella stanza scura che odorava di muffa, in cui era costretto a trascorrere la maggior parte del tempo, se non veniva chiamato a indagini solitamente di scarsa rilevanza. E anche questo, comunque, avveniva molto di rado. Non si poteva dire che lo si tenesse particolarmente in considerazione, trasferito per infrazioni poco chiare da Monaco alla stazione di polizia di Dornstein, sebbene le parole lodevoli del giudice regionale fossero note un po' ovunque.
- Non vedo perch dovrebbe riposare sugli allori, Kajetan. 
Il questore aspir dal suo Virginia appena acceso.
- A Walching, - soffi fuori il fumo e riprese, - a Walching  stato ritrovato un cadavere.
- Omicidio?
- Omicidio, - conferm Pointner spazientito, - pensa che interesserebbe alla polizia criminale, se fosse affogata in una fossa?
Kajetan si gir verso la finestra. 
- E per farla breve: lei va l e indaga. Non penso che sia un compito troppo difficile per lei, anche se la gente di Monaco non si capisce bene con i montanari. I colpevoli sono gi stati arrestati. Si tratta dunque solo di alcune formalit. Io per mi aspetto...
Aspir di nuovo e soffi il fumo nella stanza. 
- S, signor consigliere?
- ... che vengano portate a termine con la massima affidabilit. 
Prima che Kajetan potesse rispondere Agli ordini, signor consigliere, Pointner prosegu velocemente. - Partir oggi stesso. 
Pointner sembr cogliere la sorpresa dell'ispettore. 
- Oggi stesso, - disse a conferma, - stiamo per entrare nelle feste e non voglio agitazione nel distretto. Lei sa che certe cose mi fanno venire i nervi.
E di nuovo una nuvoletta di fumo sal al soffitto.
- Ha una vaga idea di dove sia?
Kajetan annu in fretta. Non lo sapeva. Naturalmente il nome del posto era gi apparso agli atti: Incidente mortale per un conducente sulla strada da Fraunreuth a Walching. Il delinquente  nato a Vill, comune di Walching, l residente, distretto di Dornstein. L'accusa di vandalismo demoniaco durante il periodo delle scorribande notturne dei Berscht, davanti alla tenuta di Trauner, Weiler Hllbach, comune di Walching, distretto di Dornstein...
- Una parrocchia, a sud di Dornstein, non lontano dal confine. Prepari la sua roba. Dormir all'albergo della posta. Anche se, - e Pointner soffoc un colpo di tosse che sembr gonfiare per qualche secondo il suo fisico robusto, - e anche se sembra che 'sta roba sia gi chiara, voglio che lei indaghi comunque sui testimoni e su tutto quello che potrebbe essermi utile a stendere il rapporto. Altre domande?
- Sissignore, signor... no, signor consigliere.
La mano con il Virginia si mosse verso la porta. Kajetan si apprest ad andarsene. 
- Ah, gi, ancora una cosa: il suo rapporto, lo voglio al pi presto, dovesse scriverlo nel bus postale. E inoltre mi informi immediatamente, se nota qualcosa di strano.
- Pensavo...
- Ma guarda un po'.
Kajetan tacque, offeso.
- Strana concezione, vero Kajetan? Niente  sicuro, tranne che la morte, no?
- Sissignore.
- In libert.
Kajetan usc in fretta dalla stanza del consigliere, attravers l'anticamera e stava per entrare nel corridoio, quando si apr la porta e la dattilografa del consigliere gli apparve sorridente dinanzi. 
- Devi andare a Walching, vero?- disse piano, torn indietro e gli fece cenno di seguirla. Nell'ampio corridoio non si vedeva nessuno. 
- Com' che anche stavolta sai tutto? - disse con finta meraviglia.
Alz le spalle con superbia. 
- Non mi sfugge niente, Paule.
- Scherzi a parte, Agnes, - e torn serio, - perch ci manda proprio me? Wimmer e Aschenbrenner conoscono meglio l'ambiente.
- Wimmer  in malattia da oggi.
- E Aschenbrenner?
-  in tribunale.
- Ah ecco.
- Gi.
- Aha.
- Dovresti essere contento di uscire all'aria fresca, - disse lei in tono consolatorio, e gli mise la mano sul braccio, - ma sta' attento.
- A cosa?
- Quelli di Walching sono teste dure. Un blocco di granito, al confronto,  morbido come l'ovatta.
- Per caso sei di l?
Gli diede uno schiaffetto tenero. 
- No... ma ti ricordi la rivolta che hanno tirato su quando si voleva far passare la ferrovia nella loro valle?
- Erano quelli di Walching?
- Erano quelli di Walching, - conferm lei. - E per questo devi andare con la vettura della posta. Parte alle quattro.
- Allora non se ne fa niente per stasera, Agnes. Ci tenevo molto.
- Non  che scompari dal mondo. Comportati bene, non combinarmi guai e non civettare con altre donne, capito?
Inspir con finta indignazione, ma lei aveva gi aperto la porta e ripeteva a voce pi alta, - Alle quattro, signor ispettore. Ci metter poco pi di un'ora. Tanti auguri! Arrivederci, signor ispettore.
Gli ammicc ancora per un attimo, entr nell'anticamera e chiuse la porta. 
Kajetan percorse il corridoio scuro, sal il primo gradino della scala, inciamp, si aggrapp allo stipite della porta e sorrise beato. 

5.

Il conducente, un uomo magro sul cui viso scavato campeggiavano le punte dei baffi, si era girato a met e aveva controllato i passeggeri, come se cercasse un qualche prigioniero che aveva deciso di scappare proprio con il suo bus postale. Il motore era gi acceso.
Quasi tutte le panche erano occupate. Due signore in l negli anni conversavano a bassa voce da una parte all'altra dello stretto corridoio, si tirarono indietro le gonne alla salita di una giovane contadina e si portarono le mani al mento, come per sciogliere il nodo del fazzoletto che portavano in testa. La giovane contadina portava un cesto evidentemente molto pesante, e con l'altra mano teneva un bimbo di quattro anni, che a sua volta teneva per mano un altro bambino, ben imbacuccato in pantaloni e giacca di lana. Li seguivano due ragazze pi grandi, le cui lunghe trecce fuoriuscivano dai fazzoletti sul capo. Lei evit le occhiate insistenti degli uomini, manovr la sua ciurma verso uno degli ultimi sedili e sembr sussurrare qualcosa a una delle ragazze pi grandi. Subito dietro il conducente aveva preso posto una signora di mezza et in abiti cittadini. Al suo fianco sedeva un giovane cicciottello dallo sguardo timido.
Il conducente si alz, fiss per un'ultima volta i suoi passeggeri, nel risedersi mise la marcia e part. Mentre le strade della citt erano ancora libere dalla neve, ora, scomparsa ormai anche la periferia cittadina dietro lievi colline, bassi accumuli di neve fiancheggiavano l'ampia strada ghiaiosa che, in grossi tornanti, procedeva verso sud. Il sole, che nelle ore pomeridiane aveva rotto la cortina di nuvole, lanciava ormai lunghe ombre, quando il veicolo raggiunse il bordo di un bosco. Da entrambi i lati i rami spogli si piegavano sulla strada fattasi pi stretta, che adesso si apriva di nuovo su una vasta pianura. Kajetan guard fuori dal finestrino. Lo distrasse il modo in cui, sul territorio che si faceva sempre pi collinoso e imbiancato, si scorgevano alcuni poderi isolati, qualche albero ai lati della strada e di tanto in tanto un carro che procedeva lentamente. Gli sembrava di trovarsi su una giostra incredibilmente grande.
Un vecchio camminava sulla strada, a destra, e sal su un'altura, prima che il postale lo superasse e lo avvolgesse brevemente in una nuvola di gas di scarico che odorava di citt e di luoghi lontani. 
- Scusi, signore!
La giovane contadina si era alzata, davanti a lui, e adesso ondeggiava procedendo in avanti. Il conducente non distolse lo sguardo dalla strada; quando lei gli sussurr qualcosa, schiacci il freno e imprec. Appena la vettura si ferm, la signora, rossa in viso, prese un bambino che stava piangendo e lo port sul ciglio della strada, per farlo vomitare. 
- Sempre cos, - brontol ancora il conducente quando finalmente pot rimettere in moto.
Molti passeggeri erano scesi in minuscole localit che il conducente non aveva annunciato a voce altissima.
- Ohi! - era il richiamo al quale i vetturini fermavano i cavalli. L'aveva urlato un contadino anziano che, preso da una vivace conversazione, stava per dimenticarsi di scendere. Tutti risero liberamente, e anche l'immusonito conducente sorrise sotto i baffi. Sulla parte alta del paesaggio si avvicinavano le montagne, le cui cime catturavano ancora il riflesso rosso del sole che tramontava. Sullo stretto fondovalle il crepuscolo era gi giunto da tempo, e forse era questo il motivo per cui il veicolo sband all'improvviso in una curva in discesa. I passeggeri trattennero il fiato. Il conducente sud per estrarre il veicolo da un'alta cunetta. Cominci a procedere pi piano, e raggiunse infine un'altura che apriva a un'ampia e rotonda valle. Il cielo, a ovest, illuminava di luce rosata lontane striature di nuvole. Si riconoscevano i contorni delle abitazioni del villaggio.
- Walching, ultima fermata! - strill il conducente, e diresse il veicolo alla piazza.
A: Mrs Hakansen Philomena, Manheim Pennsylvania, Stati Uniti d'America.
Da: Mayr Adam, fermo posta Walching, distretto di Dornstein Obb, Germania.
Cara sorella e caro cognato!
Vi ringrazio per la vostra cara lettera. Come stai, cara Mena, e come sta il piccolo Tomerl. Deve essere ormai grande e di certo avrete da lui molte gioie. Pensi ancora al tuo paese? Ma l'America  di certo pi bella e tu hai anche trovato un brav'uomo. Io non mi sono ancora ammogliato. D'altra parte non sono pi una merce particolarmente pregiata con i miei quarantacinque anni. Il mio stipendio da sergente non  ancora cos alto da indurre qualcuna a metterci su le mani. Pensi ancora al tuo paese? A quando abbiamo costruito le capanne di muschio e tu avevi tanta paura dei serpenti, e il signor parroco ci ha beccati nudi alle cascatelle. Quest'anno l'autunno  stato un miracolo di bellezza, tutti gli alberi rossi e un sole primaverile. Qualche giorno fa ha nevicato e tutto  immoto e silenzioso. Il giorno di san Nicola ho dovuto far la guardia, per i Berscht. Ogni anno si fanno pi maleducati. Per questo  venuta da me la fornaia a sporgere denuncia, tu la conosci la fornaia Agerl, suo marito  morto e lei si  risposata con Egid di Wagau.  un vero cretino, e avr poco da ridere con la Agerl, si dice in giro, ma io non ti ho detto nulla.
Ma non si pu immaginare niente di pi grave di ci che  successo la seconda notte d'avvento. La povera piccola Sanne Erber, della Kat, la povera piccola bimba adottata da Erber  stata uccisa. Anche la Kat era morta senza mai dire chi fosse il padre del piccolo, povera Kat. Ieri notte Erber di Oberland, tu conosci Simon, il padre e la madre sono gi morti,  arrivato dal signor sindaco, in questura, ed era completamente sconvolto e urlava, dovete fargliela pagare, che  morta Sanne. Siamo usciti subito in mezzo alla notte ed era chiaro come di giorno, per via di tutte quelle lanterne, e la moglie era immobile come un sasso. Hutter di Oberland, lo conosci, ha trovato delle impronte verso Ltzermahd e l hanno trovato i colpevoli, e mentre arrivavo gridavano che li volevano uccidere seduta stante. Quello che non fa la gente cos, gli basta una ragione e ammazzano le persone come le bestie, e dicono che non  un crimine. Pi corrono in chiesa, pi penso, anche tu sei uno a cui basta dare la sciabola e taglieresti la testa al tuo vicino. La mattina presto ho telefonato a Dornstein e il signor questore Pointner mi ha detto di stare all'erta e di vegliare che non ci fossero disordini nel villaggio, e che avrebbe inviato un ispettore. Il telefono il signor sindaco l'ha messo nuovo, e anche la linea elettrica, e si immagina chiss che, ma molti dicono che non c' bisogno di tutta questa luce, e la legatrice Frieda ha gi avuto problemi urtando un filo elettrico, ci  quasi rimasta uccisa...

6.

Con un grido di rabbia Luk aveva spalancato la porta della locanda e zittito la folla sulla piazza del paese. Adesso la sua figura alta e sottile si stagliava davanti alla luce fioca. Alz una forma di pane a mo' di manifestazione al cielo. Poi cominci a camminare.
- Quel pazzo di Luk!
Le persone che si erano raccolte davanti alla gendarmeria si ritirarono. Luk si diresse con spaventosa solennit verso due giovani che avevano intuito le sue intenzioni e volevano bloccargli la strada. Li perfor con uno sguardo talmente feroce che si fecero da parte chinando la testa.
- Che vuoi, Luk?! - url il sergente Mayr, che poco prima aveva cercato di impedire alla folla scatenata di entrare nella prigione. Il folle non rispose, alz ancora di pi la forma di pane e lentamente si avvicin. Il sergente voleva fare un passo verso di lui, ma scivol sul gradino pi alto della piccola scala d'entrata e si aggrapp alla maniglia della porta. Come intontito apr la porta della prigione, lasci entrare l'uomo e si mise di nuovo, con espressione confusa, davanti alla porta. Cercava qualcosa da dire, alz le mani, ma nessuno disse una parola. Poi Luk spunt di nuovo alle sue spalle, i mostri non l'avevano dilaniato, e torn indietro. Sul suo volto si stava aprendo un sorriso. 
Davanti alla porta della locanda si gir.
- Sparate! - url, e alz le mani. - Sparate!
Rise e spar nella locanda. Come se si fosse aperta una diga ricominci il tumulto. 
- Facci entrare, Adam, gli facciamo un processo veloce.
Il sergente alz le mani impotente. Poi vide il postale.
- Assassini! Bestie! Impiccateli subito! - ricominciarono, ma Mayr non li stava pi a sentire. Controll se la sua sciabola era a posto, alz la testa e corse alla fermata.
Doveva essere l'ispettore.
- Lei  di certo della polizia distrettuale, ispettore...?
-  cos.
- Sergente Mayr Adam, signor ispettore. - Il poliziotto del villaggio si era inchinato leggermente. 
- Kajetan, ispettore criminale. Onorato... mi dica, qui da voi funziona come alla fiera del bestiame?
Il sergente si gir. - Andate a casa, per l'amor del Cielo! C' il signor ispettore! Che figura ci faccio! - grid indignato.
Sembr funzionare.
- Prego, signor ispettore, - si gir di nuovo, - andiamo subito dal sindaco, ci sta gi aspettando, - e indic un edificio di fronte alla gendarmeria, - di l, prego, signor ispettore.
Che si trattasse di un ufficio comunale, lo si capiva solo da un cartello scritto a mano e sbiadito, inchiodato sulla porta. Vicino all'entrata era appesa una bacheca per gli annunci: una chiamata alle urne ingiallita, un annuncio sulla nuova regolamentazione per la consegna di armi, secondo il tale decreto legge eccetera. 
Il sindaco Thomas Lindinger era anche il pi grande agricoltore della zona. Era intorno ai cinquantacinque, di statura imponente e si muoveva con la dignit di un coltivatore vecchio stampo. Quello che era accaduto al villaggio negli ultimi giorni, per, lo rendeva inquieto. Si alz da una sedia e si diresse velocemente verso i due nuovi arrivati, ignorando per evidentemente il sergente.
- Onorato, signor ispettore. Il mio nome  Lindinger, sono il sindaco di qui.
Kajetan strinse la mano robusta e si present.
- Si metta comodo, signor ispettore.
Il sindaco indic una sedia e si sedette. 
- Adam...
Il sergente guard il sindaco con irritazione.
- ... il cappotto!
Solo allora Mayr cap e aiut Kajetan a togliersi il cappotto, sebbene questi protestasse.
- Adesso mi dica lei, signor ispettore, - cominci il sindaco, - pu esistere una cosa cos? Una storia cos terribile proprio ora che ci si avvicina alle feste.
Mayr annuiva.
- Ma, - continu Lindinger, - non avr molto da fare. Quei mostri che hanno ucciso la piccolina, li abbiamo gi arrestati.
- Mi  gi stato riferito. I miei complimenti. Se fosse sempre cos facile!
Il sindaco apprezz il complimento, per poi tornare subito serio.
- Non  stato niente di che. Dalla fattoria degli Erber, dove si trovava Sanne...
- Sanne,  la ragazza che...
- La Sanne di Erber,  cos. Quella che  stata uccisa. Dunque, da Erber partivano delle impronte. Le abbiamo semplicemente seguite, io, il sergente, Erber... chi c'era poi, Adam?
- Hutter, Back, Steinberger e...
- ... ci verranno in mente, gli altri. Le tracce portavano direttamente alla stalla del fieno di Ltzer... 
Kajetan si pieg in avanti con aria interrogativa. 
- La stalla di Ltzer  la stalla dove si ammucchia il fieno di Ltzer, - spieg il sindaco, e aggiunse pi lentamente, - che  il prato dei contadini di Ltzer nella Oberland.
- Capito, - annu Kajetan lievemente spazientito, - vada avanti. Quindi avete trovato i colpevoli nel fienile. Quanti erano?
- Tre, - aveva risposto il sindaco, anche se Kajetan si era rivolto al sergente. - Li abbiamo portati qui al villaggio e chiusi nella cantina della gendarmeria.
- Allora avranno gi confessato tutto, suppongo.
Lindinger alz le sopracciglia con aria preoccupata, e guard il sergente. 
- Non... ancora, signor ispettore, - balbett Mayr. 
Il sindaco sospir, prese in mano una matita, poi la ripos. - Ma  per questo che lei  qui, signor ispettore, - disse pieno di speranza. Quando Kajetan non rispose, aggiunse: 
- Vorrei davvero che tornasse al pi presto la calma nel villaggio, signor ispettore. Dev'esserci per forza tutto questo trambusto, proprio adesso, che iniziano le feste...
Kajetan lo interruppe. - Che tipi sono?
- Cosa?
- Quelli che avete preso.
- Erano gi un paio di giorni che giravano qui. Nessuno si era dato pensiero, perch in questo periodo i poveri vanno in giro con la stella a fare i mendicanti bussatori.
- A fare i che?
- I mendicanti bussatori.  un'antica usanza, - spieg il sindaco. - I poveri vanno di casa in casa, recitano una poesia ai contadini e ricevono qualcosa da mangiare. Oppure anche qualche moneta, se in casa c' abbastanza denaro. Vengono per lo pi da Oberndorf, che sta dall'altra parte dello Jochberg...
- Ah, ecco.
- ... ma devo dire, una volta, - il sindaco sospir di nuovo e guard fuori, - una volta era tutta un'altra cosa...
- Quando  stato ritrovato il cadavere?
- Um... verso le... - cominci il sindaco, ma Kajetan distolse lo sguardo e si rivolse al sergente. Questi, senza volerlo, si mise sull'attenti.
- Um, verso le... aspetti, dev'essere stato verso le sei. 
- Che vuol dire: dev'essere stato?
- Perch Erber  venuto dal sindaco intorno alle sette. 
Adesso Lindenberger poteva immischiarsi di nuovo. 
- ... era completamente fuori di s e urlava: Hanno ucciso la piccola Sanne, Sanne  morta!. Stavo per sedermi a cena con mia moglie quando si apre la porta ed entra Erber e...
Da fuori si sentivano di nuovo urla. Mayr era corso alla finestra, e guardava nel buio. Interruppe il racconto di Lindinger. - Thomas... signor ispettore, io devo andare. Ce n' di nuovo un paio davanti alla prigione. Ubriachi, temo.
Kajetan annu preoccupato. Il sergente lasci in fretta la stanza. 
L'ispettore si rivolse di nuovo al sindaco, che voleva alzarsi anche lui in piedi. 
Sanne era la figlia di Erber?
No, era in affidamento. Ce n' molti, tra i contadini. Di solito sono bambini di parenti, orfani o abbandonati.
Lei era orfana?
Lindinger scosse la testa. -  di una ragazza della fattoria di Erber, che  morta prima della guerra. Di clorosi. Spaventoso.
- E non c' un padre?
- Solo stupide chiacchiere. 
- Sul contadino?
- Anche su Erber, naturalmente. Quello che non riesce a dire la gente!
- E c' qualcosa di vero?
- Diciamo cos: io non c'ero, - e sorrise eloquentemente.
- Quanti anni aveva, Sanne? Susanne, no?
- Sedici compiuti. Alla fattoria doveva stare attenta quando il contadino con moglie e bambini andava a fare le visite al villaggio.
- In visita dove?
- Dalla madre di lui, la vecchia merciaia, che a suo tempo aveva il negozio sulla piazza.
Da fuori arrivavano di nuovo urla che sembrarono preoccupare anche il sindaco. Kajetan riflett, se doveva andare in aiuto al povero sergente. Poi per, all'improvviso, ci fu silenzio.
- Erber, lui  uno dei grandi?
Lindinger fece un cenno di diniego con la mano e sembr divertito. - Erber? Uno dei grandi? Mio dio, no! Morti di fame. Lass non possono tenere neanche un ragazzo, tanto sono bisognosi. No, - scosse di nuovo la testa, adesso di nuovo serio, - da Erber non  mai venuto nulla e niente verr. E adesso anche il dolore per Sanne...
- Bene, signor sindaco, per oggi va bene cos. E grazie.
Ma Lindinger non sembrava aver completamente finito. 
- Sanne era...- disse in fretta, - come posso dire... era bella... un po' tonta. Una cosuccia adorabile, ma un po' tonta.
Kajetan aveva gi in mano il soprabito, ma si sedette di nuovo. 
- Com' che era?
- Tonta. Matta. In testa, dentro, capisce? - il sindaco abbass la voce accalorato, - non come sono le donne qua e l, ma proprio...
La porta si era aperta di nuovo e Mayr entr nella stanza come un vittorioso condottiero. 
- Ah, Adam... adesso finalmente hanno smesso, fuori?
Il sergente annu, come se per lui si fosse trattato di una piccolezza, evitare ai due forzuti ubriachi di entrare dai prigionieri. Ma la fatica gli rimaneva ancora stampata in viso.
Kajetan si rivest definitivamente e prese la sua valigetta. 
- Ben fatto, signor sergente. E ha fatto anche un ottima indagine preliminare. Voglio dire, non avremo grandi difficolt. 
Mayr si mise sull'attenti, come se stesse per essere insignito di un'onorificenza. 
- Assolutamente, signor ispettore. 
- Dove dormo, signor sindaco?
- Alla posta, di fronte. Le mostro...
- Non ce n' bisogno. Prima di mettermi a letto, vorrei solo dare un'occhiata ai tre indiziati... se sono ancora l.
- A me non sfugge nessuno, signor ispettore, - rispose il sergente con orgoglio. Il sindaco volse gli occhi al soffitto, tentando di controllarsi.

7.

La scala dietro la stanza principale della gendarmeria era poco illuminata. Il sergente cerc la chiave da un grande mazzo e apr la porta della cantina. 
- Faccia attenzione, signor ispettore. La scala  piuttosto ripida.
Mayr prese la lampada a petrolio che aveva posato poco prima e and avanti. I passi delle sue scarpe chiodate battevano sugli scalini di pietra. La scala finiva, per quanto si poteva capire alla fioca luce della lampada, in una stanza alta con il soffitto a volta. Faceva freddo, e l'aria odorava di terra marcia. 
- In questo buco mettete i prigionieri?
Mayr lo guard stupito. - Sar solo per un paio di giorni, - cominci a scusarsi. Poi fece un passo indietro. - Eh! - a gran velocit un ratto aveva attraversato il pavimento di pietra per raggiungere una nicchia dietro alla scala. Anche Kajetan indietreggi schifato. Mayr si ricompose. - Qui, signor ispettore.
Nel raggio della lampada comparve una grata che sbarrava una stanza nella parte pi profonda della camera a volta. Kajetan non vide altro che una grande branda di acciaio, da cui pendevano ciuffi di paglia avvizzita e bagnata, e sulla quale sembravano esserci alcuni grovigli di stoffa.
- La sua luce, signor sergente.
Mayr gliela diede. Kajetan l'alz, in modo da poter vedere meglio l'interno della grande cella. In quel momento apparve un viso scarno e si spinse contro le sbarre di ferro. Una mano si strinse intorno al colletto di Kajetan. Lui indietreggi stordito. 
- Indietro! - grid il sergente. - O ti becchi un bel taglio! - la sua mano corse alla sciabola.
- Lasciateci uscire! - gemette una voce. Adesso si muoveva anche il groviglio informe sulla branda. Dal buio si stacc un'altra figura e si mosse tentennante verso la luce. Anche il terzo si sollev, ma rimase seduto in attesa.
Con una rabbia smisurata l'uomo prov a far passare il volto tra le sbarre. I lati delle sbarre deformarono il suo viso in un'orribile maschera.
- Indietro!- ripet il sergente con voce tremante e sfoder la sciabola.
- Lasci stare! - abbai Kajetan, che era indietreggiato di un passo e aveva osservato la scena sbalordito. Mayr lo guard. - Venga! - Kajetan fece una mossa altezzosa e cominci a salire. Il sergente lo segu con rabbia. Kajetan si ferm a met scala. Nella luce della lampada riusc ancora a distinguere i prigionieri che agitavano le braccia come in preda alla follia. La loro rabbia si era convertita in un piagnucolio sommesso. Barcollando, il sergente segu l'ispettore al piano di sopra. Chiuse tremando la porta della cantina. 
- Sergente, - disse Kajetan con voce tagliente, - solo una cosa: i prigionieri avranno immediatamente assistenza medica e una zuppa calda!
Mayr lo guard sconcertato. - Stasera stessa, signor isp...?
Kajetan afferr con rabbia la mano del sergente che teneva la lampada e la alz fino al volto del sergente. 
- Stasera stessa. Buona notte!

8.

Quando la porta alla fine della scala si fu chiusa, il detenuto ritorn alla vita, si rimise a scuotere le sbarre e imprecare.
- Lascia stare, Mauritz, - disse uno dei prigionieri. L'interpellato lasci le sbarre e, lentamente, si mosse a tastoni verso la sua branda. Era buio. Solo da una piccola fessura che si apriva di lato si poteva cogliere il bagliore della luna. 
- Che... che tipo era, quello che  venuto col sergente, Hans?
- Non lo so, Mauritz.
- Era un superiore.
E a conferma di ci che lui stesso diceva, Mauritz annu. La voce di Hans arriv dal buio, dubbiosa. - Perch abbiamo rubato da mangiare? Non penso.
Mauritz cal la testa. Poi si gir di nuovo verso il quadrato di luce. - Vogliono appiopparci qualcosa, - disse calmo, - e cio 'sta cosa della ragazza.
- Che cooosa?
- E certo. Senn perch veniva un superiore?
- Ma... non siamo stati noi, Mauritz!
Mauritz non si era mosso. Continu a parlare con voce misurata, come se stesse cercando di analizzare un problema.
- Certo, questo lo sappiamo NOI. Gi.
Hans tacque. Il suo respiro si era fatto pi affannoso. Il terzo non emetteva suono.
- ... Mauritz?
- Che c'?
- Mauritz... tu ne sei... sicuro?!
- Cosa...? Che...- Mauritz fece un respiro sorpreso, poi cap.
- Niente, Mauritz, niente, - voleva dirgli Hans, ma Mauritz gli era gi addosso, e colpiva con rabbia, lo tirava, lo cercava, lo acchiappava e, una volta preso, lo scagliava sul pavimento e si buttava di nuovo su di lui. Adesso il terzo prigioniero si mosse. Si alz, afferr il furibondo Mauritz, dapprima tastandone il corpo, poi stringendo la presa, e lo lanci contro le sbarre.

9.

Kajetan entr nel corridoio della locanda, alto e con i soffitti a volta, scosse i residui di neve dalle scarpe e rimase un momento indeciso. Come in lontananza sent il rumore di pentole e padelle insieme al suono altezzoso di una voce di donna. Poi si apr una porta nella parte posteriore del corridoio. 
Una ragazza usc piangendo e spar attraverso la porta sul retro, seguita da insulti rabbiosi. Kajetan indietreggi e quasi si scontr con una signora dai movimenti energici. L'espressione irata del suo bel viso si dissolse quando vide l'ispettore. 
- L'ostessa?
Annu amichevolmente. - E lei  il signor ispettore. Thomas mi ha gi informata. - Si asciug le mani sul grembiule. - Venga. Le faccio vedere dove dormir.
La chiave della stanza orientata verso la piazza era gi nella serratura. La donna apr la porta, lasci andare avanti l'ispettore e poi lo segu, esaminando con lo sguardo letto e pavimento. 
- Le va bene?
- Bene. - Kajetan pos la sua valigia su un mobile.
- Forse al signor ispettore va ancora di cenare? - elenc ci che poteva ancora preparargli, osservandolo attentamente. 
- Patate arrosto con la pancetta, s, - disse Kajetan, - e un sorso di rosso, sarebbe perfetto.
- Con piacere. - Sorrise gentilmente. Nell'uscire si gir di nuovo un attimo e disse, per scusarsi: - Con la servit  una croce continua. La nostra Birgi  una brava ragazza, ma la testa ce l'ha sempre da un'altra parte. Allora ogni tanto bisogna tirare la corda. 
Kajetan fece cenno di comprendere. Quando lei usc, la sua pesante gonna di velluto oscill colpendo lo stipite della porta. 
L'ispettore si tolse il mantello e lo appese a un gancio. La stanza era piccola. Vicino al letto, su un piccolo com sui cui era stato messo uno specchio, c'era una scodella di ceramica con una brocca d'acqua, e un tappeto di strisce di rimasugli di stoffa, pulito anche se molto consunto, copriva le tavole scure del pavimento. Una lampadina opaca sotto un semplice coprilampada illuminava la stanza.
Scese ed entr nella sala. Anche l c'era poca luce, ma l'ispettore ci mise un attimo per rendersi conto che nella parte posteriore della grande stanza sedeva un ospite solitario. Kajetan gli fece un cenno, ma l'uomo sembr non farci caso. Evidentemente molto alto, con i capelli bianchi e lunghi che gli scendevano fino alle spalle, l'uomo guardava fisso davanti a s, come assente, eppure, in qualche modo misterioso, riempiva la sala.
Kajetan si sedette vicino alla stufa di maiolica, che ancora dava calore. La porta vicino a lui si apr. Entr l'ostessa, gli fece un cenno amichevole, prese un bicchiere da una credenza e ci vers del vino.
- Luk prende ancora qualcosa? - disse a voce alta, senza girare la testa.
- Luk va via, - rispose lui; suon arrabbiato, cosa che per sembr non interessare all'ostessa. Poi si alz e se ne and; il suo passo era lento e uniforme. L'ostessa port il vino.
- Alla salute, signor ispettore.
Not che lo sguardo di Kajetan seguiva quell'ospite particolare. - Non si faccia idee strane, - disse andando via, -  solo Luk. - Fece un movimento circolare con il dito vicino alla fronte. - Uno pazzo... - spieg, e strinse le spalle, come a dire: uno cos bisogna lasciarlo stare com'. Poi spar in cucina.
-  pronto l'arrosto, Burgi? - Kajetan sent la voce aspra di lei e un'altra voce rispose in modo frettoloso, ma le parole non si capirono. 

10.

Kajetan apr la finestra della sua camera da letto, e guard gi sulla piazza del paese. Solo alcune finestre, negli edifici che circondavano la piazza, erano ancora illuminate e sotto di lui un piccolo cortile prendeva luce dalla lampada appesa all'entrata, il cui bagliore si perdeva poi confondendosi nell'alone grigio della luna.
Il freddo aveva indolenzito la pelle del suo volto; Kajetan aspir avidamente e sent all'improvviso tutte le ingiustizie subite nell'ultimo periodo scivolare via. Voleva agguantarla, questa sensazione di felicit pura che gli scorreva nelle vene, ma invece rimase solo in lontananza. Chiuse la finestra e cominci a spogliarsi.
Non sent aprirsi la porta della locanda, di sotto. La domestica si era gettata sulle spalle uno spesso scialle e portava una pentola; attravers a passo svelto la piazza del paese e buss alla porta della gendarmeria. Mayr la squadr con occhi stanchi. 
- Perch hai fatto cos tardi?
- Non  che c' da far fretta per quella gentaglia, - ribatt la ragazza. Il sergente borbott qualcosa, alz il coperchio della pentola, in cui galleggiava una zuppa non particolarmente sostanziosa, prese la chiave e and con lei verso la porta che portava alla prigione. Appese la lampada a un gancio nell'anticamera e torn di sopra.
-  chiuso bene, Adam, vero?
- Mi  mai scappato qualcuno? - chiese il sergente burbero. - Adesso gli dai la zuppa e se succede qualcosa semplicemente mi fai un urlo. E non fare quella faccia. L'ha deciso l'ispettore.
La ragazza annu e, esitante, scese nel buio. Arrivata gi, si guard intorno spaventata. Poi si mosse lentamente e si ferm a un metro dalla grata, come bloccata a terra.
Gli uomini si mossero alla luce. 
- C' la zuppa, - sussurr una voce. La ragazza stese il braccio con una scodella piena. Si muoveva con molta cautela. Sei braccia simili a rami secchi uscirono dalle sbarre. Quando tutti gli uomini, increduli, ebbero la zuppa nelle loro mani, lei torn in fretta alle scale e si sedette.
Gli uomini trangugiarono la zuppa con avidit. Di tanto in tanto le lanciavano un'occhiata cortese. Burgi li guardava con gli occhi spalancati. Poi sal di un gradino. 
- E non fissate cos.
Uno dei prigionieri alz lo sguardo.
- Io vi lascerei morire di fame.
- Allora meglio che chiudi il becco, - fece Mauritz di rimando.
- Vi piace?
Hans alz lo sguardo, la guard per un po' e poi annu calorosamente. 
- Molto, - disse piano.
- Perch ci ho pisciato dentro.
I due uomini rimasero di sasso. Anche il terzo prigioniero abbass la scodella e alz lo sguardo, incredulo.
Burgi si affrett a salire qualche gradino, come se non si fidasse della solidit delle sbarre.
Mauritz, arrabbiatissimo, le tir la sua scodella. La ragazza, sul cui stupido viso si mischiavano trionfo e paura, afferr le gonne e corse di sopra; la seconda ciotola le rimbalz sulle gambe e cadde rumorosamente sugli scalini di pietra. 
- Assassini! Adam, aiuto, Adam!

11.

Quando Kajetan si alz, il mattino dopo, la casa era gi piena di vita. La stufa rivestita di maiolica, vicino alla quale prese posto, emanava un gradevole calore, e al centro della finestra il ghiaccio si era sciolto lasciando piccole, tonde, aperture trasparenti.
- Buongiorno, signor ispettore. Dormito bene? - La locandiera apparve nella cornice della porta. Aveva ancora uno spesso scialle di lana sulle spalle e anche le calze che portava, come Kajetan pot intravedere per un attimo, erano di lana spessa. 
- Le porto subito un caff, - aggiunse, quando Kajetan annu, e spar di nuovo in cucina.
Poco dopo apparve nuovamente, premendo la maniglia con i gomiti, con una ciotola di caff fumante. - La servit non  ancora al lavoro, - spieg, pos la scodella, lo guard con gentilezza e torn di nuovo indietro.
Kajetan prese la scodella con entrambe le mani. Era bollente. Adesso la signora port un piatto con salsiccia, un po' di burro e pane nero. - Fa freddo qui da noi, eh?
- Cos si dorme meglio, signora.
- Vero. - sorrise. - E lei ne ha certo bisogno, eh? Manca qualcosa? Ah! Le posate. 
And verso una piccola credenza vicino al bancone e afferr un coltello e un piccolo cucchiaio, li pos sul tavolo di Kajetan, mentre gli rivolgeva uno sguardo inquisitore. Poi torn in cucina. Kajetan butt gi un sorso e sent che lo sportello della stufa veniva aperto e il fuoco riattizzato. Poi la locandiera torn, si sedette al suo tavolo, un po' discosta, con lo sguardo alla porta e si strofin le braccia intrecciate sul petto. 
- Spaventosa, 'sta cosa della Sanne, eh?
Kajetan annu masticando.
- Proprio adesso, che arrivano le feste. Quando poi non era mai successo niente del genere, qui da noi, per giorni e anni. - Parlava velocemente.
- Lei dice che li condannano a morte?
- Questo, - disse Kajetan, - lo decider il giudice a Dornstein, signora.
Annu e continu a voce pi bassa. - Tremendo... povera piccola... non aveva ancora sedici anni, ed ecco una vita che se n' andata... certo che il caff da noi non  come in citt, eh, signor ispettore?
-  perfetto, signora. Uno ci si scalda.
Lei fece un leggero sorriso, ma torn subito sull'argomento. - Gi, Sanne... era cos, come posso dire, cos graziosa. Qui nessuno le augurava di morire cos giovane...
- Dicono che fosse un po' matta,  vero?
La locandiera spalanc gli occhi sorpresa. - Sanne? Ma va', chi ha detto 'sta cosa? Matta? No! Forse un po' strana, diciamo, eh. Ma non folle. Un po' troppo seria per la sua et, pu darsi. Ma d'altra parte non  che avesse molto da ridere. Niente genitori... ha cominciato a lavorare piccola dagli Erber.
- Se la passava bene, dagli Erber?
- Beh, non  mai successo nulla. Lui la teneva come fosse sua figlia.
- E il padre, voglio dire: il padre naturale, non  mai spuntato?
La locandiera strinse pi forte le braccia sul petto. - No. Le persone cattive dicono che la ragazza  dello stesso Erber, che al tempo aveva una storia con la donna. Ma, - disse con energica convinzione, - io non ci credo. E non le sto dicendo niente.
- E io non sto sentendo niente, signora. - Kajetan sorrise, ma torn subito serio, quando vide che la donna lo stava guardando.
- Un po' seria, era, s. Ma non da bambina! Allora era allegra e cortese. Una volta aveva persino letto una sua poesiola alla prima comunione di Gabler Jakob.
- Una poesia?
- Scritta da sola, proprio! Oh, Sanne era proprio in gamba, bisogna dirlo forte.
Kajetan si sforzava di non interromperla, e mormor a mezza voce: 
- Ma guarda...
- Ma matta. Matta no, - ripet la locandiera. - Io le volevo bene, - aggiunse commossa, -  pazzesco... - Poi si alz all'improvviso, and verso una delle finestre e guard fuori immobile, per alcuni minuti. Piangeva piano. Kajetan ascoltava turbato i suoi singhiozzi. 
- Signora... non faccia cos.
Lei abbass lentamente la testa, senza guardarlo. Poi prese il grembiule e si soffi energicamente il naso. - Sono i nervi... solo quello... mi deve scusare, signor... cos giovane... e gi tutto  andato...
Da qualche parte lontana dell'edificio arrivarono voci e un bussare impaziente. Alz lo sguardo, si riprese e and alla porta. - Il padre...  completamente fuori di s... - disse la locandiera allontanandosi. 
Il caff s'era fatto freddo.

12.

Il sole del mattino proiettava ancora bande di luce allungate sulla piazza, mentre gi il paese era in piena attivit. Una pesante slitta, carica di tronchi abbattuti e trainata da due buoi, era arrivata in piazza dalla Oberland, accompagnata dal fruscio dei pattini sulla neve. Era passata davanti alla scuola, dove alcuni bambini stavano slacciandosi gli sci, per poi appoggiarli al muro ed entrare in fretta nell'edificio. Le donne correvano, ancora coperte dai mantelli per ripararsi dal freddo del mattino, da un negozio di alimentari all'altro, quando una vettura moderna raggiunse la piazza arrivando da nord e girando in una piccola deviazione a sud se ne allontan nuovamente. Alcuni uomini si erano alzati il cappello in direzione dell'auto; i passeggeri della vettura, per, rimasero nascosti dietro gli spessi vetri gelati dei finestrini laterali.
Dove si trovasse l'ospedale, Kajetan se l'era fatto spiegare dalla locandiera. Accompagnato da sguardi curiosi e pieni di rispetto, attravers la piazza ed entr nel cimitero. L'entrata secondaria portava a una piccola piazza, su cui non era difficile riconoscere il portale di ingresso dell'ospedale. Che la camera ardente avesse un'uscita direttamente sul cimitero gli strapp un sorriso. Ma poi si figur quello che avrebbe visto dopo pochi minuti. Sapeva che quello che andava ad affrontare era qualcosa che gli aveva sempre creato difficolt.
Un'infermiera in abito da suora gli aveva aperto la porta per la stanza in cui si sezionavano i cadaveri. La camera era spoglia, le pareti non erano imbiancate di fresco, e il pavimento era ricoperto di lastre di pietra chiare. A una delle pareti era appoggiata una lunga credenza, piena di strumenti chirurgici. Lo sguardo di Kajetan si pos su un uomo in camice da medico fermo davanti all'alta finestra, che ora si gir verso di lui. 
- Venga pure dentro, signor ispettore. Mi chiamo Notsch. Onorato.
Kajetan si present anche lui, e per un breve istante ebbe l'impressione di aver gi sentito quel nome. Il medico rifiut con gentilezza la mano che Kajetan gli aveva porto e and verso un lavandino. 
- Meglio di no, signor ispettore... - e indic eloquentemente un tavolo in cui giaceva un corpo coperto da un lenzuolo.
- Sorella, avrei finito.
Mentre l'infermiera si allontanava, Notsch si tolse i guanti e tenne per un po' le mani sotto il getto d'acqua del rubinetto. Kajetan mosse qualche passo verso il tavolo. Il medico gli si avvicin, lo guard con aria interrogativa, e tolse il lenzuolo.
Il dolore della morte aveva stravolto i tratti della ragazza. La bocca era leggermente aperta, la lingua gonfia premeva attraverso i denti e dietro le palpebre socchiuse si poteva scorgere il bianco opaco dei bulbi oculari. Ai lati della gola si riconoscevano delle macchie di sangue rappreso, e sulla parte posteriore del collo lunghi squarci nella pelle. 
Naturalmente ogni battuta sarebbe stata fuori luogo, anche questa. - Da voi si muore giovani, dottore.
- Non li uccido certo io, - rispose brusco il medico.
- No, io...
- La gente ci pensa da sola a morire, io non gli servo.
Ma Notsch sembr accorgersi che l'ispettore era molto in imbarazzo per la sfortunata battuta, e continu in tono conciliante. - Mi creda signor ispettore, anch'io ero affascinato, una volta, dalla salubre vita di campagna. Ma da quando sono qui, in questo paesaggio rilassante, non  passata una settimana senza che io abbia ricucito qualcuno. Uno finisce sotto un tronco tagliato, un altro cade dal carro del fieno, il terzo si becca una botta in testa per chiss quale storia di gelosia. E non c' da dimenticare quanti zoppi e menomati ha lasciato la guerra...
Kajetan, che non riusciva a smettere di guardare il viso della ragazza, schiar la voce. Anche il dottore guard di nuovo il cadavere. 
- No... ma questo... - tir su di nuovo il lenzuolo. - E... il referto? 
- Suppongo non lo voglia sentire in latino... 
L'ispettore annu. 
- Strangolata. Semplicemente strangolata. Qui... 
Alz il lenzuolo e indic i segni dello strangolamento. 
- Era ancora...? 
- Nulla. La piccola non aveva ancora fatto sul serio con un uomo. 
- E questi qui? 
- Graffi, delle unghie dell'uomo. 
- Un uomo?  gi dato per certo?
La porta si apr, e un'altra infermiera, una donna grande e forte, entr senza gettare neanche uno sguardo ai due uomini. And con passo sicuro verso uno dei mobili. 
- Un uomo, s, di questo sono certo. Nessuna donna ha tutta questa forza...
La suora aveva energicamente forzato uno sportello evidentemente bloccato di uno dei mobili, facendo rumore. 
- ... tanta forza da... 
Il medico tacque per alcuni secondi e si raschi la gola. La suora aveva preso una tunica mortuaria e aveva cominciato a infilarla alla morta. Notsch si avvicin alla finestra, Kajetan lo segu. Dietro l'ospedale cominciavano subito i campi. Un po' lontano, vicino al confine scuro del bosco alpino, c'erano alcuni poderi su un'altura. Una via stretta, che risaliva la collina come una tremante linea di inchiostro, si perdeva sulla liscia superficie bianca. 
- Ora del decesso, che ne pensa? 
Notsch si tolse gli occhiali e li pul con il camice. 
- Difficile a dirsi.
- Perch? 
- Perch nella stanza in cui  stata trovata faceva un freddo gelido.
- E questo significa che? 
Di nuovo la porta della stanza per le autopsie si apr, e un'altra sorella chiam agitata. - Dottore! La Allingerin peggiora! 
- Eccomi! Venga, signor ispettore. 
Notsch indic all'ispettore la porta, con un movimento della mano. Sul corridoio il medico acceler un po' il passo. 
- Vuol dire, ispettore, che in quelle condizioni non  possibile effettuare misurazioni precise. 
- Questo dovrebbe spiegarmelo meglio. 
- Dunque...  fondamentale, e questo, da poliziotto, dovrebbe saperlo, il rigor mortis. Basandoci su quello, la ragazza dovrebbe essere morta tra le due e le quattro. Infatti era gi rigida quando l'ho vista la prima volta.
- E?
- Era rigida, s, ma rigida dal freddo. Mi capisce?
- Quindi se un medico non pu sapere con precisione...
- O non pu calcolare quando e se una finestra  stata aperta o chiusa, - aggiunse il medico, - la misurazione dell'ora della morte pu essere sbagliata o, cosa che pu anche capitare, giusta. In ogni caso non si pu dire con certezza. 
Il medico acceler il passo. 
- Quindi la ragazza potrebbe essere stata uccisa anche il pomeriggio o la sera?
- Infatti. Questo per lei pu voler dire che non ha a che fare con un omicidio passionale, giusto?
Qualcosa nella voce del medico fece tendere l'orecchio a Kajetan. 
- Se non  stato un caso, ma si  tentato deliberatamente di rendere pi difficile determinare l'ora della morte, allora s.
Il medico annu. Era arrivato a una porta e afferr la maniglia. 
- Devo andare dalla Allingerin. Mi pu scusare?

13.

La gendarmeria di Walching consisteva in un unico ambiente, grande all'incirca trenta metri quadri, in cui si entrava direttamente dalla porta esterna. Le pareti erano imbiancate con vernice a olio. Tre finestre, pi grandi di quelle delle case del villaggio, davano luce alla stanza e disegnavano geometrie stranamente irregolari sul verde scuro delle pareti, negli spazi in cui la luce del giorno cadeva sull'intonaco lucido. Il mobilio consisteva in armadi dalle linee essenziali, una sedia e un tavolo. La parete opposta alla porta sarebbe stata completamente vuota, se non ci fosse stato il ritratto di un predecessore del sergente, rimasto ucciso in servizio. Lungo il muro sotto la finestra correva una panca; dall'altro lato della porta c'era un altro grande armadio, rivestito con semplicit e, come gli altri pezzi del mobilio, coperti di vernice di copale, ormai tutta crepata.
Kajetan si era appropriato di una delle sedie e leggeva, con una mano sulla scrivania, il rapporto di Mayr. Il sergente stava in piedi. Il fatto che anche il sindaco avesse fatto la sua apparizione quasi immediatamente dopo l'ingresso di Kajetan in gendarmeria, lo aveva infastidito. 
- Con l'ortografia non stiamo messi bene, eh, signor sergente?
Mayr si fece rosso.
- Bene, - Kajetan chiuse la cartella con i fogli scritti a mano, - nel suo rapporto si legge che lei, un quarto alle otto, - Mayr annuiva di volta in volta, -  stato chiamato dal sindaco ed  andato, con altri abitanti del villaggio, alla fattoria di Erber...
- Ho attaccato i cavalli in fretta e...
- Prima il sergente, prego, signor sindaco.
Lindinger deglut.
- ... e circa mezz'ora dopo, giunti sul luogo, ha potuto vedere la vittima con i suoi occhi.
- Sissignore, signor ispettore.
- Dove e come avete trovato il cadavere, per, non c' scritto. Eppure mi interesserebbe saperlo... - alz lo sguardo sul sergente. - E parli come mangia. Guardi che la capisco.
Mayr prese fiato. - Sul letto in camera, signor ispettore.
- Bene. Poi?
- Il letto era sfatto, ma non aveva la camicia da notte.
- Era anche un po' presto per andare a letto, no? Era nuda?
Il sergente rispose di no, e anche il sindaco scosse la testa. 
- Aveva i vestiti per lavorare nelle stalle, signor ispettore. 
- Se posso dire qualcosa, signor ispettore, - si intromise di nuovo il sindaco, - la cosa era decisamente strana.
- Cosa era strano? - L'ispettore lo guardava da sopra la spalla.
- Che avesse indosso gli abiti da lavoro. Quelli per la stalla, - spieg Lindinger, - si portano per lavorare nella stalla. Ma il grembiule uno se lo leva quando rientra in casa. - Mayr annuiva a conferma.
- Ah s? E che altro ha notato, signor sergente? 
- Beh, davanti alla casa...
- Rimaniamo NELLA casa, per adesso. Le finestre, erano aperte, chiuse o come? Tutta 'sta roba non c' nel rapporto.
- Questo... questo non me lo ricordo.
- Aperte, Adam. Ne sono sicuro, - il sindaco si intromise nuovamente.
- Allora, sergente?
Mayr si strinse impotente nelle spalle.
- Aperte. L'ha detto anche il dottore, - disse Kajetan spazientito, - dove ha gli occhi?
- ...  che con tutta l'agitazione...
- Era tremendo. - Kajetan non si gir verso il sindaco, ma apr di nuovo la cartellina di cartone. - Livido scuro sul collo... - lesse ad alta voce, - rigor mortis gi sopraggiunto...
- Sissignore, gi sopra...
- Come si comportava il contadino?
- Era completamente sconvolto, Erber.
- Che ha detto?
- No. Ha singhiozzato come un bambino. Anche la moglie.
- E non ha detto proprio nulla? Neanche preso dalla rabbia?
- No... niente che mi venga in mente.
- Ci pensi bene. Anche lei, signor sindaco. Spesso a uno sfugge qualche parola, in una situazione del genere.
Anche il sindaco scosse deciso la testa. Per Mayr sembr ricordarsi qualcosa.
- In seguito, signor ispettore.
- Sputi il rospo.
- Lei ha detto che prima dovevamo rimanere nella...
- Adesso parli una buona volta. Che ha detto Erber?
- Questa me la pagano, ha detto. Ancora una volta.
- Questa me la pagano? Ha parlato al plurale?
- Veramente io non ho sentito niente del genere. - Il sindaco scuoteva la testa.
- Invece s, Thomas. Questa me la pagano.
- Erber per non poteva sapere che c'erano pi assassini.
- Questo  vero. Che c'erano impronte diverse davanti alla casa l'ha visto solo dopo. 
- Questo l'ha scritto... - Kajetan si mise di nuovo a leggere il rapporto del sergente, - bene. E poi? Avete seguito le tracce, che portavano alla stalla.
- Sissignore. Si erano nascosti l dentro. Erano ubriachi fradici e si sono a malapena difesi, e poi... - il sergente cercava le parole. - ... si sono beccati, ehm, un po' di schiaffi dai contadini. Ma li ho fermati subito, vero, Thomas?
-  andata cos, Adam, proprio cos.
Kajetan chiuse la cartella definitivamente e alz la voce.
- Bene. Allora andiamo a guardare i fratellini da vicino. Ci porti i vagabondi su uno alla volta, signor sergente.
Mayr si mise sull'attenti un attimo, poi lasci la stanza. 
Il sindaco sospir e guard verso la finestra. Il sole era pi forte; i magici ricami fiorati sulle superfici vetrose erano scomparsi e una mosca, stufa dell'inverno, si era lasciata ingannare e girava nel calore del sole. Il pendolo dell'orologio alla parete batteva con serena uniformit, unendo il suo suono allo scricchiolio della legna che bruciava nella stufa.
- Che disastro, - Lindinger scosse la testa, - proprio adesso... - Si sentiva arrivare dal corridoio il cigolio di passi e chiavi. Mayr apr la porta e fece entrare il primo prigioniero. 
Kajetan, che aveva preso un foglio di carta e una penna, alz lo sguardo e si spavent. - Buon dio! Solo un paio di schiaffi, avevate detto?
Di nuovo del rossore sal al viso del sergente. Il prigioniero guardava in terra, un po' piegato in avanti. Una met del viso era coperta di sangue. Sulla tempia si era formata una crosta scura di sangue rappreso. Emanava odore di terra; i vestiti erano sporchi e strappati qua e l. I capelli neri, gi spruzzati di grigio, rimanevano dritti sulla testa. 
- Siediti, - Kajetan indic una sedia. Mayr non stacc mai lo sguardo dall'uomo, mentre questi, lentamente, si accomodava.
- Nome? Nato dove?
L'uomo apr la bocca, la chiuse di nuovo, e tir su il labbro inferiore. Poi rispose con voce provata. - Pizzini Johannes. Di Oberndorf.
- E di dove doveva ess...
- La prego ancora una volta, signor sindaco, di non interrompere pi.
Il sindaco deglut sorpreso e alz le sopracciglia. Kajetan si affrett a continuare. - Che lavoro fate? 
- Navigatore.
- Che fate?
- In estate, - rispose l'uomo a fatica, e si pieg di pi verso terra, - conduciamo le chiatte del sale su per il fiume. 
- E in inverno? 
- Allora... partiamo in viaggio. Come suonatori. Facciamo il giro delle case...
- Non vi viene in mente niente di meglio? Non avete un altro lavoro? Una famiglia che ha nostalgia di voi che state sempre in giro?
Il prigioniero alz lo sguardo. Kajetan si affrett ancora a continuare. - Certo, - predic, - se manca la voglia di lavorare, sarebbe stupido da parte di una donna mettersi con gente come voi.
- Se lo dice lei...
- Signor ispettore! - disse il sergente con tono acido, e diede una botta all'uomo. - ... Signor ispettore... - ripet questi intimidito. Kajetan cambi argomento spazientito.
- Pizzini, ditemi adesso, perch siete entrati nella casa. Che siete entrati in casa non lo negate, vero?
L'uomo respirava affannosamente. - ... avevamo cos fame!
- Ma non avete sempre qualcosa da mangiare dai contadini, quando girate per le fattorie?
- Prima s... ma oggigiorno ci cacciano, la maggior parte delle volte.
- E perch?
- Sa com', le persone non fanno pi caso alle tradizioni.
Il sindaco scoppi in una risata sprezzante, ma tacque subito cogliendo lo sguardo di Kajetan.
- La porta era aperta?
- Era aperta, s...
- Bene. Voi siete entrati, e com' andata, poi?
- Noi... siamo entrati, e quando abbiamo visto che non c'era nessuno, siamo entrati nel magazzino.
- Non vi siete stupiti che non ci fosse nessuno?
- S... - l'uomo si strinse nelle spalle, - ma non abbiamo pensato chiss che. Avevamo cos fame!
- Questo l'hai gi detto. Bene. E poi, dopo che avete rubato ai contadini la carne affumicata, avete... fatto cosa?
Il prigioniero alz lo sguardo stupito. - Carne affumicata non ce n'era.
- Va bene, quello che c'era...
- Dove la tenevano?
- Cosa?
- La carne affumicata.
- Signore Iddio, lasciami in pace con la tua carne affumicata. Che ne so io, di dove il contadino teneva la carne affumicata, forse non ne aveva per niente. 
- Allora... proprio mentre vi stavate abbuffando, la porta si  aperta e la ragazza vi ha beccato.
Pizzini alz di nuovo lo sguardo. Cerc di ribattere qualcosa, ma l'ispettore era ormai partito. La sua voce si era alzata di tono. - E ha strillato e vi ha minacciato di denunciarvi e...
- Non...
Kajetan si pieg in avanti e grid sul viso dell'uomo. Gli occhi di lui si spalancarono per lo spavento; il suo respiro si fece affannoso e forte, le sue mani cominciarono a tremare, e le gambe erano scosse da leggere convulsioni. - ... E poi uno di voi, o tutti e tre, avete fatto in modo che chiudesse la bocca. Per sempre.
Pizzini stava per saltare dalla sedia, ma la presa di Mayr lo blocc. - No! - url il suonatore sconvolto. Kajetan, il cui viso era lontano da quello di Pizzini solo pochi centimetri, continuava a gridare: - Chi  stato di voi? Sputa il rospo! Tu! Tu sei stato! Confessa! Uno ti guarda in faccia, tu abbassi gli occhi e ti giri! Ecco che viene fuori la tua cattiva coscienza, ti si legge in faccia, e il crimine pesa come una roccia...
Pizzini tremava dall'indignazione e dalla paura crescente. Poi croll e si lasci andare a singhiozzi disperati. La sua bocca si apriva e chiudeva dando forma muta alle parole smozzicate. 
- Cosaaaa? Pizzini?!
Kajetan si pieg di nuovo e mise l'orecchio vicino alla bocca del prigioniero. Schizzarono gocce di saliva. Il musicante fu preso da un improvviso conato di vomito, il suo corpo si pieg completamente verso il pavimento. Piccoli pezzi di cibo in un liquido opaco e vitreo si rovesciarono sul pavimento di legno. Kajetan indietreggi.
- Sergente...
- S?... - Mayr voleva tirar su Pizzini.
- Lo lasci stare.
Pizzini era sulle ginocchia e si appoggi sulle mani. I conati di vomito, pian piano, regredirono. L'ispettore si alz; anche il sindaco si riprese dallo stupore e storse la bocca con disprezzo. - Porco schifoso, disgraziato, - disse piano.
- Sergente, non possiamo continuare cos. Porti indietro Pizzini. Meglio che prenda in esame tutta la banda. Porti il prossimo, prego.
- Agli ordini.
Mayr prese l'uomo, distrutto, che voleva pulirsi la saliva dalla bocca e dalla barba, lo tir con forza e lo condusse fuori dalla stanza. 
- Davvero schifoso, vero, signor ispettore? Se si tratta della loro vita, vogliono essere compatiti. Ma non c' stata compassione, con una ragazza cos giovane...
Kajetan non rispose nulla. Si avvicin lentamente alla finestra, la apr e prese aria. -  sempre cos, signor sindaco. Tutti gli uomini sono uguali.
Il sindaco scosse lentamente la testa. - No, no, no. Proprio adesso doveva succedere...
- Sta dicendo che in estate morire  pi piacevole?
- Va bene, ha ragione. Ma che strazio! Non era mai accaduto niente del genere, o almeno nulla che adesso mi ricordi. 
- Lei dice?
- Prima della guerra, allora era diverso, mi creda.
- Non ne sono cos sicuro.
Il sindaco ignor il tono dubbioso di Kajetan e continu a parlare.
- I mendicanti bussatori, i Berscht e tutta questa roba. Ci sono tradizioni secolari, per noi, in queste cose. I musicanti avevano voci meravigliose e i contadini davano volentieri qualcosa. Ma dopo la guerra... tutto, sembra,  cambiato. I tempi nuovi, li chiamano... non ci si raccapezza pi. Continuano a dare addosso al re... - guard l'ispettore, come se dovesse condividere l'indignazione per le mostruosit che accadevano, - ma il contadino non conta pi niente. Oggigiorno vengono qui, sono gli affamati di Oberndorf, perch non hanno pi lavoro, da quando hanno costruito la ferrovia. Non sanno neanche cantare, cos  come se venissero come mendicanti.
- Infatti lo sono.
- Certo... un podere su due finisce all'asta giudiziaria. Gli ebrei privano la gente dei soldi...
- Eppure qui da voi la guerra non ha causato tanti problemi. Voglio dire: nessuno dei contadini  morto di fame, come in citt, no?
Un leggero disprezzo si avvertiva nel rumore del soffio nasale del sindaco. 
- La gente di citt viene da noi, vede le grandi fattorie, le bestie, i campi... ma quello che paghiamo di tasse, quello non lo vedono. E chi muore nei ricoveri comunali, perch i comuni non sono pi in grado di sostenere i poveri, no, quelli non li vedono. E, perch non le venga in mente: ogni fattoria ne ha dati uno o due, che non sono pi tornati dal campo di battaglia. Giovani, che avrebbero dovuto mantenere il podere, di cui molti avevano gi preso moglie, che avevano gi bambini. Che ne sa di cosa  successo all'oste della posta. Due figli! Caduti! Adesso c' solo il vecchio, che sta per andarsene anche lui, e la nuora porta avanti tutto da sola. Ancora oggi non sa se suo marito  ancora vivo da qualche parte.
- Disperso?
Il sindaco annu. - Cos si dice. Certamente non vive pi. Ma lei non ci vuole credere. Si immagina che stia vegetando in chiss quale infermeria e non si ricordi pi nulla...
Kajetan, che aveva fissato a lungo la superficie accecante della piazza del paese, si gir di nuovo. Lentamente i suoi occhi si abituarono all'oscurit. C'era cattivo odore. Prese un giornale vecchio e pul il vomito con movimenti veloci, appena si sentirono di nuovo i passi di Mayr. Anche su questo prigioniero, un uomo magro con il pizzetto, le tracce dei maltrattamenti erano ancora evidenti. Sulla fronte pendevano ciuffi di capelli neri, misti ad alcuni ciuffi bianchi. Le palpebre erano gonfie, i bulbi striati di rosso. Mayr, con il respiro pesante, gli aveva legato i polsi sulla schiena e teneva un'estremit della catena fra le mani.
- Perch le catene, signor sergente?
- Perch questo  il pi matto di tutti. Gi di sotto voleva aggredirmi, - rispose Mayr affannato. 
Kajetan indic la sedia. Il sergente spinse il prigioniero in avanti e lo cacci sulla sedia. L'uomo si ribell appena, ma, diversamente da Pizzini, guardava Kajetan dritto negli occhi.
- Nome e luogo di nascita?
La voce dell'uomo suonava tranquilla. - List Mauritz, di Oberndorf. 
- Navigatore in estate e mendicante d'inverno. - List annu, senza distogliere lo sguardo da Kajetan. 
- Ne sembrate anche orgoglioso.
L'uomo alz le sopracciglia. - Ognuno ha il suo modo di guadagnare qualcosa.
- List, - disse Kajetan, muovendo rabbiosamente la mano, - verr subito al punto. Pizzini ha gi ammesso che domenica pomeriggio vi siete intromessi da Erber e avete rubato il cibo...
List annu lentamente.
- E poi uno di voi, o tutti insieme, avete ucciso la ragazza che si trovava l, - Kajetan aveva parlato con tono monocorde, quasi indifferente, - a botte. Con un ciocco di legno. 
- No. - List non batt ciglio.
- Cosa no? Con una forbice da tosatore?
- No, nessuna forbice da tosatore...
Kajetan trattenne il fiato. List prosegu. - Con niente. Non l'abbiamo uccisa. Non abbiamo visto nessuna ragazza.
Mayr fece un cenno a Kajetan. - Signor ispettore...
- S?
- Strangolata, signor ispettore...
Kajetan guard altrove. 
- Non si preoccupi, sergente. So quello che chiedo. Accidenti.
Negli occhi di List si leggeva scherno.
- ... List  molto furbo, - disse l'ispettore, - allora mi racconti la sua versione. Forse adesso sentiremo che si  soffocata da sola.
Il sindaco rise, ma tacque immediatamente. List cerc di sedersi dritto.
- Vada, sergente, - disse Kajetan a Mayr, - gli tolga le catene. Non ce n' davvero bisogno. Riusciremo a domare questo puledro. 
Mayr esit. - Voleva saltarmi addosso gi di sotto!
- Ma qui non ne avr il coraggio. Sciolga le catene.
Mayr esit. Poi cominci ad armeggiare con la chiusura. Salt. Veloce List port le mani avanti, si alz con rapidit animalesca e corse alla porta. Mayr gli salt addosso, lo prese per il mantello, lo butt sul pavimento. Anche Kajetan, in pochi passi, lo raggiunse. Con una forza mostruosa List si divincol dalle prese dei due uomini, finch anche il sindaco si alz e prese il ribelle per le gambe. List rimase fermo un secondo, poi alz fulmineamente una mano e acchiapp i capelli di Kajetan. Kajetan sent le unghie dure entrare nel suo cuoio capelluto. Si alz e colp List in viso con tutta la sua forza, finch non allent la presa. 
Mayr aveva gi legato di nuovo un braccio, e tir il secondo polso nelle manette. Il petto di List si alzava e abbassava con forza. I suoi occhi erano chiusi. Mayr lo spinse di nuovo sulla sedia. List aveva ancora le palpebre strizzate. Gli zigomi scricchiolavano; le labbra erano ormai solo una linea biancastra.
Kajetan si era lasciato cadere di nuovo sulla sedia, e stava rimettendosi a posto i capelli con le mani. Mayr riusc a evitare di guardarlo trionfante. 
- La prossima volta la star a sentire, signor sergente. 
- S, signor ispettore.
- Adesso... List? Come si pu vedere, sei la tranquillit fatta persona. Ira e violenza non sono cose per te. Adesso vogliamo proprio vedere, come te ne tiri fuori.
List ancora non si muoveva. La luce del sole nella stanza produceva disegni. 
- Non ci corre dietro nessuno, List.
Ora il prigioniero apr gli occhi. La sua voce, adesso, era pi bassa. - Non l'abbiamo uccisa.
- Quando dico: non ci corre dietro nessuno, non vuol dire...
List non stette a sentire, lo interruppe. - Certo che siamo entrati nel magazzino. Avevamo una fame da lupi. Non ti sazi con un paio di dolcetti.
- E l siete stati sorpresi dalla ragazza. - Kajetan respirava forte. Dalla sua voce si percepiva una crescente impazienza. List non sembr lasciarsi impressionare. 
- No.
- Vi ha dato tutto di sua volont.
- No. Non c'era nessu...
Kajetan si era alzato in piedi e sbraitava sul viso di List. - List! Menti ogni volta che apri bocca!
Il prigioniero si ritrasse. Mayr strinse la presa sulle spalle dell'uomo. 
- No! No! E ancora no! - url List, - non abbiamo visto nessuna ragazza, n ucciso nessuna ragazza!
- Ma alla fattoria ci siete stati! Proprio quando la ragazza  stata uccisa. Le vostre impronte vanno direttamente dalla casa al vostro nascondiglio! - la voce di Kajetan diventava sempre meno contenuta. Mayr adesso stringeva con entrambe le mani le spalle di List. Le scarpe dell'uomo strisciavano selvaggiamente sul pavimento.
- Per voi, contadini boriosi e poliziotti col culo pesante, noi siamo forse la merda pi infima, - url List in un accesso di rabbia incontrollata, - ma nessuno di noi uccide nessuno...
Il sindaco si era alzato in un balzo e aveva colpito rumorosamente List sul viso, respirando affannosamente. - Tu... storpio maledetto, tu... 
Kajetan era fuori di s. Prese Lindinger e lo spinse di lato. - Via di qui! Benedetto dio! Che siamo al manicomio! Che le salta in testa? Mayr!
- S, agli ordini?
- Lo porti via, questo  completamente andato. Ma non gli servir a nulla. Kajetan fece un respiro e cerc di calmarsi. - Il prossimo. E lei, signor sindaco, adesso  meglio che ci lasci. Chiaro?
Lindinger si trattenne, prese il cappello e disse con tono indifferente, in cui per si avvertiva ancora l'agitazione di prima. - Gi in fondo non  affar mio. Se la caver di certo... - si diresse alla porta. List, condotto da Mayr verso l'uscita, si volt. Improvvisamente sorrise.
- Vi serve qualcuno, eh?
Kajetan apr la bocca.
- E noi siamo perfetti. Cos avete un paio di mendicanti in meno, con cui la gente perbene  costretta a dividere qualcosa...
- Fuori!
List rise mentre Mayr lo spingeva con forza nel buio del corridoio. Senza dire altro, anche il sindaco lasci la stanza. Si sentivano i passi attenuati dei due uomini e il tintinnio delle catene. Poi regn il silenzio pi assoluto. Kajetan si mosse rapido verso la sedia, diede uno sguardo agli appunti sul suo blocco, li spinse via con rabbia, si alz, and alla finestra, la apr e la richiuse, torn al centro della stanza. 

14.

Il viso imbrattato di sporcizia, con gli occhi vuoti il prigioniero fissava il pavimento. Mayr non gli aveva messo le catene, perch si era lasciato condurre di sopra senza opporre resistenza. 
- Non mi senti? Nome? Nato dove?
L'uomo non si muoveva. Kajetan guard stupito il sergente. Quest'ultimo si strinse nelle spalle e sembr attendere l'ordine di riportare l'uomo alla ragione. L'ispettore si alz e and verso il prigioniero, accasciato sulla sedia. 
- Ho chiesto: nome? Nato dove?
Mayr gli diede uno spintone. - Devi dire al signor ispettore come ti chiami! Cane vigliacco!
Kajetan osservava attentamente il viso immobile del prigioniero. - Non sente? - disse dubbioso, rivolto al sergente, che alz le spalle perplesso. 
- Pensi forse, - e parl di nuovo all'uomo seduto, prendendolo per le spalle, - che fare cos ti sia d'aiuto? Te lo tiriamo fuori comunque. Ti stupir, quanto poco ci mettiamo.
Kajetan si alz di nuovo e, a passo lento, si spost alle spalle del prigioniero. L'uomo non si mosse. L'ispettore continu a camminare, seguito dallo sguardo stupito del sergente. Kajetan, arrivato alla porta d'entrata, si ferm per un istante e poi torn indietro a passo uniforme. Poi si rimise alle spalle dell'uomo. Nello stesso momento, con un rumore assordante, un posacenere di metallo cadde al suolo. 
Mayr, che in quel momento stava guardando il prigioniero, ebbe un sussulto. Il prigioniero, per, non aveva reagito. Kajetan lasci cadere le braccia sconsolato, alz il posacenere da terra, lo mise sul tavolo e si pieg di nuovo sul prigioniero, il cui sguardo sembrava attraversarlo da parte a parte. Un soprabito singolare, pens Kajetan per un attimo. Deluso riprese posto sulla sua sedia. 
- Vabb, sergente... il cavalletto per la tortura, putroppo, oggi non c' pi... che facciamo?
Mayr gli aveva fatto un cenno, prese fiato e url. 
- Ruki Wwerch!
Le mani del prigioniero! Ebbero uno scatto, mentre sul viso dell'uomo si apr uno spiraglio per una frazione di secondo. Mayr si alz orgoglioso.
- Un russo, signor ispettore!
Kajetan guard Mayr incredulo, poi il prigioniero, finch non prese una forma definitiva la sensazione convogliata dall'inusuale taglio del collo del mantello: l'uomo aveva indosso un soprabito dell'armata russa. Aveva visto questi mantelli quando si dava la caccia ai prigionieri di guerra russi che avevano aderito alla rivoluzione di Eisner, e dei quali si diceva che fossero stati fucilati e gettati in una cava di ghiaia a nord di Monaco.
- Un russo, sergente?
Mayr annu con orgoglio.
- Penso abbia ragione. Ma come fa a conoscere il russo, sergente? 
Mayr sorrise lusingato. - Non  che sappia fare molto di pi.  una cosa che uno deve saper fare, all'estero, eh!
- E quindi cos' che gli ha strillato?
- Mani in alto! Signor ispettore...
Kajetan annu inquieto. Non aveva distolto gli occhi dal viso del prigioniero. Adesso gli occhi di lui si erano ridestati...

15.

Il dottor Notsch aveva parlato a lungo con il prigioniero, in russo. L'uomo sembrava fidarsi di lui. Rispose alle domande del dottore a voce bassa, titubante, ma in maniera esaustiva. 
Alla fine Notsch si appoggi allo schienale. - Come avevate ipotizzato, signor ispettore. Viene dai dintorni di Charkow ed  caduto in prigionia presso Slobodka Lesna. Nel Novembre del '18  stato liberato insieme a molti dei suoi compagni, ma nel periodo di prigionia si era ammalato gravemente e in un primo tempo non gli fu possibile tornare al suo paese. Finch non fu preso con cinquanta compagni nel maggio del '19. Riusc a salvarsi. Come, non lo ha detto, probabilmente non voleva coinvolgere qualcun altro. Ma tutti gli altri sono stati fucilati in una cava di ghiaia... e dice anche che nel podere non c'era nessuno. Nikogo, towarischtsch. - Con queste parole Notsch si rivolse di nuovo al prigioniero.
Questi scosse la testa, stanco. - Nikogo. Niet.
- E ha detto che hanno preso solo qualcosa da bere e da mangiare e poi sono scappati.
Kajetan annu. - Bisogna credergli?
- S.
- Cosa la rende cos sicuro, dottore?
- Non lo so neanch'io, signor ispettore. - Notsch torn in piedi e guard Kajetan negli occhi. - Come medico si acquisisce una specie di sesto senso... ma non mi chieda di che si tratta di preciso. Forse viene dal fatto che spesso si ha a che fare con le persone in situazioni in cui mentire non avrebbe comunque pi senso... Abbiamo finito, signor ispettore?
Kajetan annu. - S... Mayr, porti l'uomo di nuovo di sotto. E porti su Pizzini.
Il sergente fece ci che gli era stato ordinato. Il dottore, che aveva appena finito di allacciare il soprabito con singolare meticolosit, era rimasto fermo sulla porta e fece passare i due uomini, toccando velocemente il prigioniero. Quando entrambi furono spariti nel buio del corridoio afferr la maniglia. - Signor ispettore, - disse, cauto.
- Signor dottore?
- Non penso che abbiate preso gli uomini giusti.
- Ah, no?
- Di nuovo non so che dirle. Ma credo fermamente...
- Credere a una cosa non serve a nulla.
- Non lo dica troppo forte. - Notsch sorrise a labbra strette. 
- Un qualche motivo lo deve pure avere, oltre al fatto che lo crede con convinzione.
- Non credo pi a niente, signor ispettore. E neanche sognare rientra pi tra le mie competenze, - scosse la testa e aggiunse. - Parli con il vecchio Luk. - Apr la porta.
- Il pazzo?
- Chi non  pazzo, a modo suo? Luk lo , senza dubbio, ma  pazzo in maniera diversa. Vive nella segheria al bosco grande. Parli con lui. Buona giornata, signor ispettore. - Usc, passando la maniglia nelle mani del sindaco.
La curiosit era impressa sul volto di Lindinger. - Ho visto il dottore andar via. Che  successo? E mi scusi per prima, signor ispettore. Non ce l'ho fatta, farsi insultare da un miserabile cos!
Kajetan guard altrove. - Ha ragione, signor sindaco. Che  successo? Il dottore ha dovuto tradurre un po' dal russo.
- Dal russo?
- Proprio cos.
Il sindaco si sedette sulla sedia. - Adesso  chiaro! Non sono mica... russi?
- Uno di loro.  stato prigioniero di guerra.
- Ma... quelli al tempo li hanno tutti... - non continu. L'ispettore annu serio.
- Uno evidentemente gli  sfuggito.
Il sindaco sembr non volerci ancora credere. Scosse la testa. - Adesso  chiaro, - ripet, - i bolscevichi sono gi arrivati da noi...
Kajetan non stava a sentire. Aveva deciso di utilizzare un metodo antichissimo; non era un metodo particolarmente piacevole, ma Pizzini ci sarebbe cascato. Era l'anello pi debole della catena. 
Di nuovo la porta sul corridoio si apr. Kajetan and dietro la scrivania e si sedette, mentre il sergente conduceva il prigioniero di nuovo sulla sedia per l'interrogatorio. L'ispettore alz gli occhi con freddezza.
- Allora, Pizzini! Adesso abbiamo interrogato anche i tuoi amichetti. Ed  successa una cosa davvero strana. - Kajetan parlava con voce pi alta, adesso, come a dare ordini.
- Che... che state dicendo?
- Signor ispettore...! - abbai di nuovo il sergente. Pizzini lo guard spaventato e aggiunse un timido Signor Ispettore alla domanda. 
- Sto dicendo quello che dico! E ti dico anche che la mia pazienza sta per finire. Allora, di nuovo:  domenica, sono, diciamo, le quattro e mezza. Tu e i tuoi amichetti entrate, gi cos contravvenendo a un divieto! Solo questo gi vi rende colpevoli! Nella fattoria di Erber. Questo lo ammetti, giusto?
- S... s. 
- E adesso racconta il resto, Pizzini.
- ... come ho gi fatto.
- Lo voglio sentire di nuovo.
- ... abbiamo chiesto: C' nessuno in casa? E poi siamo entrati nella dispensa...
- Tutti insieme?
- S... s.
- E poi?
- Niente. Abbiamo preso qualcosa da mangiare e...
- Siete stati insieme tutto il tempo, nella dispensa?
Pizzini sussult, Kajetan ne prese nota mentalmente.
- Ti ho fatto una domanda, Pizzini!
- S... s. Mi pare di s, s.
- Gli altri per dicono, - aggiunse Kajetan subito, e la sua voce era diventata pi acuta, - che tu a un certo punto sei uscito dalla dispensa!
Pizzini guard sorpreso Kajetan, poi il sergente, poi il sindaco, che ascoltava, teso, seduto sulla sedia. Poi un'intuizione sconvolgente crebbe nei suoi occhi. - Questo... questo non  vero! - strill. -  una bugia! Il russo non pu aver detto nulla, lui non pu...
- Sei stato sfortunato, Pizzini. Il sergente Mayr parla russo perfettamente! Allora? Sei uscito da solo? Per andare dove? - Pizzini non si accorse del tentativo di Mayr di negare modestamente le sue capacit linguistiche. I suoi sguardi si muovevano sperduti per la stanza, e balbettava cercando le parole.
- Voi... voi volete... incastrarmi...
Kajetan si alz con un movimento brusco, gir intorno al tavolo e afferr Pizzini per le spalle. - Omiciattolo! - strill in faccia a Pizzini, - lo sai quello che ti aspetta? Sai com' quando arrivi al luogo dell'esecuzione e il prete viene per l'ultima confessione? E come, poi, quando si arriva alla lama, anche il mastino pi feroce vuole la mamma e si piscia sotto? E sai quanto sei imbecille se, - Kajetan lo scosse forte, - se copri gli altri che vogliono mandarti a morire? Pizzini  uscito da solo! Hanno detto. Tutti e due! L'ho sentito in tedesco, e l'ho sentito in russo.
Pizzini tremava visibilmente. Suoni forti e incomprensibili uscivano dalla sua bocca e si trasformavano in forti singhiozzi. Kajetan allent la presa e ritrasse una mano. Ricominci a parlare in tono calmo e comprensivo.
- Ascolta, Pizzini... - il prigioniero singhiozz pi forte. - Ascolta, Pizzini, io a loro non credo mica. In fondo sei un tipo a posto...
Il pianto dell'uomo si trasform in un piagnucolio tormentato. - ... Un tipo a posto, che si  trovato in una situazione di necessit, senza poterci fare nulla.
Di nuovo Pizzini piangeva senza contegno. Poi cerc le parole. - Io... non posso farci niente. Mi hanno tolto e venduto all'asta la masseria...
- Ti hanno venduto la masseria. Eh, s, Pizzini. 
Cautamente Kajetan ripet le sue parole. - Ti capisco bene... ascolta, Pizzini, - e lo riafferr per entrambe le spalle, - nessuno lo sapr, se ci dici chi  stato. Il colpevole  uno soltanto, ha detto il dottore. E quelli che sono innocenti, torneranno presto a casa. Stammi a sentire, Pizzini, - Kajetan cercava gli occhi sfuggenti e pieni di lacrime dell'uomo disperato, - stammi a sentire. Parler personalmente con il giudice, perch ti dia una pena minore. Glielo dir, al giudice, che sei quello che ci ha aiutato di pi, e che queste cose bisogna ricompensarle, e che un brav'uomo che  scivolato nell'errore una volta non si pu trattare cos duramente...
Dalla bocca di Pizzini le parole adesso uscivano da sole. -  stato Mauritz...  stato... lui - Mayr e il sindaco avevano il fiato sospeso e guardavano Kajetan.
- Lei vi aveva scoperti, eh, Pizzini?
- E...
- E allora Mauritz  andato verso di lei?...
- S,  uscito... e l'ha presa...
- L'ha stretta al collo?
- Perch... subito c' stato silenzio... e...
- Mauritz  uscito e l'ha presa per il collo, Pizzini?
- S... ma noi... non abbiamo visto bene... come...
- Ma  stato Mauritz List?
-  uscito... e...
Pizzini non riusciva pi a parlare. Tremava in tutto il corpo. Kajetan tolse le sue mani dalle spalle dell'uomo, torn al suo posto e rimase a guardare freddamente mentre piangeva. 
- Sergente, questo mi basta per il primo. Lo riporti indietro.
- Agli ordini.
Mayr alz il prigioniero dalla sedia e fu costretto a sostenerlo perch muovesse dei passi. Erano gi alla porta quando Kajetan, seguendo un'intuizione improvvisa, li chiam. 
- Fermi! Pizzini, ti ricordi com'era vestita? 
L'interpellato si gir lentamente senza guardare l'ispettore. Scosse la testa. 
- Qualcosa avrai pur visto? Una gonna, un fazzoletto per i capelli?
- Ma era cos buio...
- Ma che aveva una gonna, questo l'hai visto?
- ... una gonna, certo... e un fazzoletto in testa, s... - Pizzini voleva girarsi di nuovo verso la porta.
- Aspetta un attimo, Pizzini! E che aveva capelli chiari, capelli lunghi, l'hai visto? Una cosa cos si nota anche al buio? Capelli chiari e lunghi, Pizzini?
- S... capelli lunghi... capelli chiari...
- Capelli chiari come un angelo?
- ... angelo... s...
- Bene. Lo porti via.
Mayr sembr voler dire qualcosa, ma alla fine decise di portar gi il prigioniero. L'ispettore sedeva immobile e guardava fisso davanti a s.
Poi il sindaco si mosse. Si alz e si avvicin. - I miei complimenti, signor ispettore! - disse con tono di approvazione. Kajetan non rispose.
- Quindi abbiamo risolto, - aggiunse Lindinger dopo un breve momento di smarrimento, e mosse un passo verso la porta, - sono contento che presto ci libereremo di tutta questa gentaglia. Devo chiamare a Dornstein perch mandino il trasporto, signor isp...
- No!!!
- Ma bisogna farlo per ...
- No, ho detto! Non ci sente? - Kajetan urlava in un accesso d'ira improvvisa. Guardava il sindaco rabbiosamente, salt in piedi, si mosse veloce verso l'attaccapanni alla parete, prese il soprabito e spinse Lindinger a lato.
- Adesso, - sbott, - ho innanzitutto bisogno di aria fresca. Aria pulita, signor sindaco. L dentro, in effetti, c' una gran puzza! 
Apr la porta con uno strattone, usc e la lasci chiudersi con uno schianto.

16.

In lui bruciavano ancora rabbia e delusione, mentre attraversava la piazza del villaggio per andare alla locanda. Il viso della ragazza, che Kajetan aveva visto sul tavolo dell'ospedale, era incorniciato da capelli corti e ricci, di un nero profondo. E questo lo sapevano anche Mayr e il sindaco. Perch non glielo avevano fatto notare?
Da una delle aule della scuola arrivava un esile canto di bimbi, fin sulla piazza quasi vuota. Si mischiava con il brusio lontano di una sega e con una invisibile corrente d'aria che portava l'odore del legno appena tagliato, di fumo freddo di legna bruciata e di escrementi caldi di vacca dalla parte inferiore del villaggio. Di nuovo Kajetan aveva la sensazione che dalle finestre opache di vapore lo osservassero degli occhi curiosi, e il senso di pace invernale non lo sfior neppure.
La porta della macelleria si apr e una giovane donna, che portava un pesante cesto, si mosse verso di lui a passo svelto.
- Voi siete di Dornstein?
-  cos.
- Mi dovete scusare, devo portarvi i saluti del padrone. Mi manda a chiedere se stasera avete tempo.
- Per che cosa, prego?
- Per mangiare da lui.
- Quale padrone? 
- Il signor maggiore.
- E quindi mi conosce?
La ragazza annu con convinzione.
- Penso di s.
Kajetan ci pens un attimo.
- Bene - se non ci sono imprevisti, dica pure al signor maggiore che verr. Dove vive, il padrone?
Cambi di braccio il cesto e indic una stradina tra la falegnameria e la panetteria. - L dietro, - disse precipitosamente, - lungo questa via.  l'ultima casa.
Dopo aver descritto a Kajetan anche la via per la fattoria di Erber, sorrise timidamente e se ne and via in fretta. 

17.

Naturalmente si sarebbe potuto far portare su con una vettura, ma Kajetan sperava di mettere ordine nei suoi pensieri con la lunga camminata. Non gli riusc.
- Non avr molto da fare, - e parole del questore gli risuonavano nelle orecchie, - gli assassini sono gi stati catturati.
Che valore aveva, per, la confessione di Pizzini? Kajetan faceva il suo lavoro da abbastanza tempo per dubitare delle dichiarazioni degli uomini fragili. Ma forse lui si era solo confuso, nel descrivere la fanciulla? Forse Pizzini aveva davvero visto List allontanarsi e sentito baccano di fuori? E il resto l'aveva messo insieme per mettere fine alla propria prigionia? Che significato aveva il fatto che il sindaco descrivesse la ragazza uccisa come folle, e che l'ostessa lo negasse? E che voleva dire l'accenno del dottore al matto del villaggio? L'impossibilit nel determinare l'ora della morte a causa di una finestra aperta, cosa che in questo periodo dell'anno non era affatto consueta? Il grido spontaneo del contadino, Questa me la pagherete!, quando, in quel momento, non poteva ancora sapere che si trattava di pi di un colpevole? Era forse tutto uno strano accatastarsi di coincidenze?
Il sole era gi alto in cielo, e la via larga, che evidentemente veniva percorsa spesso, era priva di alberi. Conduceva prima in un piccolo avvallamento, per poi raggiungere il confine del bosco che delimitava la vallata. Il letto di ghiaia, a tratti spostata da pattini e ruote ferrate, era interrotto in alcuni punti da lastre brillanti e lisce. Kajetan camminava svelto, a passi piccoli e cauti; dopo aver rischiato di perdere l'equilibrio su una lastra di ghiaccio, rallent i propri movimenti. La sensazione di calore aument, cominci a sudare.
Dopo pi di mezz'ora, in cui aveva incontrato solo un uomo anziano che con i lembi del mantello scuro al vento guizzava verso il fondovalle, l'ispettore si trov al confine della propriet di Erber. La descrizione che aveva sentito, di una fattoria che si scorgeva gi da una certa distanza, corrispondeva.
Non si distingueva, in quanto a forma, dagli altri edifici della valle: il piano terra era costruito con pietre grossolanamente tagliate. L'intonaco grigio, saltato in alcuni punti, lasciava intravedere un insieme di rocce di diversa grandezza, tenute insieme da una malta color gesso. Il piano superiore consisteva in muri con le travi ingrigite da decenni di pioggia, il che dava a tutto l'insieme un aspetto poco artistico. La stalla era anch'essa addossata al piano superiore; il fienile, raggiungibile da un corridoio laterale, era chiuso solo da strette assi di legno, poste in verticale e chiuse solo da tavolette catramate. L'entrata alla casa era incorniciata da rocce di granito opache e luccicanti, tagliate grossolanamente. La porta era aperta di un palmo.
Kajetan entr prima nell'aia buia, poi nella stanza. Una luce calda si diffondeva nel basso locale. Sul pavimento, vicino alla modesta stufa di pietra era seduta una bambina, che alz lo sguardo dalle sue biglie sparse sul pavimento, spaventata.
- Mamma!
La porta di comunicazione con la cucina si apr. Una signora, non pi giovane, entr. Si asciug le mani sul grembiule. Nei suoi occhi si leggeva una lieve inquietudine. - S?
- La moglie di Erber?
- S?...
Era diffidente.
- Ispettore criminale Kajetan, di Dornstein. Sono qui per la questione della ragazza in affidamento qui da voi.
Sbarr gli occhi per qualche secondo, poi lanci uno sguardo alla bambina. 
- Va' a chiamare tuo padre, corri.
Senza rispondere la bambina corse fuori dalla stanza. Le sue scarpe facevano rumore sul pavimento di pietra dell'aia, poi si sent lo schianto di una pesante porta. 
- Prego, sedetevi pure. Mio marito sta nella stalla, fuori.
Kajetan ringrazi con un leggero movimento del capo e prese posto su una panca poggiata lungo il muro sotto la finestra. Sul tavolo sotto l'angolo del Signore stava una corona natalizia. 
- La seconda candela dell'avvento non l'avete ancora accesa? - Kajetan tent di intavolare una conversazione.
- Non avevamo niente da festeggiare. - Guardava irrequieta verso la porta. 
- Questo ... un fratello?
Kajetan si era messo a guardare le fotografie e i ritratti dei parenti morti, sotto al crocifisso, e tra questi c'era la fotografia di un uomo in uniforme da marinaio. 
- S.  disperso. 
- Era in marina, non  vero?
Lei annu.
Si sentirono giungere da fuori i passi del contadino, e subito dopo si apr la porta. Erber, un uomo piccolo e tarchiato, con i capelli neri leggermente ingrigiti, si tolse il grembiule da lavoro e lo appese ad un gancio.
- Che cosa desiderate?
-  qui per la Sanne, Simon.  della polizia di Dornstein.
Kajetan gli and incontro e gli tese la mano. - Ispettore Kajetan. Come le ha detto sua moglie, sono qui per Sanne. Le mie condoglianze...
Sul viso della donna si dipinse un forte turbamento. Ma si riprese in fretta. Il contadino non mostr alcuna emozione, quando strinse velocemente la mano dell'ispettore. 
- E ci sono ancora un paio di cose che avrei bisogno di sapere.
- Ma, - disse Erber meravigliato, - non sono gi stati presi?
- Comunque sia. Tutto ha bisogno di essere fatto con ordine.
Il contadino annu, senza guardare Kajetan. - Ascolta. Va' in cucina, - disse alla moglie, che aveva preso la bambina per mano e stava per lasciare la stanza.
- Sua moglie pu tranquillamente rimanere qui. 
- Non ce n' bisogno. - Fece un movimento brusco con la testa, al quale la moglie spar con la bambina. 
- Non vogliamo sederci, Erber? Si parla meglio.
Dapprima il contadino sembr indeciso, poi prese posto al tavolo e invit l'ispettore a fare lo stesso. - Abbiamo gi detto tutto a Mayr, - ripet Erber. Kajetan non rispose di nuovo all'osservazione. La riservatezza del contadino lo metteva a disagio.
- Erber... voi domenica pomeriggio siete scesi in paese, mentre... - e guard con irritazione il contadino che sfogliava un giornale che stava sulla panca per poi lasciarlo sul davanzale, - ... Sanne  rimasta a casa. Chi siete andati a trovare?
La contadina entr portando una piccola scodella con dolci dell'avvento, e la mise sul tavolo. Poi prese posto anche lei, nonostante la cosa desse evidentemente fastidio al marito. - Tutto questo lo abbiamo gi raccontato a Adam, il sergente. - Anche nella sua voce si avvertiva un tono di difesa.
- Comunque sia. Raccontatemi ancora una volta com' andata.
Il contadino mise le braccia sul tavolo, intrecci le dita e strinse forte le mani. 
- Abbiamo, - cominci a voce alta, - fatto visita alla madre di mia moglie. Abita al villaggio. 
- E siamo rimasti l tutto il tempo, - aggiunse la moglie con decisione. 
- Tu rimani fuori! - url il contadino alla bambina, che aveva aperto perplessa la porta della cucina. - I miei giocattoli... - disse timidamente. La moglie di Erber si alz in fretta, alz due bambole scarmigliate dal pavimento e le porse alla bambina. 
- Ecco! E non andare vicino alla stufa, chiaro? - la bambina scomparve.
- Fino a quando siete rimasti l, Erber?
- Fino a dopo le cinque. Le cinque e un quarto.
La contadina si spost pi vicina al marito e guard l'ispettore. - Da noi si usa cos, - spieg, - sempre, la seconda di Avvento, andiamo a trovare la mamma. E poi di nuovo la sera della vigilia. A lei fa tanto piacere.
Kajetan aveva preso un pezzo di dolce, quando la moglie di Erber aggiunse. - E siamo stati l tutto il tempo, eh, Simon?
Erber evit il suo sguardo interrogativo. - Mia madre potr farci da testimone, se non ci crede.
- Perch non dovrei?
Erber alz le sopracciglia, guard di sbieco e fece spallucce.
- Vi credo, - li rassicur Kajetan, - ma andiamo avanti: dopo siete tornati a casa. Quanto ci vuole per salire dal villaggio a qui? Mezz'ora, tre quarti d'ora?
- A piedi, s.
- Ed eravate a piedi? - Annuirono entrambi.
- Quindi siete arrivati, diciamo, alle sei meno un quarto. Che  successo poi?
Adesso raccontavano, integrandosi a vicenda, quello che era successo quella sera. Lo facevano in tono quasi indifferente, senza infiocchettare, e nonostante ci Kajetan pot immaginarsi con precisione gli avvenimenti del tardo pomeriggio della seconda domenica di Avvento. La prima a parlare fu la contadina, che si fece poi sempre pi silenziosa e riservata mentre parlava il marito.
L'abbaiare del cane, con il collo scorticato a sangue dalla catena, era diventato solo un lamento disperato e debole, quando arrivarono. La porta di casa spalancata e le mancanza di luci li avevano preoccupati da subito. Il contadino si era affrettato ad andare avanti, aveva acceso una lampada a petrolio e strillato: Sanne!. Sulle pietre dell'ingresso aveva subito notato che le lastre di ghiaccio erano rotte. La moglie aveva messo un ciocchetto sul fuoco nel tinello, mentre lui, urlando con sempre pi rabbia, era andato a cercare la figlia adottiva, che avrebbe dovuto badare alla casa. Le bestie nella stalla erano agitate, e anche l si mise a cercare Sanne. Tornato nell'edificio principale, aveva sentito sua moglie urlare: La dispensa, Simon!. Che stava succedendo, con la dispensa, aveva chiesto, e lei aveva risposto, piangendo, che era tutto sottosopra, le scodelle erano tutte rotte e... lui era andato a controllare il disastro e l, sebbene fosse ancora arrabbiato, aveva cominciato a preoccuparsi. Con una sgradevole certezza era corso su per le scale, al piano superiore, aveva aperto la porta della camera di Sanne, poi quelle delle altre camere e alla fine l'aveva trovata. Poco dopo la moglie l'aveva raggiunto ed era scoppiata a piangere al vedere la ragazza. Poi aveva guardato sconvolta suo marito, che aveva gli occhi fissi nel vuoto, il viso completamente sconvolto...
Nel riascoltare il racconto la moglie aveva perso il controllo. Si era portata le mani al viso e piangeva piano. Erber, commosso dall'agitazione della moglie, le aveva passato il braccio intorno alle spalle. - Povera piccola... povera... non aveva mai... non aveva mai fatto male a nessuno...
Kajetan si schiar la voce. - Devo vedere la stanza.
Strappato ai suoi pensieri, il contadino si alz con difficolt e and alla porta, dopo aver detto a Kajetan di seguirlo di sopra. Anche la moglie, che si asciugava le lacrime con il grembiule, si era alzata in piedi.
La camera di Sanne confinava direttamente con la stalla. La stanza era bassa e piccola. Vi trovavano posto solo un piccolo letto, un tavolo dalla fattura semplice, con un cassetto, un piccolo com con una brocca per l'acqua, un recipiente e un piccolo specchio pieno di macchie. Una stretta finestra, ricavata tra le travi imbiancate a calce, lasciava entrare la luce. Nella parete murata di fondo una stretta porta conduceva a uno stretto guardaroba, Kajetan la apr. Il guardaroba era vuoto, se si escludevano pochissime camicie e una pesante gonna. Sotto il mobile c'erano un paio di scarpe evidentemente nuove e nel cassetto niente altro che un piccolo libro di preghiere rilegato in nero. Kajetan lo apr. Ne cadde un biglietto.
- Sii sempre fedele e retta, - lesse, - fino alla morte... - Lo pos. La contadina tir su con il naso, piano, poi disse con voce intenerita, ma controllata: - Riceveva sempre questi bigliettini dalla maestra. 
- Ha scritto anche delle piccole poesie, mi  stato detto.
- Erano sciocchezze, - tagli corto Erber.
- Posso leggerne alcune?
Erber dapprima rimase in silenzio, sembrava sentirsi in colpa per quello che aveva fatto alla ragazza in un momento di rabbia. - Le ho gettate nel fuoco della stufa...
- Perch?
- Perch non pensava mai al lavoro.
-  successo quando in autunno si  lasciata scappare le bestie, - spieg la contadina, - e non si riusciva pi a trovarle.
Kajetan drizz le orecchie. - Badava alle bestie?
- Alle pecore, - spieg la contadina, - e non  mai successo niente. Fino a poco pi di sei settimane fa. Lo stesso giorno gliene sono scappate due. Mio marito  andato con lei a cercarle, ma non  stato possibile trovarle.
- Era cos persa nei suoi... pensieri, che non aveva proprio fatto caso a dove portava le pecore, - annu il contadino.
- E allora mio marito le ha bruciato le poesie. Adesso gli dispiace cos tanto, - disse lei. E di nuovo trattenne un singhiozzo.
- E l, sul letto, - disse Kajetan, - stava l, quando l'avete trovata?
Il contadino gir la testa stupito. - No, non l...- si schiar la voce.
- Come?
- Questa  la sua stanza, la stanza della Sanne.
- S, e quindi?
- Voi avete chiesto di vedere la camera di Sanne.
- Ma, e dove l'avete trovata, Erber?
- Nella... camera di fronte.
Kajetan si era precipitato fuori e si dirigeva verso una delle porte che avrebbe portato in una delle camere sulla parte anteriore dell'edificio. - Qui?
Il contadino annu, si avvicin e apr la porta. - L, ma non doveva entrarci, - disse Erber duro, nel silenzio.
- L... ci dormite voi, Erber?
- Non doveva entrarci.
La stanza era pulita e in ordine. Due piccoli letti erano uno accanto all'altro. Anche qui si trovava un piccolo com con una scodella e una brocca d'acqua, vicino un largo armadio per la biancheria, decorato con dei disegni. Kajetan lo apr di un palmo. C'erano tovaglie e lenzuola bianche e i vestiti della festa della famiglia.
- Dove stava?
La contadina, che era rimasta sulla porta, indic il letto a sinistra.
- C'era qualcosa fuori posto, quando l'avete trovata?
- Non ci abbiamo fatto caso... - disse la moglie piano, poi per sembr venirle in mente qualcosa, - tranne... mi  sembrato che qualcuno avesse messo le mani nell'armadio per tirar fuori i nostri vestiti del matrimonio. 
- Ma non  stato rubato nulla?
Entrambi scossero la testa. - Solo, - aggiunse la contadina esitante, - me lo sar solo immaginato, che avevo messo i vestiti in un altro modo. Ma uno si sbaglia facile...
Kajetan si guard intorno. Sotto il davanzale scopr una macchia di bagnato. 
- Da dove viene questa, Erber?
- Ha nevicato dentro.
- Quando?
- Quel giorno.
- Non avete mica dimenticato di chiudere la finestra? - Entrambi scossero la testa. Tornarono di sotto. Kajetan preg Erber di condurlo nella stalla. 
- C' per caso un altro modo per entrare in casa, oltre alla porta principale? - voleva sapere Kajetan, mentre, poco dopo, stavano entrando nella stanza buia. Il contadino indic un portone nella parte posteriore della stalla. - Se si esce da l, si arriva direttamente sulla strada.
- Mi apra.
Erber si mosse indietro e afferr la maniglia. Trasal.
- Cosa c', Erber?
- Manca la sbarra...
- Come pu essere?
Il contadino guardava perplesso il sostegno divelto. 
- Pu essere se uno spinge la porta da fuori, non  vero? - Kajetan apr la porta. Si trov a guardare una superficie innevata, sulla quale non si distingueva nulla a parte le impronte intricate di piccoli animali. 
Quando si gir, i suoi occhi si soffermarono su un piccolo avvallamento. L, dove il vento aveva portato la neve a formare una cornice sotto la tettoia, si distingueva l'impronta di una scarpa, evidentemente gi coperta di neve. Per ricavarne un calco definito era gi tardi. Il contadino non aveva notato nulla delle scoperte di Kajetan.
Quando, poco dopo, si conged dai contadini, si gir verso la porta. - Mi dica, Erber, quass abita anche Luk?
I due si guardarono. - Luk?
- Luk il matto, come lo chiamate, s, proprio lui. Dove lo trovo?
Il contadino sembr titubante, e guard di nuovo la moglie. Lei si gir verso la bambina e le tolse i capelli dalla fronte. - Ma... lui  pazzo.
- Lo so, Erber. Allora, dove lo trovo?
Esitante il contadino indic la via per la vecchia segheria. Kajetan salut. 

18.

Nel bosco montano, che Kajetan raggiunse dopo una faticosa camminata in salita, il vento soffiava notevolmente pi freddo sul suo viso bagnato di sudore. Dopo un ripido tornante il bosco si apriva su una radura che da un lato pareva precipitare in un burrone. Con i vetri scuri e in parte rotti, l'intonaco crepato e le imposte ingrigite, davanti a lui si ergeva la vecchia segheria. Impronte calpestate, ma ancora visibili, che lo avevano accompagnato lungo tutto il percorso, portavano a una porta laterale. Un astore gracchiava dietro le cime. Kajetan buss alla porta. 
Nessuno rispose. Apr la porta ed entr in una stanza buia. Montagnole di segatura marcescente non permettevano di veder bene le vecchie macchine della segheria. Un enorme asse, che probabilmente serviva per collegare la ruota, tramite cinghie di trasmissione appese nel vuoto e una serie di ruote dentate di diversa grandezza con gli attrezzi del piano superiore, troneggiava nella stanza. Il vento muoveva le ragnatele strappate e impolverate.
- Luk?
Kajetan and avanti. Una volta che i suoi occhi si furono abituati all'oscurit, aveva visto una scala che conduceva al piano superiore, e mise il piede sul primo scalino. Quando guard in alto, trasal.
Al termine della scala, in alto, c'era una figura alta, che minacciosamente alz una scure.
- Mettila via! - Luk non si mosse. - Ti devo chiedere alcune cose, Luk.
L'ispettore si costrinse a star calmo. Mise il piede, lentamente, sul secondo gradino. Luk alz la scure. Veloce, Kajetan ritrasse il piede. 
- Non voglio farti nulla, Luk! Sono della polizia! Voglio chiederti delle cose di Susanne Erber, Luk.
- Qualcuno pensa che fosse un uccello...
- Cosa?
- ... e poteva volare, e cadere, ed  morta.
- Che vuoi dire con questo, Luk?
Il folle continu intonando un canto pastorale, senza abbassare la sua scure. 
- E il Signore Iddio gli dice che ha mentito agli uomini e lo deride, e l uno tiene il suo gregge ed  sempre stato buono, ma le pecore cadono tutte in un buco e non riescono pi a uscirne. E allora piange e piange e scende nel buco e rimane con le pecore e sogna, sogna di essere un uccello. - Rideva.
L'ispettore rinunci. Si gir scuotendo la testa, lanci un'ultima occhiata indietro, e se ne and. Imprecando apr la porta. La luce lo accec. Poi i suoi occhi si abituarono.
A Mrs Philomena Hakansen, Manheim, Pennsylvania.
E cos, man mano che invecchio, mi sento sempre pi coinvolto dalle disgrazie della gente. Una volta in vita mia ho pensato, ecco, adesso le cose miglioreranno, e invece sono diventate sempre pi folli, dopo la guerra. Sii contenta di essere andata lontano da qui, perch non ci si capisce pi nulla. Ormai  solo una mascherata, non serve parlare, n star zitti, per questo taccio, ma poi devo parlare e fare le cose, e fare domande e dare consigli, e non mi lasciano in pace con queste cose, e l'affare della Sanne si  fatto ancora pi ingarbugliato di quanto pensassi. L'ispettore di Dornstein ha interrogato i vagabondi con durezza, e uno, alla fine, ha ammesso che il colpevole  stato il suo compare, ha per poi descritto la ragazza con il colore sbagliato dei capelli, perch si  sbagliato nell'oscurit. Quando volevo dirlo all'ispettore, lui se ne era gi andato e il sindaco ha imprecato contro di lui, perch non ci stava con la testa, e che fosse stato trasferito a Dornstein per punizione, e io avrei dovuto stare attento. 
La fornaia l'ha visto che saliva nella parte alta a piedi, e ha detto anche, chiss cos' per lui un assassinio, forse non ci sta con la testa. Io penso, per, che sia un uomo intelligente, uno che davvero sta attento alle cose, ma che non ammette repliche e non lascia che ci si intrometta in ci che fa. E poi, all'improvviso, inizia una strana diceria su Erber, nessuno sa precisamente come stanno le cose, ma tutti si comportano come se la Sanne fosse sua figlia illegittima, dicendo che lei avrebbe voluto rivelarlo. Le persone sono cos buone e poi cos cattive all'improvviso, cara Mena. Allora il nobile signor maggiore, che dopo la guerra si  ritirato nella casa di caccia,  venuto da me a informarsi su tutto quello che stava succedendo, e sui tizi dell'omicidio, quando verranno portati via, perch mettono ansia e poi voleva anche sapere dove fosse andato l'ispettore. E io gli ho detto, da Erber, probabilmente, e lui voleva sapere cosa stava cercando l. Io gli ho detto, e che ne so, lui  uno preciso, e lui ha detto che era una cosa giusta e a me  venuto uno strano presentimento su tutto quello che viene fuori dai discorsi della gente, ed effettivamente  normale che mi sia venuto.

19.

La valle stava perdendo i colori. Il sole, la cui luce si stava spegnendo nel crepuscolo violetto sulle montagne a ovest, non raggiungeva pi il lato della vallata. Quasi all'istante arriv il freddo dal fondovalle e dalle cime. Quando Kajetan, dopo una breve marcia, ebbe raggiunto la casa del maggiore, la scura silhouette delle montagne si stagliava contro il cielo notturno. 
La casa di caccia era costruita in maniera completamente differente rispetto agli altri edifici della valle. Su due alti piani si ergeva un ripido tetto spiovente da cui spuntavano degli abbaini. Il lato della casa rivolto verso la piazza era provvisto di una veranda che si sviluppava in tutta la sua lunghezza, i cui vetri erano evidentemente asportabili per il periodo estivo. Il parapetto del piccolo balcone simile a un pulpito, situato sopra l'entrata, era decorato con motivi a intaglio. Le alte finestre, incorniciate dall'edera, erano illuminate, e proiettavano lunghe losanghe di luce sulla neve intatta.
Kajetan apr la porta sottile della veranda e picchi con il battiporta. Apparve un viso spaventato. La ragazza che gli era andata incontro sulla piazza del villaggio lo salut rispettosamente, con un inchino maldestro, e prese il suo soprabito.
Nella spaziosa stanza d'ingresso, alle cui pareti pendevano trofei di caccia, si apr una porta - Signor ispettore! Benvenuto nella nostra modesta casa! - Il maggiore, i cui movimenti e tono di voce indicavano senza alcun dubbio un passato da militare, gli strinse la mano. - Sono felice che abbia trovato il tempo. Permette, Rupp.
Anche Kajetan disse il proprio nome. Il maggiore era pi alto di lui di una testa; una figura muscolosa, ma con le spalle strette, la cui testa allungata si concludeva su un mento singolarmente sfuggente. 
- Modesta casa! Troppo buono, signor maggiore, - disse Kajetan con approvazione, e indic l'arredamento della stanza, non proprio assimilabile al tipico arredamento di una casetta di montagna. Il maggiore strizz gli occhi lusingato. 
- F.S., maggiore F.S., signor ispettore, - disse sospirando e gli indic una stanza adiacente, - purtroppo fuori servizio... si metta comodo, signor ispettore, prego.
Si trovavano in una stanza coperta per quasi tutta una parete da una libreria. Alle altre pareti pendevano dipinti con scene di caccia; al centro della stanza si trovava un piccolo salottino composto da mobili bassi, in stile cittadino.
- Bene, per a Walching pare che tutti la conoscano solo come il signor maggiore.
Il maggiore sorrise di nuovo e indic una sedia. - Prego, - e prese posto anche lui, - un cognac? Non mi dir no raccontandomi che  in servizio, vero? Lisetta! - chiam poi, senza aspettare la risposta dell'ispettore. Che la voce del maggiore, senza soluzione di continuit, passasse da un tono di grande confidenza a un tono di comando, diede all'ispettore un senso di disagio. La ragazza era gi sulla porta. 
- Lisetta, un cognac per il signor ispettore e per me, - le comand Rupp leggermente spazientito, e aggiunse, allo sguardo impaurito di lei, - sotto alla specchiera, a destra. E non fare cos.
- A de... a destra, - ripet la ragazza timidamente e corse via. Di nuovo il maggiore sospir. Vide che Kajetan ammirava la grande libreria. - Grandiosa, non  vero? - disse con orgoglio, si alz e tir fuori uno dei volumi. - Johann Wolfgang von Goethe. Edizione di Lipsia. 
- Non si annoia di certo, signor maggiore. Con tutti quei libri.
Il maggiore si risedette e sorrise. - Ah, se solo trovassi il tempo, signor ispettore.
Lisetta port due bicchieri di cognac. - Alla salute, signor ispettore! - Il maggiore alz il bicchiere.
- Alla salute, signor maggiore.
- Lisetta, poi mangiamo presto, va bene? - La ragazza annu, si inchin di nuovo e usc in fretta. - Non  molto che ho Lisetta, - spieg il maggiore. - Non  esattamente una Venere, ma come cucina, signor ispettore, in cucina  eccezionale... il cognac...?
- Ottimo, signor maggiore, ottimo.
- Vede a che servono i giusti contatti! Cognac francese.
Kajetan pensava a quali tipi di contatti potevano essere, e si chiese se stava per passare una serata inutile con uno scapolone compassionevole, che adesso avrebbe cominciato a raccontare dei suoi anni da soldato. 

20.

Il cielo sulla valle era chiaro e stellato. Dalle montagne vicine risuonava il sottile fruscio dei rami, come se sulle alture si muovesse un potente mare; si interruppe e si ud di nuovo il rumore del fiume, all'improvviso.
Solo il riverbero della luna sulla superficie dei campi dissodati e dei muri faceva risaltare nel buio il podere di Erber. Nessuna luce era pi accesa, a quest'ora, e unicamente il raro tintinnio delle catene nella stalla indicava che nell'edificio erano presenti esseri viventi. 
Con uno scricchiolio attutito si apr la porta di casa. Una figura lasci il casale, quasi senza produrre rumore. Rimase in ascolto alcuni istanti nella notte e poi and lentamente sulla strada che conduceva pi in alto. Il cane aveva emesso un breve suono, ma qualcosa, forse un sibilo basso e conosciuto, l'aveva fatto tacere.
La figura si mosse con passi maschili, pesanti e sicuri, veloce, in avanti. Si ferm ancora una volta, ormai gi fuori dalla distanza visiva del casale, si guard intorno, come per fiutare l'aria, e, proseguendo, si strinse pi forte addosso il mantello.
La via non era pi libera dalla neve; pochi giorni prima, per, delle slitte caricate con pesanti tronchi erano state trainate l, e, sebbene anche i solchi pi profondi fossero ormai di nuovo colmi di neve, i loro segni indicavano senza incertezze la via da seguire, come la navata di un duomo conduce all'altare. Il viandante notturno prese una lanterna a vento da sotto il mantello, accese la fiamma e continu il cammino.
Poi la selva scura si apr, e al bordo di una piccola radura, sotto arbusti che crescevano selvaggi, completamente innevati, la vecchia segheria apparve nell'alone della lampada.
Una serie di impronte conducevano a una delle porte laterali. Un anello di ferro fece scattare una serratura a catenaccio. I passi dell'uomo suonavano sordi sui tavoloni spessi, quando entr nella parte posteriore dell'edificio. Conosceva la strada. Guard di lato, dove si era aperta una porta e la luce fioca circondava la figura di un uomo alto. 
- Chi ? - chiam una voce calma eppure pericolosamente vigile. L'intruso alz la lanterna e si mostr.
- Siediti, Erber. - Luk aveva gi preso posto su una sedia della sua minuscola stanza e vide che il contadino tentennava. - Uno che si dimentica di essere stanco non serve a niente.
- Se solo potessi esserlo Luk, - disse Erber, e si sedette su una panca. - Oggi  venuto qui uno di Dornstein, per la Sanne, e ha chiesto di te. - Luk annu impercettibilmente.
- E, - continu il contadino, -  venuto qui? Gli hai detto qualcosa?
Per un lungo momento si sent solo il respiro pesante di Luk.
- Dimmi, Luk.
- Ho cantato, Erber.
Erber non cap. 
- Ho cantato...
- E?
- Ma non parlato! Erber, non senti quello che ti dico? - la voce di Luk suonava stanca. Il contadino, sollevato, annu. - Si fa pericoloso, - disse. - Digli, - e qui fece un movimento della testa verso l'alto, - che per un po' non deve farsi vedere cos a valle. La cosa migliore  se si nasconde per un paio di giorni nella grotta d'argento, su, e, - e prese un piccolo sacco di tela dal mantello, - gli dai questo. Ci sono un paio di mele, del pane e un po' di carne affumicata.
- ... va bene, Erber. - Luk parlava come in sogno.
- Ce la fai ancora, Luk? Anche tu non sei pi tanto giovane.
- Non preoccuparti per questo, - rispose Luk dopo qualche istante, in cui sembrava ascoltare una musica lontana, - ... ma adesso per me  come se mi premessero di nuovo sottoterra, Erber.
- Eh?
- Diventeremo di nuovo fantasmi, Erber. Fantasmi, che devono vivere senza luce e non sentono pi nulla, n primavera, n estate.
- Come... come sta lui, a proposito? - il contadino tronc il discorso.
- Esattamente come uno che ancora  vivo, ma sente di essere morto da tempo. - Gli sguardi dei due uomini si incrociarono. Luk sembrava essere uscito dai pensieri in cui era immerso e aveva afferrato con le mani i braccioli della sua sedia. Erber si alz e si volse verso la porta. - Luk, - disse dubbioso, - il foglietto, l'altro giorno, quello l'hai scritto tu?
Il vecchio scosse la testa.
- No? - un pensiero spaventoso si fece strada.
- Dove hai il fucile, Luk? - sibil Erber dopo qualche istante. Il vecchio non rispose.
- Dammi il tuo fucile, Luk!
- No, quello non lo avrai.
Con rabbia Erber prese la lanterna, apr la porta e corse fuori rumorosamente. Presto i suoi passi suonarono lontani. Ovattata e lontana gemeva la porta d'entrata. Poi si fece silenzio. 
Luk si alz. Spense la candela, mosse alcuni passi verso la sua sedia e si lasci cadere. Guard la finestra, attraverso i cui vetri ghiacciati sembrava che la luce bluastra diventasse, adesso, pi forte. Poi cominci a muoversi di nuovo, avanti e indietro. Senza compassione premevano il dolore e il sentimento di amara solitudine. La testa del vecchio si accasci. Luk mise le mani sul viso e pianse.

21.

- Non sanno fare nulla, i francesi, eccetto... - il maggiore strizz l'occhio e sorrise allusivamente, - ... questo, questo lo sanno fare. Il vino pi buono del mondo. Ancora un sorso, ispettore? Vedo che ci prende gusto.
Il maggiore aveva ragione; una sensazione di benessere lo aveva avvolto. Il pasto di Lisetta era stato eccezionale, e il maggiore si era risparmiato sui ricordi del periodo di servizio. Invece, aveva parlato di terre lontane, di letteratura e di altri pregevoli argomenti.
- Ah, gi, - sospir Rupp.
- Che dice?
- Alla salute, signor ispettore!
- Alla salute, signor maggiore!
- F.S., signor ispettore.
Ma non  mille volte meglio qui che in una noiosa guarnigione, avrebbe voluto sapere Kajetan. 
- Ah, gi, - sospir di nuovo Rupp, - la vita in campagna, caro ispettore,  senza dubbio una fonte di giovinezza.  vero, qui si  circondati, diciamo cos, da gente semplice, ma in sostanza qui sono di razza buona. Non sono, diciamo, non sono interessati a cose alte, ma sinceri, retti e leali. Almeno la maggior parte. Alla salute, ispettore!
- Alla salute, maggiore!
- E poi l'aria fresca! Mi creda, le forze aumentano, - ammicc il maggiore. E senza interrompersi abbai: - Lisetta! - In un batter d'occhio la giovane donna comparve di nuovo sulla porta. - Lisetta! Ci porti ancora una bottiglia, va bene?
Lisetta si allontan, prima che Kajetan potesse far cenno di no. Il maggiore si tramut in un baleno da padrone a ospite. - L'aria fresca, s... - ricord, - alla salute!
L'entrata di Lisetta aveva reso Kajetan pi sobrio. I racconti di Rupp, le sue rievocazioni di assolate terre del sud, dei suoi incontri con persone significative, con artisti, politici, gli suonavano ora come uno scoppiettio incolore. - Alla salute! ... sempre che uno ce l'abbia ancora.
- Come? Ah, gi, questa cosa terribile. - Rupp fu subito pronto a cambiare argomento. Anzi, sembrava quasi che lo stesse aspettando. - Una tragedia! Come ne verr fuori? I colpevoli sono, da quello che so, gi dietro le sbarre?
Kajetan pos il bicchiere e inclin la testa.
- Questo s, maggiore...
- E lo dice con tono cos dubbioso?
- Beh... sono tutt'altro che rei confessi.
- Come?
Di, pens Kajetan. E il maggiore finalmente sput il rospo di cui si voleva liberare gi dall'inizio della serata. - Ah... la piccola Sanne, povera ragazza... a volte ha dato una mano qui in casa, quando avevo numerosi ospiti... una fanciulla gentile e amabile. Un po' nervosa forse? 
Nervosa? Mi vuole rifilare anche lui la storiella della povera poetessa in erba pazzoide?
- Con un po' troppa fantasia... d'altra parte non ha avuto vita facile... niente genitori... e chiss come la trattava il padre adottivo.
- Dopo quello che ho sentito fino a ora, - Kajetan si schiar la voce, - non particolarmente male.
- Suvvia!
- Se dice cos, suona come se...
- Una volta ha detto certe cose!
- Interessante. Quali cose?
- Beh, - e il maggiore abbass la voce, - posso sbagliarmi, ma credo, e rimanga tra noi, signor ispettore, credo che il padre adottivo non sia proprio a posto, se perdona l'espressione. Non proprio uno stinco di santo.
- Come? Dice che lui... ha fatto qualcosa con lei? O che vuol dire?
Il maggiore spalanc gli occhi e alz le mani sconcertato. - Per carit di dio! Non voglio dire niente, signor ispettore! - Prese un sorso. - Ma ci sono delle voci cos strane... certo, si deve esser preso cura della ragazza, ma ci dev'essere stata anche una grossa spinta data dal senso di colpa, si dice!
- Interessante.
- Erber, gi, - continu Rupp assorto, - una persona particolare. Con la religione non ha niente a che fare, si dice. E la vecchia storia, quella la conosce certamente?
- La vecchia storia?
- Erber, - e Rupp si pieg in avanti, - era nei consigli dei contadini. Qui, in questa comunit. Era una cosa da ridere, una rivoluzione da queste parti. Dove le persone pensano alla comunione, se sentono la parola comunismo!
- Erber, consigliere agrario? A Walching?
- Non  da pazzi? Si immagini, non sono riusciti neanche a far suonare le campane al parroco quando Eisner, come ho letto sul Miesbacher Anzeige, quando Eisner  scivolato sulla Prennerstrae. Ah! Alla salute, signor ispettore!
- Alla salute, signor maggiore!
- Io poi lo conoscevo bene, - e il maggiore si riappoggi allo schienale, - il giovane Arco-Valley! Tutto diverso dal fratello. Un tipo in gamba! Nessuno aveva pensato che sarebbe stato capace di sparare a quell'istigatore galiziano!
- A quel tempo lei era a Monaco?
Il maggiore annu, e mentre si vantava delle sue azioni eroiche del periodo trascorso a Monaco, Kajetan pens all'avvenimento che aveva scatenato la punizione che costringeva lui a Dornstein. 
Al tempo viveva nella Nockerstrae, a Giesing. Era il maggio del 1919. Un giovane del vicinato si era unito ai rossi, dopo la rivoluzione, e, quando in citt entrarono le truppe bianche, era stato denunciato. Cosa che lo avrebbe condotto, al tempo, alla pena di morte. Il ragazzo non aveva ancora compiuto diciott'anni. Si nascose nella cantina di un ostello, dove fu rifocillato per diverse settimane dalla famiglia, e, quando il nascondiglio fu scoperto, riusc a salvarsi con un salto coraggioso nel ruscello sotto il mulino. Fu ripescato dopo settimane quasi morto di fame; per fortuna non giunse mai davanti al tribunale militare, ma fu sottoposto a un duro interrogatorio, in cui confess che anche l'ispettore Kajetan, come tutta la gente del vicinato, sapeva del suo nascondiglio. Nella sua follia piena di paure credeva che questo gli avrebbe garantito sicurezza, ma questa dichiarazione, che Kajetan non pot smentire in maniera convincente, aveva alla fine condotto a un provvedimento ufficiale, la cui decisione definitiva lo mise di fronte alla scelta: lasciare la polizia o trasferirsi a Dornstein.
- Ho partecipato a tutto, signor ispettore, - disse il maggiore con lo sguardo insospettito, - alla liberazione, al... eh, gi, - sospir. - E adesso siamo qui nella nostra bella Walching...
- Sua moglie... ...?
- Moglie? Cosa le fa pensare...? No, vivo solo, qui.
- Beh, perch lei ha detto siamo.
- No, no, - rise il maggiore, - evidentemente  una mia abitudine. Quando dico noi intendo me, naturalmente. Che succede?
Lisetta era sulla porta e fece un timido cenno. - Potrebbe uscire un attimo, signor maggiore?
- Cosa?! - disse il maggiore in un improvviso accesso di rabbia incontrollato, ma si alz. - Mi pu scusare un momento, signor ispettore?
La ragazza si era ritirata, e Kajetan pot vedere, attraverso l'apertura della porta, che il maggiore stava discutendo animatamente con un giovane. Entrambi erano avvolti dall'oscurit della veranda; la voce del visitatore era bassa, quella del maggiore suonava arrabbiata. Finalmente la porta della veranda si richiuse, e il maggiore torn, contenendo la sua agitazione solo a fatica. Not lo sguardo interrogativo di Kajetan e distolse lo sguardo.
- Niente di importante, signor ispettore, niente di importante, - disse, e si lasci cadere sulla sedia. Irritazione e stanchezza avevano sopraffatto il corpo di Kajetan. Si alz, ringrazi e prese congedo. Il maggiore si offr di accompagnarlo alla locanda, ma Kajetan declin. L'aria fresca gli avrebbe fatto bene, non essendo lui particolarmente abituato all'alcol, disse, e il maggiore annu comprensivo. Quando si strinsero la mano per salutarsi, Lisetta era immobile, gli occhi marmorei, nell'oscurit del corridoio.

22.

Gi a pochi passi dalla casa di Rupp iniziava un viale di abeti. La via conduceva a valle in leggera discesa. Kajetan si era fatto prestare una lanterna a vento da Rupp, ma, guardando il piccolo cerchio di luce intorno ai suoi piedi, la notte gli appariva comunque buia, e il freddo lentamente si fece strada attraverso la pelle delle sue scarpe. Acceler il passo. Il leggero stordimento provocato dal vino si attenuava di passo in passo; sentiva la pelle del viso farsi fredda. Il gelo pizzicava, a ogni suo respiro minuscole spine ghiacciate pungevano in bocca e nel naso. Acceler ancora il passo. Lontano url una civetta.
La via era facile da seguire. Le canalette erano ricoperte di neve, ma i mucchi rialzati ai lati della via mostravano chiaramente dove avevano inizio i campi aperti. 
C'era di nuovo silenzio, non si muoveva un alito di vento, solo ogni tanto delle correnti d'aria, di lato, portavano con s l'abbaiare lontano di un cane. La via portava in fondo alla valle, dove la nebbia sottile era pi estesa. Dopo pochi passi sembrava che anche il cielo fosse coperto di nuvole. Kajetan avvert una strana sensazione di sordit; sentiva lo scricchiolio cristallino dei propri passi, ma questo rumore gli sembr essere sempre pi sopraffatto dal battito del suo cuore. 
Adesso la via conduceva attraverso un tratto boscoso. La nebbia si era fatta pi fitta. Rami neri e opachi si spingevano sulla strada, poi, di nuovo, nel cerchio luminoso apparivano abeti carichi di neve. Nell'oscurit la neve scivolava dalle fronde, che rimbalzavano in alto come delle fruste. Poi la strada sembr condurre di nuovo a una radura lievemente scoscesa. 
L Kajetan, improvvisamente, inciamp. Agitando violentemente le braccia, cerc di mantenere l'equilibrio. Non fu d'aiuto, cadde pesantemente a terra e schiacci la lampada sotto di s. La luce si spense all'istante. Con gli occhi sbarrati Kajetan guard nell'oscurit. Si alz e prosegu lentamente, dopo essersi pulito il viso dalla neve ghiacciata. 
L'ispettore prov a orientarsi seguendo il leggero rilievo al bordo della strada. Per qualche metro gli riusc; poi per ebbe la sensazione che la neve sotto i suoi piedi si facesse pi alta. Indietreggi di alcuni passi e cadde di nuovo, scivolando in una piccola conca piena di neve. Imprecando si rialz, cammin per alcuni passi in diverse direzioni, finch non ebbe di nuovo la sensazione di trovarsi su un terreno solido. Alz entrambe le mani come un cieco e prosegu a passi cauti.
Le cornici di neve a lato della strada erano sparite. Oppure semplicemente non riusciva pi a sentirle? Anche se era sicuro di non poter incappare in nessun burrone, da queste parti, cominci ad aver paura. Il suo polso acceler, nel suo corpo il calore era aumentato, il sudore cominciava a scendere sulla sua fronte. Lentamente si mosse in avanti nell'oscurit impenetrabile. Il terreno era di nuovo solido. Sulla superficie si percepiva uno strato di neve sottile, alto una ventina di centimetri.
Poi si ud uno strano schiocco. Kajetan, che aveva di nuovo cominciato a camminare spedito, dapprima non ci fece caso. Si ferm solo quando lo sent di nuovo, stavolta pi forte, adesso seguito da un altro schiocco, poi da un secondo e un terzo. 
Tutto taceva. Poi scoppi un fracasso infernale. Kajetan url sconvolto, e ai suoi urli si un lo schianto delle lastre di ghiaccio del lago. L'acqua si apr rumorosamente. Kajetan gi non sentiva pi nulla, aveva solamente la sensazione che l'acqua ghiacciata si chiudesse sopra di lui. Un dolore incommensurabile lo avvolse. 

23.

La piccola stanza d'ospedale era poco illuminata. Ai piedi del letto c'erano una suora, che guardava preoccupata la paziente morente, e il dottor Notsch, che si piegava sul viso della vecchia contadina. 
- Signora Alling, mi senti?
La contadina apr leggermente gli occhi e gir lo sguardo sul dottore. 
- Adesso... - sussurr senza voce, - arriva la mia ora...
- Continua, Alling, - disse Notsch, e pos la mano sull'anziana donna, - fino ad ora hai resistito.
- Mo... morire... che debba essere cos... doloroso, - sussurr la Alling, - cos doloroso...
-  il dolore, Alling. Ti do ancora qualcosa, eh, - la consol il medico, e fece un cenno all'infermiera. La suora usc velocemente dalla stanza.
- Non rassegnarti, Alling, - disse Notsch come in un lamento, - non rassegnarti. La tua gente ha ancora bisogno di te. Quando tuo figlio torner a casa...
- Grazie, dottore, - sussurr, e un riflesso opaco di tenerezza pass nei suoi occhi, - ... ma il ragazzo non torner pi... l'ho sognato, dottore... che non torner pi...
- Continua, Alling.
- Ho sognato che lui era vicino al mio letto e diceva, mamma, sono morto, non torner pi, il mio ragazzo, e poi io piangevo... e mio marito mi ha detto... che ero diventata pazza... ma io gli ho chiesto, al mio ragazzo, se... se gli ha fatto male e lui ha detto, s, mamma, tanto male....
Il medico afferr le mani vizze della contadina. 
- E da quel giorno... non voglio vivere pi... dottore...
Il dottore si schiar piano la gola. - Adesso sarai davvero stanca, Alling. Ascolta, domani...
Lei lo interruppe.
- Stanca, s...
- Per tutta la vita non hai fatto altro che lavorare, Alling. Io non ti ho mai visto fare altro...
- Il mio povero ragazzo... - cominci la contadina, singhiozzando piano. Una suora apr la porta e chiam agitata: - Dottore, presto!
Notsch si port con rabbia il dito alle labbra. - Faccia silenzio! Che succede?
- Presto... alla prigione...
Il medico si alz. Fece ancora una carezza sulle mani della Alling, che adesso era caduta in un profondo sonno. - Lei rimanga qui, - disse alla sorella, e lasci la stanza. 
Davanti alla gendarmeria si era infatti gi raggruppato un piccolo gruppo di persone quando arriv il medico, che in fretta aveva messo insieme la valigetta. Entr nella gendarmeria. La porta delle scale era spalancata, e dalla cantina arrivavano voci. Corse gi per gli scalini e vide che il sergente stava tirando fuori in quel momento un corpo dalla cella e lo stava stendendo sul pavimento. Era Pizzini.
Le sue braccia pendevano prive di vita. Sulla branda della prigione sedeva il russo con il viso pietrificato; davanti a lui era inginocchiato Mauritz List, il suo viso nascosto fra le mani, singhiozzante. 

24.

Il freddo bruciava come il fuoco. Kajetan combatteva come un ossesso contro il desiderio di morire, che stringeva il suo petto in una morsa, togliendogli il respiro. Si aggrapp ciecamente al bordo dell'apertura nel ghiaccio, che gli tagli le dita come una lastra di vetro. Croll di nuovo. Non poteva pi urlare, dalla sua bocca usciva solo una specie di sordo gemito affannato. Tent di nuotare, ma sentiva che le forze lo stavano lentamente abbandonando.
A quel punto le sue braccia trovarono improvvisamente un tronco d'albero. Vi si aggrapp e ci sal sopra. Il tronco oscillava silenziosamente, ma sembrava essere ancora attaccato alla terraferma. Qui, nelle vicinanze della riva, non c'era pi ghiaccio. Kajetan mise il viso sulla ruvida crosta di ghiaccio del ramo, si tir ancora pi su e alla fine sent il terreno sotto di s. Lamentandosi strisci sulla riva coperta di cespugli. 
Di nuovo si era alzata una leggera brezza. Aveva alzato la coltre di nebbia e liberato brandelli di cielo. Le stelle e la luna erano ancora nel cielo immobili. Un cane gua. Le luci di un podere sembravano non essere pi molto lontane. Kajetan non sentiva pi freddo. Barcollando and verso la luce.
Doveva aver fatto l'impressione di un morto resuscitato. La proprietaria, che si era messa uno scialle e per il resto era gi in camicia da notte, si spavent e si fece il segno della croce, lo port subito vicino alla stufa e gli mise delle coperte sulle spalle. Quando Kajetan ebbe bevuto del t bollente sent di nuovo il calore fluire nelle sue membra, e la contadina gli disse che il marito era in paese perch era successo qualcosa di terribile, e che al mondo non c'era mai fine al peggio.

25.

Kajetan si sentiva colmo di una straordinaria limpidezza, quando, poco dopo, abbigliato in camicia, pantaloni e scarpe del contadino, si affrett verso la locanda e si cambi i vestiti. Con acuta chiarezza percep i rumori, e vide come attraverso un vetro i visi degli uomini che, in gendarmeria, circondavano il corpo di Pizzini. Il dottore l'aveva fatto portare di sopra. 
Kajetan si avvicin. Il viso di Pizzini era coperto di sangue. Una ferita aperta correva dalla tempia al collo. 
-  morto? 
- No, - il dottore non si gir. Sentiva il polso di Pizzini.
- Riuscir a salvarlo?
Il medico oscill la testa. - Deve essere portato immediatamente in ospedale.
- E allora! Che cosa sta aspettando?!
- La barella! Lo devo portare nello zaino? - rispose il medico tagliente. In quel preciso istante entrarono due uomini con una barella. Notsch disse loro di spostare con cautela il ferito su una barella e lasci con loro la stanza. 
Il sindaco, all'accesso di rabbia di Kajetan, si era scambiato uno sguardo di incomprensione con Mayr. Kajetan l'aveva notato.
- Fuori tutti! - url senza contenersi. - Sindaco, mandi la gente a casa.
Il sindaco si schiar la gola. - Andate a casa, gente, sparite. Non c' pi niente da vedere. 
Mentre gli uomini lasciavano titubanti la gendarmeria, Kajetan apr la porta delle scale e scese velocemente in cantina. 
List era seduto davanti alla porta aperta. Guardava fisso a terra. Il russo era sparito, e adesso veniva in mente all'ispettore che al termine del corridoio aveva notato una finestra aperta. Si inginocchi davanti al prigioniero.
- Non  vero... Pizzini ti ha mentito... - la voce di List si sentiva appena. Poi alz lo sguardo. 
- ... morto?
- No, List.
Il volto del prigioniero si illumin per un attimo. - Ha mentito... non ho ucciso nessuno.
- Cos irascibile come sei, List?
- Credetemi. Eravamo soli. Non c'era nessuno alla fattoria. - Tutte le forze sembrarono abbandonarlo. Si raggomitol e cominci a piagnucolare piano.
- Lo so, - disse Kajetan, si alz e lentamente risal la scala.
Lindinger e Mayr lo stavano ancora aspettando. Il sindaco and verso Kajetan. - Ha finalmente confessato?
- No...
- Cosa? No?! - il sindaco sbuff indignato. - Adesso basta con tutto 'sto teatrino! - strill senza controllarsi.
- Allora faccia qualcosa per farlo finire, signor sindaco. - Anche Kajetan era in preda all'ira. 
- Adesso dipende da me?! - url Lindinger. - Che vorrebbe dire?
Kajetan si appoggi al tavolo e si pieg in avanti. - Vorrebbe dire che doveva dirmi, per esempio, che alcune dichiarazioni non potevano essere vere!
- Quali dichiarazioni?
- Ci pensi bene un momento, signor sindaco, - url Kajetan di rimando, - Pizzini ha detto, nella sua meravigliosa confessione, che la morta aveva i capelli lunghi e biondi!
- S, e allora?
- Ma lei, - e il dito di Kajetan indicava dritto verso il sindaco, - lei sa perfettamente che aveva i capelli neri. Non lunghi e biondi come quelli di un angioletto, signor sindaco!
- Mio dio, - rispose Lindinger, - non avr guardato bene! Anch'io mi sbaglio ogni tanto. 
- Le credo sulla parola.
Colmo d'ira Lindinger and alla porta. L si gir di nuovo e disse in tono improvvisamente calmo: - Vorrei solo che qui da noi tornasse la pace...
- Proprio adesso che entriamo nelle feste, eh? - Il tono beffardo di Kajetan accese di nuovo l'ira del sindaco. Lindinger fece un passo in avanti. 
- Non si dia tante arie. Non pensi che qui siamo stupidi e non sappiamo lei che tipo ... - disse minaccioso e si gir verso la porta. Che si chiuse con uno schianto dietro di lui.
Kajetan si lasci lentamente andare sulla sedia. Il sergente evit di incontrare il suo sguardo. 
- E adesso, - cominci Kajetan dopo qualche minuto di silenzio, - vorr sapere da me quello che intendeva con quella frase, vero? Glielo dico io: sono stato trasferito da Monaco a Dornstein per provvedimenti disciplinari.
- Lo so gi.
- Ah?
- Lo sanno tutti.
- Ma guarda. Ma il perch, anche quello lo sanno tutti?
Mayr scosse la testa.
- E neanche mi riguarda...
- Ma saperlo le farebbe piacere?
- Chi sono io, per metterla sotto esame? Non mi deve spiegazioni, signor ispettore.
Kajetan glielo raccont comunque. Nel farlo ebbe l'impressione che la sua storia cambiasse in qualche modo la considerazione di Mayr nei suoi confronti. Il sergente non disse nulla, quando Kajetan fin, ma annu comprensivo. - Non crede ancora, - disse poi cambiando argomento in tono pacato, - che sia stato List?
- Non so pi a cosa credere, sergente.
- Ma abbiamo una confessione, no? E forse Pizzini si  davvero solo sbagliato, nel buio?
Kajetan scosse la testa. - Sergente... ci sono metodi, e questo non le giunger nuovo, per tirare fuori da un uomo spaventato tutto ci che ha da dire. E se li prende nel modo giusto, denunciano pure la madre...
Mayr aveva annuito pensieroso. 
- No, - continu Kajetan lentamente, - adesso dobbiamo ricominciare da capo: c' una ragazza. Alcuni dicono che era un po' strana, altri che non lo era. Viene uccisa. E tre uomini irrompono in casa alla stessa ora, o meglio, lo stesso pomeriggio. Tutto indica che sono stati loro... - Mayr, che si era seduto, annuiva attento. - ... e chi, oltre ai tre, potrebbe aver avuto un movente per ucciderla? 
- Di certo nessuno del villaggio, - il sergente pensava ad alta voce.
- E che movente avrebbero avuto i tre vagabondi? Non avevano motivo di aver paura di una persona cos piccola. Paura di essere scoperti? Che cosa sarebbe potuto accadergli di cos tremendo? Un paio di settimane di galera. E il russo? Non l'avrebbero neanche pi ucciso. Tra l'altro, l'ha notato che  scappato?
Mayr salt in piedi e annasp. - Io... io ho...
- S, lei ha, - tagli corto Kajetan, - lo lasci scappare. Sicuramente non andr lontano con questo tempo. Lo prenderanno di nuovo. Dica un po', che movente avrebbero potuto avere?
Il sergente si riprese e si sedette. Si mise a riflettere. - Chi pu sapere cosa passa per la testa della gente? - disse dubbioso.
- Proviamo, sergente: Pizzini e il russo non sono altro che due poveri diavoli. Il pi scaltro  List. Ma anche lui eviterebbe di usare la violenza. Non dimentichiamoci che sono anni che in inverno si guadagna il pane in questo modo. E anche il russo...
- Per lui non  poi un rischio cos grande perdere questa fonte di guadagno... 
Kajetan pieg le mani e scosse lentamente la testa. - No... sa, signor sergente, quando ho una sensazione, e ho una sensazione gi riguardo tutta la storia, allora...
- Come si  unito il russo agli altri due?
- Gli altri due lo hanno pescato da qualche parte. Forse gli  venuto a mancare un altro bussatore e hanno lasciato che si unisse al gruppo. Devono essere sempre tre, mi  stato detto. E poi i vagabondi sono solidali tra loro, questo si sa. 
L'ispettore si appoggi allo schienale. Un tremore sottile e febbrile si impadron di lui. 
- E rubare oggetti di valore, anche quello non lo volevano, - continu a parlare a voce bassa, - altrimenti l'avrebbero fatto. Nessuno l'avrebbe fermati. No, - guard di nuovo Mayr, - possiamo andare avanti solo se troviamo un altro movente. 
- Che qualcuno abbia voluto... - Mayr cercava le parole.
- Violentarla? Sarebbe una possibilit. Ci sono tipi che le sono stati dietro? Era una ragazza molto carina. 
- Io non so di nessuno. Erber le stava sempre dietro. Nessuno aveva il coraggio. Erber lo avrebbe picchiato.
- Erber? - Il tremore si intensific.
- No, mai, - disse Mayr sicuro. Kajetan non stette a sentire. - Erber... - ripet, - ma perch avrebbe dovuto? La moglie?... No. Non quadra niente. E mi sento sempre pi stanco, e mi sembra anche di essermi preso un raffreddore con il bagno nell'acqua ghiacciata. - Prov a sorridere, ma la febbre strinse le sue labbra in un ghigno.
- Ecco, - Mayr si era alzato, aveva preso dalla credenza una bottiglia di acquavite e ne aveva versata in un bicchierino, - beva questo... e dopo si vada subito a mettere a letto.
Quando Kajetan, infine, stava per attraversare la piazza del villaggio, gli cedettero improvvisamente le ginocchia. Rimbombando si present in un afflusso improvviso il trauma della paura della morte, che il suo corpo aveva dimenticato, coinvolto nell'eccitazione; barcollando sconvolto raggiunse la locanda. Nell'ingresso croll. Quando alz il viso, stravolto dal panico, vide che di fronte a lui c'era la padrona. Non disse nulla, lo prese sotto le ascelle e lo port di sopra. Arrivato nella sua stanza si aggrapp a lungo a lei, senza ritegno. Poi fu sopraffatto da un senso di profonda stanchezza, le sue braccia caddero inermi sulla pesante coperta che l'ostessa gli aveva gettato sulle spalle. Lei lo guard in modo strano. Poi lasci in fretta la stanza.
Improvvisamente la luna non brillava pi. Fuori si era di nuovo alzato il vento. Lamentoso spazzava la valle, si infilava nelle stradine, e chiuse le imposte della finestra della camera di Kajetan. 

26.

Vicino a un mucchio di materiale di scarico i cui detriti, su cui crescevano gi i pini, scivolavano nella profondit del bosco di abeti, si trovava, alto sulla valle, il vecchio ritrovo dei minatori. Sui muri crescevano cespugli selvatici, adesso innevati. Poich la miniera era stata abbandonata decenni prima, dopo un ultimo tentativo di estrazione, serviva solamente come rifugio ai pastori o alle coppie di innamorati, ed era sempre pi diroccata.
Il colore metallico del cielo notturno si era tramutato in blu. Mentre la valle era ancora immersa in un caliginoso crepuscolo, il sole del mattino lanciava gi sulle alture strisce brillanti di luce, sulle pareti rocciose e sul muro della capanna. L'interno dell'edificio consisteva in un'unica stanza, che prendeva luce da una piccola finestra. I vetri sporchi erano coperti da formazioni di ghiaccio; in un punto il vetro rotto era tappato con un pezzo di stoffa arrotolato. Sul davanzale c'era uno spesso strato di polvere; c'erano finiti anche mosche morte, scarafaggi succhiati dai ragni e pezzi di intonaco crepato. Nella parte centrale dei vetri i cristalli di ghiaccio cominciavano gi a sciogliersi; si formavano piccole gocce che poi cadevano sulla cornice sfilacciata della finestra, in origine grigia, ma che con il tempo si era rovinata, prendendo il colore della pietra calcarea. Brillavano poi sulle scintillanti e intricate ragnatele costruite nella nicchia. 
In un angolo della stanza ancora non baciato dalla luce del giorno, si trovava una piccola stufa. Davanti c'erano schegge di legno, rami secchi; vicino, su uno sgabello, una scodella scurita dalla ruggine. Su dei panconi sporchi e calpestati nella parte posteriore della stanza guizzava un topo, e in fondo si trovava una piccola branda. Avvolto in coperte lacere, sulla paglia, che una volta doveva essere racchiusa in un sacco di tela, giaceva un uomo. Dormiva. Una coperta bucherellata tirata fin sopra il mento, il respiro inquieto. Capelli neri sfilacciati gli cadevano ingarbugliati sulla fronte. Il suo viso appariva scuro e sfinito. Solo i suoi respiri profondi, il guizzo e il fruscio dei movimenti del topo, e il ronzio intermittente di una mosca riempivano la stanza. Da fuori non giungeva alcun suono. 
All'improvviso il dormiente apr gli occhi. Si alz in un baleno e si mise in ascolto, attento. Il silenzio rombava nelle sue orecchie. Gli occhi dell'uomo si spalancarono impauriti. Le sue mani si contrassero. Cominci a tastare la paglia della sua branda, come per cercare un'arma.
Qualcuno batt alla porta.
- Chi ? Luk?
- Apri, - tuon una voce da fuori, - mi manda Erber.

27.

- Avrebbe potuto farla riaccompagnare tranquillamente con la sua macchina sontuosa, la sua macchina cos nobile, - imprec l'ostessa portando la colazione al tavolo di Kajetan. L'intima vicinanza che aveva sentito con lui la sera prima aveva subito lasciato il posto a una cortesia pi formale.
Era stato lui a non volere, raccont Kajetan, il che per non sembr placare l'indignazione di lei. L'ispettore non si inform oltre sulla causa di tutto quel rancore; era troppo impegnato a pensare come proseguire nelle indagini.
Mentre portava alla bocca la tazza di t bollente, lasci ancora una volta vagare la mente sulle cose che era riuscito a sapere nelle ore passate. Indugiava sempre su due considerazioni: il suo sesto senso gli diceva che i vagabondi erano innocenti. E se avevano ucciso la ragazza, non c'erano motivi evidenti. Nessun giudice avrebbe per dato alcun credito ai suoi dubbi; gli indizi erano troppo convincenti...
- Thomas  gi stato qui, oggi, e ha lasciato detto di passare da lui, - url l'ostessa attraverso la porta aperta della cucina.
Il questore Pointner aveva chiamato l'ufficio comunale e ordinato che Kajetan richiamasse immediatamente. Kajetan si trov ad ascoltare un profluvio di rabbiosi rimproveri. 
- Ma le indagini non sono ancora conclu... - prov a interrompere.
- Non faccia storie, Kajetan, - abbai Pointner irritato. - Le ho detto che volevo essere informato immediatamente. E? Dove sono i suoi rapporti? Se non  in grado di condurre delle indagini cos semplici, mi chiedo se ha scelto il mestiere giusto! - La voce di Pointner gracchiava aspra attraverso la cornetta.
- Il caso non  cos semplice come sembrava, signor consigliere, - prov a ribattere Kajetan, e vide come il sindaco storceva la bocca con disprezzo. Quando questi si accorse dello sguardo dell'ispettore, distolse il suo.
- Oggi pomeriggio avr il suo rapporto sulla scrivania, chiaro? - imper di nuovo la voce di Pointner dalla cornetta. - Se sta l a perdere tempo pu venire a farlo anche qui da me. - E attacc.
Il sindaco si era seduto di nuovo e guardava Kajetan con impazienza. - Molte grazie, - sibil Kajetan e se ne and sbattendo la porta.
- Che vorrebbe dire?! Signor ispettore, - gli url dietro il sindaco. Kajetan sent e apr di nuovo la porta. - Che voglio dire? Voglio dire che poich lei vuole liberarsi di questa cosa al pi presto, ha telefonato al consigliere per lamentarsi di me!
Lindinger voleva controbattere con furore, ma Kajetan aveva gi sbattuto la porta ed era in cammino per la gendarmeria, quando sent dietro di s la voce del maggiore. - Buongiorno, signor ispettore, - fece questi cortesemente, e si avvicin. Kajetan si ricompose e ricambi il saluto.
- Ho sentito la storia terribile di ieri sera! Sarebbe potuta finir peggio. Perch non ha accettato di farsi portare a casa? Come... - cambi leggermente tono di voce, - come sta proseguendo?
Kajetan non aveva voglia di parlare diffusamente col maggiore delle indagini. 
-  pi difficile di quanto pensavamo all'inizio, signor maggiore. Se mi vuole scusare, io...
- Ma tutto  contro i tre farabutti, no?
- Quasi tutto, maggiore.
- Ma come! - Il maggiore sembrava morire di curiosit. - Ma chi potrebbe esser stato, altrimenti? Mica qualcuno di qui? - rise. - La prego!
- Mi perdoni, maggiore, adesso devo correre l. - E indic la gendarmeria. Il maggiore finalmente cap. 
- Ma certo, naturalmente. Arrivederci, signor ispettore. Mi ha fatto molto piacere.
- Arrivederci.
- E buona fortuna ancora, e spero che abbia successo!
Kajetan entr in gendarmeria. Mayr era seduto e stava consumando la merenda del mattino. - Stia pure, sergente.
Il sergente ricominci a masticare, mentre l'ispettore, immerso nei suoi pensieri, appendeva il soprabito all'attaccapanni. - Come sta Pizzini?
- Male.
- Male?
Mayr deglut un boccone. - Ha il cranio rotto, dice il dottore. Il russo l'hanno preso stamattina presto a Fraunreuth.  stato subito portato a Dornstein. 
Kajetan si sedette con pesantezza al tavolo di Mayr. - Ah, s? E il dottore salver Pizzini?
- Dice che non lo pu ancora dire. List deve avere dei pugni duri come il ferro. C' qualcosa che non va, ispettore?
Un attacco improvviso di tosse squass Kajetan. Mayr lo guard con preoccupazione. - L s che ha avuto fortuna, ieri notte. Il garzone di Eder tempo fa non ce l'ha fatta a tirarsi fuori. Il suo cadavere l'hanno ritrovato solo in primavera!
Kajetan evit l'argomento. - Parliamo d'altro? - disse rassegnato. 
- Quando parte il postale per Dornstein?
- Il postale?
- Per Dornstein, s.
- Alle tre.
Mayr aveva risposto stupito e adesso aspettava una spiegazione. L'ispettore, invece, si alz e and alla finestra. Dopo un po' si gir. - Sergente, che facciamo adesso? Non mi viene in mente pi nulla...
Mayr annu lentamente, pul il suo coltello, pieg la carta del pane e la mise in una scatola di latta. Poi scosse preoccupato la testa e disse che aveva controllato di nuovo l'alibi di Erber, ma che non era venuto fuori niente. Un'unica, debole possibilit poteva consistere, e gli era venuto in mente solo la notte scorsa, nell'interrogare gli Hutter. - Il podere degli Hutter sta a buoni tre o quattrocento metri proprio vis  vis con Erber... - cominci a spiegare, ma gi Kajetan era balzato all'attaccapanni a prendere il soprabito.
- Venga, Mayr!

28.

L'ostessa della locanda della posta aveva fatto attaccare un cavallo in tutta fretta. Poco dopo i due raggiunsero la Oberland. Su un'altura a sud della tagliata, coperta da un gruppo di abeti e non visibile al primo colpo d'occhio, spunt la fattoria degli Hutter. Effettivamente bisognava camminare solo pochi metri per vedere da l la tenuta di Erber.
Hutter li aveva visti arrivare gi da lontano. Era uscito davanti alla casa e li aspettava.
- No, - scosse la testa alla domanda di Kajetan, e sua moglie, che era uscita dopo di lui, conferm annuendo, - no di certo. Domenica c'era anche un tempo terribile, vero, Nanne?
- C' stata la nebbia e ha anche nevicato un pochino, - accondiscese la moglie. 
- Quindi noi non abbiamo visto niente di certo, - ripet il contadino ancora una volta. Deluso Kajetan si gir per andarsene e fece cenno a Mayr.
- La povera Sanne... saliva spesso qui da noi... terribile, - sospir la contadina. Kajetan drizz le orecchie. - Saliva spesso da voi?
- Certamente, - disse lei con fervore, e il contadino annu, - lei e la Zilli erano amiche per la pelle. Un cuore e un'anima sola...
- Chi  Zilli? 
- La figlia di Hutter, - spieg Mayr.
- E Zilli era la migliore amica di Sanne? - Kajetan si rivolse ai contadini. 
- Come sorelle, se vuole saperlo. Dovrebbe anche essere l'ultima ad averla vista.
- Quando, Hutter? - il polso di Kajetan acceler.
- Domenica pomeriggio. Sanne doveva stare attenta alla casa e Zilli  andata a trovarla.
Anche il respir di Mayr si fece pi affannoso. - E perch non hai mai detto niente, Hutter? - disse con rabbia.
Il contadino alz le spalle. - Non  che sapevamo niente di preciso, - disse la moglie per giustificarsi, - ma da allora Zilli  completamente sconvolta e ieri notte ce l'ha raccontato.
- Cosa?
- Che era stata da Sanne.
- Per quanto tempo, per quanto? - La voce di Kajetan si faceva sempre pi pressante. 
- Quando  tornata a casa domenica, Nanne?
- Verso le cinque, mi pare, - la Hutter ci pens su e poi annu con sicurezza. 
- Dove la troviamo, Zilli?  qui?
-  scesa al villaggio, eh, Nanni?
- S, - conferm la moglie, - non so che cosa sia andata a fare. Per lei  tutto cos difficile, questa cosa di Sanne. Per noi tutti...
- Dove potrebbe essere andata? Da chi?
I contadini si guardarono confusi. - Forse in chiesa, - disse la Hutter titubante, - negli ultimi tempi prega davvero molto...
- Grazie, Hutter, grazie, signora Hutter, penso, - disse Kajetan salendo di nuovo sulla slitta, - penso che ci siate stati utili.
-  stato un piacere, - disse il contadino e rientr in casa con la moglie.
In poco tempo avevano raggiunto di nuovo il villaggio. Kajetan salt gi. Chiese al Sergente di aspettarlo nella gendarmeria. Mayr sembr non capire, ma ubbid. Poi Kajetan si affrett verso il cortile della chiesa. Entr nell'edificio buio; era vuota. C'era solo una signora anziana inginocchiata davanti a un altare laterale. 
Kajetan lasci la chiesa attraverso il portale di fronte. L'obitorio era alla fine del cimitero. 
Poi scopr la figura snella, vestita di nero. Le sue spalle si muovevano impercettibilmente. Piangeva. Infine cadde in ginocchio, prese una ciotola di acqua benedetta, spruzz la bara e si gir per andarsene. 
- Sei Zilli?
La ragazza si intimor. Sul suo viso pieno di lacrime si dipinse la paura. Non rispose e cerc di evitare Kajetan, camminando oltre.
- Sono della polizia e devo farti delle domande.
- Devo andare a casa. - Zilli cal la testa e continu a camminare. Kajetan le sbarr la strada. Le parl in tono amichevole. - Non ci vorr molto. Domenica pomeriggio eri con lei...
Cominci a correre. Kajetan la insegu. - Zilli, - la chiam con rabbia, - non ti faccio niente. Fermati! Subito!
Sembr non sentire, continu a correre sempre pi spaventata in mezzo alle file di tombe. Kajetan le sbarr la strada per uscire e riusc a prenderla quando lei inciamp su una pietra tombale pi alta. La aiut e la tenne stretta. - Sei diventata pazza? Polizia!
- Mi lasci andare, - piangeva la ragazza cercando di liberarsi.
- Neanche per sogno! Perch scappi? - Strinse la presa.
- Ahi!
- Perch scappi, voglio sapere. O hai combinato qualcosa?
Zilli scosse la testa e si guard intorno spaventata. Il cortile della chiesa era vuoto. 
- Allora, perch scappi?
Lei tir su col naso. - Perch... perch ho paura... - disse poi e lo guard. Kajetan la guard sorpreso. Ma appena le sue mani allentarono un po' la presa, lei si divincol e corse via. Il fazzoletto che aveva in testa si era sciolto e i suoi capelli biondi le ricaddero in lunghi ciuffi davanti agli occhi. Con un balzo Kajetan fu su di lei, la afferr forte per il braccio, mentre lei cercava selvaggiamente di liberarsi, e caddero a terra. Poi, tenendola stretta con entrambe le mani, si rialz. 
Lui imprec. 
Lei adesso sembrava rassegnata al suo destino e non si muoveva pi. 
- Zilli, Sanne era la tua migliore amica.
Annu e cominci a piangere.
- Voglio scoprire chi  stato, Zilli! E tu mi devi aiutare a farlo. Devi solo dirmi se aveva paura di qualcuno, di qualche ragazzo, del contadino, di una persona qualunque. O ti ha raccontato qualcos'altro di importante? Zilli, - adesso parlava in tono quasi supplichevole, - mi devi aiutare.
Lei lo squadr brevemente, tir su il moccio e guard di nuovo intorno. Kajetan segu il suo sguardo: il cimitero era ancora vuoto; la vista sulla piazza del paese era impedita dalla sacrestia e dall'alto muro del cimitero, sarebbe stato possibile vederli solo dai piani superiori dell'ospedale. Zilli sembr aver cambiato idea.
- Solo se non lo dici a nessuno, che te l'ho detto io, - disse, dopo aver guardato di nuovo intorno.
- Ma di, chi potrebbe volerti fare del male?
- Promettimelo, - insist lei. Kajetan annu: - Te lo prometto. Ma adesso dimmi finalmente: di chi hai paura!
Il suo viso si riemp di nuovo di pianto. - Di quello che ha ucciso Sanne, - sussurr.
- Quelli sono in prigione, Zilli, di loro non devi pi avere paura.
- Gi in prigione?
- Certo! I tre vagabondi! Vuoi dire quelli, no? - Sul viso di Zilli si dipinse di nuovo lo scoramento, e di nuovo fu sconvolta dai singhiozzi. 
- Non sono stati i bussatori. - E raccont, facendosi sempre pi calma, come se un peso le si togliesse dall'animo, quello che aveva vissuto quella domenica pomeriggio.
Aveva fatto visita a Sanne nel primo pomeriggio. Dopo che Sanne aveva finito i lavori di casa, si erano messe a recitare tutt'e due, cosa che facevano spesso. Contadino e contadina, marito e moglie. Sanne aveva inventato un piccolo copione, che trattava di uno sposo timido che doveva imparare a baciare la moglie. Per non avevano costumi, cos a Sanne venne in mente di fare una cosa proibita, di prendere i vestiti del matrimonio degli Erber; non se ne sarebbe accorto nessuno, aveva detto lei, e Zilli si era sentita a disagio. All'improvviso avevano sentito le voci dei mendicanti. Cos si erano nascoste sotto il letto e avevano aspettato fino a quando i vagabondi non erano andati via. Dopo un po', ed era gi l'ora di dar da mangiare agli animali nella stalla degli Hutter, avevano avuto di nuovo il coraggio di uscire, e Zilli era corsa fuori mentre Sanne cercava ancora di infilare i vestiti nell'armadio.
- Zilli, avresti dovuto dirlo alla polizia! Perch non l'hai fatto?
Di nuovo lei abbass la voce. - Ma se loro scoprono che ho detto qualcosa...
Kajetan la prese di nuovo per il braccio e la scosse leggermente. - Zilli, che succede se lo scoprono? E di che aveva paura Sanne? Pensava che qualcuno le avrebbe fatto del male? Parla, in nome di Dio!
- Hai bestemmiato! Non si bestemmia al cimitero.
- Va bene, Zilli, allora non bestemmio pi. Allora, parla!
-  vero quello che mi hai detto prima?
- Cosa?
- Vedi l'hai gi dimenticato.
Il viso di lei si chiuse, indietreggi di un passo e lo guard arrabbiata. 
- Cosa? Ah! No, non lo dir a nessuno.
- Sicuro sicuro?
- Sicurissimo, Zilli.
Tacque diffidente. Poi alz gli occhi verso di lui. - Ha sempre mantenuto il segreto su di loro. Ha detto che aveva scoperto qualcosa che avrebbe accusato qualcuno.
- Accusato? Accusato di che? - L'agitazione di Kajetan cresceva; si costrinse a star calmo.
- Non lo ha detto, - continu Zilli, - ripeteva solo l i padroni ci andranno a guardare, per, diceva cos se lo dico al sindaco, ha detto.
- E chi, non l'ha detto?
Zilli strinse le labbra e scosse la testa. Il movente, esult Kajetan dentro di s, ho il movente! Adesso devo... - Devo andare a casa, adesso, - disse Zilli.
- S, gi. E Zilli, una cosa ancora: quando sei andata a casa, hai notato altro?
- No.
- Pensaci un attimo! Forse... forse qualcosa di strano?
Lei scosse di nuovo la testa, ma poi sembr le venisse in mente qualcosa.
- Solo, mi sono meravigliata, - disse esitante, - che lui  entrato dalla porta della stalla e non dalla porta di casa... Perch da casa nostra ho visto quando arrivava.
Kajetan spalanc la bocca. - Chi?
- Beh, Erber, dicevo.

29.

-  assolutamente impossibile, - aveva detto Mayr. Poi per fece attaccare i cavalli e and nella Oberland. Si sentiva incredibilmente stanco.
La famiglia era seduta a pranzo quando Mayr entr, senza bussare.
- Erber, - disse solo, - vestiti, - e Erber si era alzato, senza neanche guardare una volta dalla parte di sua moglie, pietrificata, e senza salutarla, e l'aveva seguito.
L'arresto si propag nel paese come un fuoco di fila, e quando il sindaco corse alla gendarmeria, la fornaia cerc di fermarlo. - Perch non l'ho detto subito, Thomas, - imprec offesa, - non potevo sapere che era cos importante!
- S, fornaia, lo so, - disse il sindaco spazientito, - tu hai visto Erber domenica pomeriggio tornare nella parte alta! Me lo hanno gi raccontato anche Marie Schneider e la Hofing.
Erano arrivati davanti alla gendarmeria. Il sindaco afferr la maniglia e si gir verso di lei. - Di solito avete cos tanta voglia di chiacchierare! Ma quando succede qualcosa di importante, allora: e come potevo saperlo? C'erano altri motivi?
Lei non gli rispose. - Ma se  vero...Thomas. Prima sono entrati dalla madre di lei, poi lui  uscito ed  andato nella Oberland.
- Va bene, - la interruppe il sindaco e la mand via, mentre lei cercava di sbirciare attraverso l'apertura della porta. - E grazie mille. Ma adesso non puoi entrare.
Lui entr.
L'interrogatorio era gi finito. Erber sedeva distrutto su una sedia. Vicino a lui c'era il sergente con il viso pietrificato. Kajetan parlava con tono calmo.
- Quindi, Erber... ti devo arrestare. Sei sospettato di aver ucciso la tua ...
- Perch dovrei aver ucciso la mia Sanne? Perch?
- Questo vorrei tanto saperlo anch'io, Erber. - Kajetan fece un cenno a Mayr.
- Sergente, ha gi chiamato per il trasferimento a Dornstein?
- Fatto, signor ispettore, - disse il sindaco pronto. Ma anche lui sembrava scosso, per la prima volta. 
Erber era completamente crollato; dal suo viso era scomparso qualunque segno di vita. Kajetan si pieg su di lui. - Perch lo hai fatto, Erber? - chiese a voce bassa e quasi con tono cospirativo. Ma il contadino non rispose.
- Sanne era la tua figlia illegittima, della tua precedente ragazza di servizio, non  vero?
Erber gir la testa, guard a terra. Kajetan si fece ancora pi vicino. - Hai fatto qualcosa con lei, e voleva denunciarti a tutti.  questo?
Il contadino strinse le labbra e chiuse gli occhi. 
- ... ma ammetti di essere tornato da solo alla fattoria il giorno dell'omicidio. 
Adesso il contadino scuoteva la testa incredulo.
- Invece, Erber?
Di nuovo Erber non rispose. Adesso per ci fu un movimento nei tratti del suo viso. Il suo mento cominci a tremare. Singhiozzando si copr il volto tra le mani.
- Confessi, Erber?
Erber annu piangendo.
- Io... non ne uscir... mai, - balbett.
Gli sguardi dell'ispettore e del sergente si incontrarono.
Per l'amor di dio, sembrava voler dire Mayr. Nei suoi occhi si leggeva un'incredibile indignazione. 
Kajetan non avvert alcun senso di trionfo. Improvvisamente si sent gelare. Poi prese una decisione.

30.

- Il dottore arriver solo tardi all'ospedale, nel pomeriggio, - disse la suora. - Ma il prigioniero  vivo, - aggiunse con un sorriso beato, come se Kajetan fosse il padre di un bambino ricoverato con una malattia mortale. - Provi a casa sua, se  molto importante, - aveva aggiunto, e aveva descritto a Kajetan la strada per la casa di Notsch.
Il dottore aveva affittato una casa fuori dal paese. Dalla piazza una breve via conduceva a sud. Prima che arrivasse all'avvallamento laterale del lago, saliva su una bassa altura, che raggiungeva una delle colline moreniche addossate alla montagna, scavata da una parte per cavare ghiaia. Dietro la cima della collina la via si piegava leggermente ancora una volta, si apriva, non ancora sgombra, su un'ampia radura, e portava poi nella foresta. Al confine della radura, rivolta al bosco di montagna a est, si trovava la casa del dottore. Non corrispondeva all'idea di accogliente casa di montagna, ma il fumo che usciva verticalmente dal camino dava un'impressione di gradevolezza e pace.
Il dottor Notsch non sembr sorpreso. - A cosa debbo l'onore, signor ispettore? Venga pure dentro e scusi il disordine.
Kajetan, che si ricordava delle parole dure della notte prima, entr, in imbarazzo davanti alla gentilezza del dottore.
- Mi sono appena preparato una tazza di caff.  tutto quello che riesco a fare senza la mia governante. Ne beve una anche lei? - Notsch, che appariva stanco, e nonostante ci emanava una quieta forza, gli fece strada camminando su pantofole di panno e gli indic una sedia nel tinello. La stanza era calda: Kajetan apr il soprabito, ma rifiut l'offerta di Notsch di metterlo via.
- Ha l'aspetto di uno che ha bisogno di un caff. Ha fatto un bagno nel lago glaciale, mi hanno detto. - Il dottore vers del caff fumante in una ciotola, lo spinse verso Kajetan e gli si sedette di fronte.
- In cosa posso aiutarla, signor ispettore? Non potr far molto, temo, - e prese un sorso, - che Pizzini sopravvivr l'avr gi sentito. Se questa sia una fortuna per lui,  da vedere. - Notsch prese un paio d'occhiali dalla tasca della sua giacca di lana e li pul con cura, li inforc e guard Kajetan con amichevole schiettezza. La luce biancastra di neve disegnava un profilo netto attorno al suo viso. - Allora, ispettore?
- Non riesco a uscirne, dottore...
Lo sguardo del medico si fece indagatore. Poi prese un sorso, lo gust sotto il palato e deglut in fretta. - Quindi ha scoperto, - cominci poi, - che non sono stati i vagabondi?
- Stamattina ho fatto arrestare Erber, e ha confessato.
- Non  stato lui, ispettore, n i vagabondi. 
- Cosa... cosa la rende cos sicuro, dottore?
- Non  sicuro anche lei, che non siano stati loro, n lui? - il vetro degli occhiali dal lato del viso non esposto al sole luccic. Kajetan gir la testa verso la finestra e per un momento fu accecato dal candore della superficie innevata. Si strofin gli occhi. 
- Certo sarebbe la cosa migliore per tutti, - disse il dottore, adesso con tono tristemente sarcastico, - se fossero stati loro. Per tutti, ma non per gli innocenti.
Kajetan soffi aria dal naso. - Non ne ha una grande opinione.
- Di che, dell'autorit? S, ha ragione, ma io, e questa frase  la pi importante dei nostri tempi, non ho detto assolutamente niente...
- Perch dovevo parlare con Luk? - lo interruppe Kajetan.
- Ci ha provato? S? E non ne  venuto fuori niente?
- Mi ha minacciato e non ha detto altro che cose folli.
- Cosa?
- L'ho dimenticato. Di dio, che deride gli uomini, delle pecore che spariscono nei buchi, di uno, che pensa di poter volare...
Per un momento Notsch ebbe un'espressione preoccupata. Fiss Kajetan, poi guard fuori dalla finestra. Il bianco della neve sembrava cambiar colore in un grigio freddo. - Perch dovevo parlare con Luk, dottore? Per sapere qualcosa che gli altri sono troppo prudenti per dire o, mi perdoni, troppo vigliacchi?
Notsch non sembr per niente offeso. Appariva calmo, quasi divertito. - Lei sembra non aver idea di come vanno alcune cose a questo mondo. E si sbaglia. Io non potrei dirle nulla che possa davvero aiutarla. E per quanto riguarda il vecchio Luk, le ho gi detto che  pazzo. 
- Perch dovevo parlare con lui? - ripet Kajetan.
- Luk  pazzo,  vero, ma ha gli occhi di un astore. L'ha mai guardato negli occhi? E ha momenti in cui le sue percezioni sono brutalmente chiare. Se non vuole parlare con i poliziotti, non pu darmene la responsabilit. Non si pu costringere mai Luk a fare ci che non vuole, mai pi. 
- Mi racconti, dottore.
- Non  neanche passato troppo tempo. Luk era cresciuto a Walching, ma si trasfer presto a Monaco. Un ribelle, come dice la gente di qui, pare sia stato un ribelle fin da piccolo, e nessuno si  stupito quando si  unito ai rossi, a Eisner, a Landauer e a Lavin e come si chiamano quelli. Diversamente da suo figlio, che, come gli fu rinfacciato, si un alla fazione opposta e se la fece con quelli di Escherich. Poi, nel '19, tutto precipit, la storia la conosce. Una vita umana non valeva pi un centesimo. I ribelli vennero allineati sulle strade, faccia al muro. Lui  fuggito, in una notte  riuscito a passare in mezzo all'esercito dei corpi franchi di Escherich, finch non lo hanno acciuffato con altri dieci compagni dietro Starnberg. Il processo fu solo una farsa, come tutti i processi dell'epoca. Gli uomini sono stati caricati su un camion e portati a una cava di ghiaia. L cominci il macello. Uno dopo l'altro sono caduti nella fossa e quando tocc a lui, si alz improvvisamente una voce, Quello no, quello  mio padre!. Ed  tornato a Walching con i capelli candidi. La comunit gli diede un alloggio nel villaggio, ma lui volle andare alla vecchia segheria. 
Il dottore fece una breve pausa, si alz e and verso una piccola stufa di ferro. - Non pensi, - continu, - che Walching sia un posto cos tranquillo da non respirare anche qui quello che era successo nel mondo. E le cose che uno di citt fa senza riflettere, e pensa, ecco una nuova moda, qui vengono interiorizzate e possono sviluppare una forza esplosiva tale da sconvolgere tutto. Ovviamente i cittadini vivono con pi leggerezza le defenestrazioni, gli incendi e le fucilazioni; non sono stati loro a mettere i vetri alle finestre e, se uno viene fucilato, non  poi cos facile che sia il parente di qualcun altro. Comunque, a Walching c'era un consiglio di contadini. Qui Gandorfer aveva molti seguaci.
- Il maggiore mi ha gi raccontato che Erber...
- ... e altri,  cos, laddove Erber era quello che godeva di maggior rispetto.
A Kajetan sembr che Notsch reagisse con disprezzo al nome del maggiore. Il medico, adesso, teneva entrambe le mani sulla stufa, le strofin e torn a sedersi al tavolo. Ci fu una pausa, scandita dal ticchettio vellutato della pendola. 
- Il mare, - disse il dottore all'improvviso. Kajetan pos la tazza. Il sole si era spostato e adesso illuminava ancora solamente il davanzale. Il dottore not l'espressione interrogativa di Kajetan. 
- La gente di qui ha una strana predilezione per il mare...
- E quindi? - Kajetan non capiva.
-  quello che ho capito della gente. Di' loro che la loro vita  buia e che devono pensarci e cambiarla. E loro sorridono e dicono stupidamente, Eh gi, e se ne vanno. C' voluto molto prima che capissi che non  vero, la vita qui, con tutte le necessit, con tutti i dolori, non  triste. Dietro l'indifferenza lampeggiano i sogni, e il cervello assimila le parole pi intensamente di quanto potrebbe fare quello di un uomo gi pieno di cultura. Da racconti che per altri non sono che sciocchezze da bambini, qui saltano fuori idee come cespugli in fiore e, una volta assimilate, vengono difese con furia e ostinazione.  l che c' una ricchezza incredibile. Non nel possesso, non nelle cose esteriori; in niente che si possa appendere a una parete o mettere in una teca, quasi non ci sono segnali, quasi niente parole, ma si brilla, se si cambia tono di voce, se si balla, se si gioisce o si piange. Ecco le feste, che nelle menti delle persone cominciano gi molto tempo prima e finiscono molto tempo dopo, quando gi da un po' si  tornati alla routine quotidiana, e durante le quali festeggia nelle giornate domenicali. Ecco le preghiere in riunioni segrete, bestie che improvvisamente escono dall'oscurit, l'odore di resina bruciata quando in estate il sole indora l'aria. Conosce quell'odore, ispettore?
Kajetan non si aspettava una domanda. Si affrett a fare cenno di no.
- Sono odori che possono fare l'effetto di una droga. L'odore della terra bagnata che si riscalda in primavera. L'aria che annuncia la neve. L uno pu sedere ore e ore con il viso assorto e viaggiare dentro di s intorno al mondo intero, e saperne tutto senza aver mai lasciato la propria vallata. E io, - sospir Notsch, - che ho passato la vita circondato dai libri, mi trovo in difficolt. Perch niente viene espresso in numeri o lettere, tutto si sviluppa a un livello interiore. Sogni e visioni non hanno bisogno di esser scritti. Sono l, va bene cos, che ci sono. Se spariscono, va bene lo stesso, perch va via ci che vuole andar via... Quando poi giunge il momento, si arriva ai livelli pi profondi del lutto, si aspetta con umilt, pregando un dio, e quando  di nuovo il momento, un pomeriggio si sorride di nuovo alla vita. Ma se uno perde il passo per la via, guarda dentro di s e non trova pi nulla se non il riflesso della sua enorme difficolt, perde la speranza e i sogni, e si ammala. Ed  la peggiore delle malattie: quando nella mente si fa tutto sempre pi nero, e si vuole soltanto morire. Questo dipende dal cibo cattivo, dicono i miei colleghi, perch le persone mangiano male e non hanno nulla, ma io penso che non basti solo questo. Sono i sogni, la nostalgia, che, se prendono gli uomini, conducono alla malattia. E qui, - Notsch rise amaramente, - c' un povero medico filantropo che non ha altro che infelicit e solitudine e vuole cambiare la gente...
- E cos'ha a che fare questo con l'assassinio? - Kajetan stava perdendo la pazienza. Il dottore lo guard. 
- Niente, - disse poi con stanchezza, e gir la testa verso la finestra. 
- Niente?!
Il dottore non rispose.
- Cosa crede, perch sono venuto da lei?
- Di certo non per ascoltare una relazione di antropologia, suppongo.
- Giusto. - Kajetan si era alzato con rabbia. - Scriva un bel libro, dottore. Alla gente piacciono le storie di medici di campagna imbevuti di idealismo. Ma nel suo bel quadretto non c' posto per un omicidio.
- Oh, certo che s! - disse Notsch duro.
- Come?
- Ci sono molte differenze, come lei dovrebbe sapere.
- Che vuol dire?
- Che ci sono omicidi commessi per disperazione, per rabbia, per gelosia o per odio. Ma che ci sono anche omicidi che vengono progettati e commessi a mente fredda. Devo tenerle una relazione anche sulle scienze criminologiche?
- Posso farne a meno. Ma non la capisco comunque. Odio quando qualcuno mi parla di poesia mentre lo scenario si fa violento. E, - Kajetan avanz minaccioso, - se sta coprendo qualcuno...
- Fuori da casa mia!
Con l'improvvisa e furiosa energia di Notsch Kajetan non aveva fatto i conti. Rimase immobile.
- Fuori! - ripet il dottore a voce bassa. - Lei  uno stupido... - e indic la porta.
L'ispettore lasci la stanza. La valle, al cui fondo si avvicinava a larghi passi, era diventata un tableau coperto di incisioni intricate e scure, e la pianura a nord, che prima era ancora visibile, spar presto dietro la scura fascia delle montagne. Su di lui salirono a gran velocit nuvole chiare, dai contorni netti, come navi panciute che andavano a ovest. Su un pendio si arrampicava il postale avvicinandosi al villaggio. 
All'ispettore venne improvvisamente in mente dove aveva gi sentito il nome di Notsch. L'aveva letto in uno degli atti dell'archivio: poco tempo prima qualcuno aveva dato l'assalto alla casa del dottore. I colleghi che si erano occupati delle indagini non avevano trovato n un colpevole, n un movente. 

31.

- Mi ha piacevolmente sorpreso, ispettore, davvero sorpreso, - il consigliere Pointner apprezzava di nuovo il gusto del suo Virginia, - prego, si sieda. Allora, - chiese, curioso, a Kajetan, - era stato il padre adottivo, e non quella marmaglia?
- S, signor consiglie...
- Complimenti! Voglio dire che per questo otterr una nota positiva a Monaco! Forse tra breve si potrebbe parlare di un suo reinserimento. - Pointner sorrideva paterno e continu. - Ascolti, nessuno le porta rancore. Tutti facciamo degli errori ogni tanto, ed  giusto pagarne le conseguenze. So quello che vuole dire.
Kajetan tacque. Non era abituato alle lodi di Pointner, era confuso. Non perch il consigliere non avesse motivi per lodarlo, ma perch non aveva mai sentito provenire dalla bocca di Pointner parole di quel genere.
- E poi, Erber, Erber... mi pare di ricordare che il fratello abbia anche lui una tacca sulla sua ascia. 
- Un fratello pare sia scomparso, s.
- Scomparso! - tuon improvvisamente Pointner in piena agitazione. -  latitante dal giugno del '19, dopo la faccenda di Eisner, ha sparato al ministro dell'interno e al tempo fu condannato a morte. Per riusc a fuggire e adesso dovrebbe essere in America.
-  in Ungheria.
- Come dice?
- Il sergente Mayr ha perquisito la casa e trovato una lettera dall'Ungheria. Questo nel mio rapporto non c', perch sembrava poco importante.
- Tutt'altro. Che c'era scritto nella lettera?
- Ce l'ho qui. - Kajetan apr la sua cartella di documenti. Il consigliere afferr svelto la lettera.
- Caro fratello, cara cognata. In preda a una triste nostalgia afferro di nuovo la mia penna, per scrivere a voi. Sono infelice, non ho pace n riposo. Perdonatemi per ci che ho fatto, perch non lo meritavate. Non dovevo essere in me, quando l'ho fatto. Non mi sono mai reso colpevole di nulla...
Il mormorio a mezza voce di Pointer si fece incomprensibile. - Spedita da: Budapest, ottobre 1919... per, davvero una famiglia interessante, - continu Pointner, si pieg un po' in avanti, e abbass la voce, - mi dica: questo ebreo pazzo a Walching...
- Chi?
- Questo dottor Notsch, ci ha parlato? Le ha detto qualcosa?
Kajetan scosse la testa. - Niente, signor consigliere. Anche se ho la sensazione che sappia qualcosa. 
Pointner sembr soddisfatto. - Lei e le sue sensazioni, Kajetan, - fece Pointner beffardo, - ma lasciamo stare. Di nuovo, i miei complimenti. Si sente soddisfatto anche lei?
- Certo, signor consiglie...
Pointner alz il dito. - Ma mi sembra che lei sia scettico e avrebbe piacere di indagare ancora un po'. Che altro c'?
- Il movente, - Kajetan si schiar la gola, - il movente, che movente aveva? Nessuno di tipo economico. Ma cosa sapeva la ragazza che gli avrebbe nuociuto? 
- Ma ha confessato, ispettore! Adesso non mi venga di nuovo a parlare delle sue sensazioni. I poliziotti non hanno sensazioni!
- Ci sarebbe una testimone...
Pointner drizz le orecchie e si appoggi di nuovo allo schienale. La sua cortesia lasciava il posto a una rabbia celata a fatica. - Quale testimone?
- Un'amica della defunta. Ha fatto dichiarazioni molto curiose, su cui per non ho indagato oltre, dopo la confessione di Erber...
Pointner sembrava spazientirsi. - Continui. 
- La vittima forse aveva scoperto qualcosa di irregolare.
- Appunto! - tuon il consigliere. - Probabilmente qualcosa di marcio nel passato di Erber. Ecco che avrebbe il suo movente.
- Giusto. Ma cos' che la ragazza aveva scoperto? Qualcosa che le ha fatto dire: se i padroni lo vengono a sapere, come lei pare abbia detto...
Pointner scosse di nuovo la testa inclemente.
- La cosa strana  solo... - Kajetan guard a terra.
- Che cosa? Non si faccia tirar fuori le parole con le pinze!
- La cosa strana  che i contadini non usano mai tra di loro la parola padroni. Non la userebbe una domestica, figuriamoci una ragazza presa in casa come figlia adottiva.
- Beh, potrebbe essere anche stato un modo di dire, ispettore.
- Non so, signor consigliere. Sono quasi sicuro che la testimone non ha detto tutto. 
- Questa testimone era la ragazza dei vicini, come si pu leggere sul suo rapporto?
- Zilli, s, - disse Kajetan in fretta, e nello stesso momento se ne pent. Aveva promesso alla ragazza di non rivelare il suo nome!
- Ma di questo non leggo nulla nel suo rapporto...
- Mi sembrava privo di importanza, dopo che Erber aveva confessato il crimine... in ogni caso cercher...
- Allora, in ogni caso lei ha fatto un ottimo lavoro. Mi esprimer positivamente rispetto a una sua riassegnazione a Monaco. Una persona in gamba come lei far di certo comodo ai colleghi, laggi. Per quanto riguarda le rimanenti indagini, possiamo lasciarle con tranquillit all'ufficio distrettuale di Hallmarkt.
Kajetan non capiva ancora. - Come, prego? Il caso non  per niente chiuso! Il movente...
- Comunque sia. Ho deciso cos. Met degli ispettori del distretto sono malati, adesso ho bisogno di lei qui. Questo  tutto, - aggiunse, vedendo il viso sbalordito di Kajetan, - e ancora una volta: i miei complimenti.
- Ma...
- E questo, se non l'ha notato,  un ordine. In libert! 

32.

Gi nel pomeriggio l'aria si era fatta pi fredda. Delle nuvole da est anticiparono il calare dell'oscurit, interrotta solo dai lampioni smorti dell'illuminazione stradale. La nebbia fluviale era gi salita fino alle prime finestre delle case sulla riva del fiume, quando Kajetan attravers il ponte di pietra, diretto verso la citt nuova. Un'ampia via conduceva, obliquamente e in leggera salita, sulla collina, terminando nella piazza della chiesa evangelica costruita il secolo prima. Da l si diramavano stradine pi piccole, parallele al fiume, troppo piccole per le vetture e interrotte da gradini piuttosto alti. Qui le case si facevano pi basse e prendevano sempre pi le caratteristiche delle case di paese. La gente benestante di Dornstein non viveva qui; perlopi questa parte della citt era abitata da artigiani e lavoratori a giornata, cui prima era vietato vivere in citt. 
Il padre di Agnes era operaio nell'officina di un fabbro poco lontano dalla citt. Era morto improvvisamente per un ictus. Agnes al tempo non aveva ancora dieci anni. La madre non si era mai risposata. Si trasfer con la figlia piccola in questa casetta a Dornstein, che apparteneva a un lontano parente.
Kajetan controll se la cravatta era a posto e buss alla porta. 
- Salve, Paule! - una Agnes radiosa e di buonumore gli apr la porta.
Il pranzo era gi in tavola. Kajetan era affamato.
La madre di Agnes guard con benevolenza l'ispettore che mangiava. 
-  buono, ispettore?
- Molto buono, signora Leitner, molto buono, - si compliment Kajetan cortesemente.
- Allora  tutto a posto. Purch sia buono!
Kajetan si accorse che Agnes storceva il viso in una sorta di divertita preoccupazione. - Su, mamma, - fece lei, -  gi la terza volta che lo dici.
La madre sembr non sentire. Si era chinata di nuovo sul suo piatto. Le sue mani tremavano leggermente. 
- Non ci sente quasi pi, negli ultimi tempi, - fece cenno Agnes. Kajetan annu comprensivo e port un altro boccone alla bocca. Mentre andava da Agnes aveva deciso di non essere pi arrabbiato per la decisione del questore. Tutto ci che rimaneva oscuro riguardo al caso Erber sarebbe venuto alla luce in tribunale, e anche lo strano discorso del dottore probabilmente non era legato ad altro che a delle fissazioni, le imprese di un originale deluso dalla vita. E se per le sue allusioni avessero avuto un significato? Tutto il suo discorso sul fatto che la gente aveva una strana predilezione per il mare? Sugli omicidi passionali e quelli che vengono portati a termine con fredda premeditazione? Perch aveva subto un attentato? Roba vecchia. Il caso gli era stato tolto.
Anche Agnes mangiava con appetito. Il suo viso brillava divertito, e la sua bocca che masticava con gusto accenn un sorriso, che colp Kajetan nel profondo. Oggi sarebe stato con lei; pens ad avvolgersi nelle coperte calde, al profumo della sua pelle nuda, ai bonbon nel contenitore di vetro nella stanza della Nockherstrasse, della signora Ladner, una signora grassa e cordiale, alla rotondit morbida e pesante di Agnes, all'espressione di tranquillit e soddisfazione del suo viso, alla consapevolezza che lei aveva del potere della sua stessa dolcezza; avrebbe afferrato le sue splendide natiche con entrambe le mani, avrebbe... avrebbe...
- Davvero ti piace, Paule?
- ...s... s, Agnes. - Il boccone gli era andato di traverso. 
- Allora  tutto a posto. Purch sia buo... - si interruppe e guard Kajetan spaventata. Poi scoppiarono a ridere tutti e due.

33.

Poche candele, poste davanti all'altare e ai due ingressi, illuminavano l'interno della chiesa parrocchiale di Walching. Nell'edificio freddo, solo le panche davanti erano occupate. Uomini e donne pregavano separati. 
Tra due ministranti in cappa nera, girati verso l'altare, si inginocchiava il parroco. Inizi a recitare il Padre Nostro.
- ... che sei nei cieli... - la piccola comunit in lutto si un alla preghiera.
Dietro qualche suora in tonaca scura era inginocchiata la Erber, con il viso rivolto alle mani intrecciate in preghiera. La figlia piccola si era guardata intorno con aria divertita e perplessa, finch non era stata rimproverata dalla nonna con un sibilo impercettibile. In terza fila sedevano una decina di donne; la Hutter e Zilli, alla quale le lacrime scendevano gi per le guance, erano tra loro.
Ancora meno uomini sedevano ai banchi dall'altra parte; solo Hutter e due anziani contadini della Oberland erano venuti a pregare per Sanne.
- ... tu, che ti sei fatto flagellare per noi, prega per noi. - Le parole della litania per i morti salivano nell'oscurit della navata alta e buia. Un'eco incomprensibile ritorn indietro, indugi nelle nicchie degli altari laterali, in cui un San Sebastiano straziato dalle frecce alzava gli occhi al cielo. La Madonna sulla falce di luna, invece, volgeva il suo viso di ragazza, sereno e consolatorio, verso i credenti.
La Erber, che aveva pronunciato le parole delle preghiere a voce bassa, appena udibile, scroll la testa.
Poi un tremore la scosse. La signora anziana se ne accorse e la esamin con lo sguardo; vide con sconcerto come tutto il corpo della Erber fu sconvolto da un tremore convulsivo, poi da un riso incontrollato che, facendosi sempre pi forte, si declin in singhiozzi pieni di dolore, finch lei con gli occhi spalancati, rantolante, non afferr spasmodicamente la panca, si aggrapp e croll. Il parroco interruppe la preghiera. 
Con crescente sconcerto i presenti avevano seguito il collasso della Erber. Alla fine la Hutter si era alzata, si era mossa in avanti, e l'aveva condotta fuori. La Erber piangeva. - Mamma! - aveva urlato la piccola spaventata, ma la nonna l'aveva stretta forte a s.
Quando le due donne furono uscite e fu svanita l'eco sorda dello schianto del portone, il parroco ricominci con la preghiera. 
Fuori la Erber era crollata su una lapide. La Hutter non l'aveva lasciata e ora la Erber sprofondava la testa nel mantello della vicina. - Andr tutto bene, cara, tutto bene, disse la Hutter, e la carezzava protettiva sul fazzoletto per i capelli. 
Il pianto della contadina si era mutato in un piagnucolio sommesso. - Non ... posso... mai...
La Hutter alz lo sguardo. Dalla locanda, la cui porta si poteva vedere dal cimitero, era uscita una figura. Era sparita subito nell'oscurit della piazza; ma la Hutter aveva potuto riconoscere, in una manciata di secondi, che si trattava di un giovane, e che lo aveva gi visto una volta.

34.

Agnes si strinse il foulard sul capo. - Ormai cos tardi  aperto solo Hellbru, - disse, e prese Kajetan sottobraccio. - Tremi? Avresti dovuto vestirti pi pesante.
Kajetan toss piano. - Va bene cos. Ma da quando sono caduto in acqua la tosse non passa pi. 
Andarono verso il fiume, attraverso la nebbia. L'aria odorava di fumo di fuoco a legna, risospinto verso terra. 
- Si sopporta tutto, quando si sopravvive a una cosa cos, - scherz Kajetan.
Agnes si strinse a lui quando passarono sul ponte. Non c'erano persone in giro nella via che conduceva alla piazza della citt. All'improvviso Kajetan imprec. 
- Che c', Paule? 
- Il calzolaio! Avevo detto al calzolaio che gli avrei portato i soldi!
La bottega del calzolaio era gi buia, solo da una finestra in alto sulla via veniva un po' di luce. 
- Puoi portarglieli domani, - lo calm Agnes. - Pointner, oggi, eh?
- Che c'entra Pointner?
- Era molto contento di te!
- Ah, ecco. Hai di nuovo spiato? Con te devo stare attento.
- Giusto, - rise lei divertita, - e con chi hai flirtato in giro per Walching, scoprir anche quello.
- Mai!
- Senti bene, tu, - fece lei minacciosa con finta seriet e si ferm, - te lo dico, non tollero scherzi!
- Me ne sono accorto, - rispose Kajetan serio, e l'abbracci. Proseguirono felici.
- Davvero sollevat...
- Tu?
- No, Pointner, quando gli hai telefonato.
- Allora mi meraviglia una cosa, - Kajetan ansim un po' quando la salita si fece pi ripida, - e cio, perch mi ha tolto di nuovo il caso? Non era stato chiarito ancora nulla!
- Adesso ha bisogno di te qui, ha detto. Ma... - e la voce di lei si fece pi seria, - forse tornerai presto a Monaco.
Kajetan la guard di sbieco per un attimo. A Monaco, avrebbe dovuto spiegare delle cose a una signora, e si sarebbe dovuto assicurare che nelle vicinanze non si trovasse niente che potesse essere usato come oggetto contundente - Eh... l'ha detto Pointner, Agnes?
- S... - avevano raggiunto la piazza, - sono felice per te Paule, ma  un peccato, - disse con un leggero tono di rimprovero, - non camminare troppo in fretta. Aspetta un pochino. Io ho un... una specie di bruciore.
La port sotto le arcate della piazza. - Vuoi sederti un po'?
Lei annu. Si sedettero su una panchina. - Uno strano bruciore, - ripet lei e si mise la mano sulla pancia, - qui...
Kajetan segu il movimento della sua mano. I suoi occhi si allargarono.
- Do... dove? - balbett e trattenne un colpo di tosse.
Lei indic pi precisamente il posto dolorante. Lo stomaco!
- Qui, mi pare, - adesso lei sorrideva, - ma va gi via.
- Di sicuro non hai digerito qualcosa, Agnes, - disse Kajetan sollevato. Agnes lo guard con dolcezza. - Non lo so.
- Agnes, sento un po' freddo. Andiamo?
- Io ho molto caldo.
- Davvero?
- S.
Prese la sua mano e lo tir su. Dall'altra parte della piazza brillavano le luci della locanda. 
- Adesso avrei proprio voglia di un buon vino, - Kajetan acceler il passo. Lei sembr volerlo fermare. 
- Ma forse comunque non se ne fa niente, per Monaco.
Lui la guard stupito. - Perch no, all'improvviso?
- Quando sei uscito da Pointner lui sembrava fuori di s e ha cominciato a telefonare a destra e sinistra. E non si poteva pi nominarti. Questo non lo sapevi ancora, eh? - disse trionfante. 
Lui si ferm e la guard senza capire. - Ma se a me ha fatto un sacco di complimenti! Ci mancava solo che mi offrisse un Virginia!
Lei rise. - Questo lo fa solo con i suoi vecchi compagni di battaglia, Paule, un onore cos non lo riceverai mai. Per esempio, al maggiore Rupp di Walching...
- Cosa? Pointner conosce Rupp?
- E che c' di strano? Hanno fatto insieme la guerra. Lui  quello con cui ha parlato pi tempo al telefono, tra l'altro. Di che, non sono riuscita a sentirlo, perch mi ha spedito da Wimmer. Apposta! Come se mi interessasse qualcosa di quello che si dice con i suoi...
- Con il maggiore Rupp di Walching?
- Pulisciti le orecchie, Paule. Proprio con lui. Come ti ho detto. E che c' di strano?
- S... s. Ma guarda un po', - rallent il passo.
- Adesso andiamo, - disse lei impaziente. - Prima corri, poi ciondoli di nuovo in giro.
- S... s. Mi sembra effettivamente di essere un po' lento, di tanto in tanto...
- Gi, di tanto in tanto, Paule, - sorrise lei.
Quando entrarono nella locanda videro sul paravento un manifestino di qualche settimana prima che annunciava una riunione politica. Il Dornsteiner Wochenblatt, il settimanale locale, aveva al tempo soprannominato il principale relatore, uno sgradevole chiacchierone di nome Adolf Hitler, il Mussolini Bavarese, e si chiedeva se stessero gi di nuovo preparando un colpo di stato. Dopo l'uscita, l'editore del giornale era comparso nell'ispettorato distrettuale e aveva denunciato diverse telefonate anonime. 

35.

Dopo che ebbero trovato un piccolo tavolo nella seconda stanza e ordinato un quarto di litro di vino ciascuno, Agnes osserv preoccupata il cambiamento nell'umore di Kajetan. Era stato improvvisamente pervaso da una scoppiettante inquietudine. 
- Qualcuno deve prendersi cura di te, Paule, - fece materna Agnes. I tratti del viso di lui si afflosciarono. La preg di star zitta, gli faceva male tutto. Poi balz in piedi come un pazzo e corse in fretta, in pieno panico, fuori dalla locanda. 
Mentre lui, poco dopo, portava fuori la bicicletta dall'ingresso di casa sua e balzava in sella, a Walching era appena finita la veglia funebre per la ragazza uccisa, e Zilli era gi sulla strada di casa. La Hutter aveva accompagnato gi prima la sua vicina fino a casa; la piccola, per questa notte, sarebbe rimasta dalla nonna, e i contadini si sarebbero trattenuti ancora un bel po', insieme, al villaggio. Zilli fece ancora un po' di strada con alcune signore, poi si trov sola, si annod pi stretto lo scialle su testa e spalle, e prese a camminare svelta.
In poco tempo aveva raggiunto il bosco, in cui spar come su un sentiero segreto. Conosceva la strada, ma era comunque difficile riconoscerla. La boscaglia coperta di neve si spingeva sulla via, e sopra la sua testa la luna errava, chiara, dietro una rete di rami neri intrecciati. Si passava da luoghi completamente bui a spiazzi chiari, illuminati dalla luce lunare. Zilli procedeva con passo sicuro e ampio. La salita si fece pi ripida. Il suo respiro acceler, e un ramo marcio cedette con uno scrocchio al peso della neve. Le prese uno spavento. Si ferm terrorizzata e guard nell'oscurit. 
Quando volle proseguire, sent altri rumori. Erano passi pesanti e forti, e le si facevano sempre pi vicini.

36.

Con forza rabbiosa Kajetan pigiava i pedali della bicicletta; gi quasi subito, dopo le prime alture della citt, le cosce e le ginocchia avevano cominciato a fargli male. I suoi movimenti somigliavano a quelli rigidi e regolari di una macchina. Nel bagliore fioco della lampada appariva ghiaia gelata e sottile, alternata a lastre di pietra grigie e ghiacciate. Brandelli sottili di nuvole passavano davanti alla luna, poi la strada grigio acciaio gli appariva di nuovo davanti.
C'era silenzio; solo il gemito dei tiranti, lo spruzzo sottile del ghiaccio che si rompeva e il suo stesso respiro affannato giungevano all'orecchio di Kajetan. 
L'aria pulita di ghiaccio gli veniva incontro. Kajetan respirava profondamente, e quando ebbe superato la prima altura, la trachea e il palato gli bruciarono come se a ogni respiro delle catene arrugginite gli strusciassero in gola. Il cuore gli batteva forte, fasci di luccicanti stelle colorate e danzanti passavano davanti ai suoi occhi, poi, nella folle discesa, sorpassati alcuni pali della luce immobili e impettiti in lontananza, tutto torn ad essere assolutamente chiaro. 
Di nuovo l'ampia strada si arrampicava su una collina per finire in un bosco. I rami indicavano verso il blu profondo del cielo notturno, dietro di loro l'ovale grigioverde della luna si muoveva verso sud lanciando fasci di luce sparsi sulla strada. Poi si apriva una grande superficie, brillante come l'alluminio. Kajetan non sapeva e insieme sapeva perch adesso una paura indescrivibile affondava ogni dolore in una specie di assordante silenzio.

37.

Zilli dapprima era rimasta immobile, come radicata nel terreno. Poi prosegu in fretta. La strada ripida, adesso, portava in strette curve attraverso il bosco. Solo nelle curve c'erano delle piccole radure illuminate dalla luna. Lei si girava continuamente, senza interrompere il passo, ma la massa scura del bosco si alzava davanti al suo sguardo. Respirava affannosamente, a bocca aperta. Un dolore improvviso al polmone, intenso e bruciante, la stordiva. Si ferm e per un po' non sent nient'altro che il pulsare violento del suo sangue. Poi di nuovo i passi, spaventosamente uniformi, sempre pi vicini.
Alla luce della luna apparve la figura di un uomo alto. Lei cominci a correre. La silhouette del suo inseguitore era appena sparita nell'intrico impenetrabile e massiccio del bosco, che lei cadde al suolo. Poi sent la voce dell'uomo.
- Mamma mia, Zilli, ma perch corre cos?
Lei si alz. Conosceva quella voce. L'aveva gi sentita una volta, quando fu invitata a ballare a una festa di paese da un uomo molto bello. Lui si era dimostrato di buone maniere e dopo lei gli aveva regalato un paio di dolci ma vani sogni.
- Ah! - fece lei con folle sollievo. - Lei, signor luogotenente. E io che avevo paura che il Boandlkramer fosse su di me.
Il giovane, il cui viso era illuminato dal chiarore della luna, rise. E che sarebbe il Boandlkramer, voleva sapere.  il modo in cui la gente di qui chiama la morte, spieg lei rinfrancata. 

38.

Non aveva visto nulla. Solo che, dopo una curva stretta, dopo un pezzo di ripida discesa, davanti a lui si era spiegato improvvisamente qualcosa di bianco. Come se la vettura avesse aspettato dietro la curva come un animale in agguato, proprio per lui, e fosse balzata su di lui con fare aggressivo, e l'avesse sorpreso, costretto a frenare all'improvviso, fatto scivolare e cadere sul cespuglio. Dopo aver rotolato un bel po' era finito nel letto di un ruscello ghiacciato, piedi, braccia e collo completamente incastrati nelle assi della bicicletta e in mezzo ai cespugli innevati e intrecciati. Era rimasto immobile per alcuni secondi, aveva sentito vicino al suo orecchio lo scorrere dell'acqua sotto il ghiaccio, e riconosciuto sopra di s, spinti da una mano noncurante, brandelli di nuvole blu, sottili come ragnatele, che si muovevano veloci. Improvvisamente gli venne da ridere. Nei raggi della bicicletta si era impigliata della rigida sterpaglia; Kajetan, che ancora ridacchiava con toni acuti e senza sosta, riusc a mettersi in piedi. Tir via la bicicletta dal cespuglio e si diresse verso la strada, affondando i passi nella neve. Arrivato sulla strada, si pul il viso dalla neve e controll le ruote della bicicletta. Sembravano a posto. Sal e pigi i pedali. Erano stranamente duri, e il fruscio gracchiante di un raggio lo costrinse di nuovo a scendere. Quando finalmente prosegu, si accorse che la ruota davanti si era deformata.
Poi vide sotto di s la valle di Walching. Doveva gi essere passata l'ora del sonno, ma il paese sembrava illuminato a giorno, come in una festa d'estate. La ruota deformata davanti tremava forte, mentre lui scendeva verso la valle, raggiungendo infine la piazza del paese.

39.

La comunit era in grande agitazione. L'ufficio comunale e la gendarmeria erano illuminati, c'erano uomini che correvano sulla piazza, si riunivano in gruppetti, gridavano eccitati. Continuamente si aprivano porte, dalle quali partivano lunghi fasci di luce interrotti da persone che correvano fuori. L'ostessa aveva scoperto Kajetan per prima. 
- Signor ispettore! Meno male che siete arrivato!  successa una cosa terribile!
- Dov' Zilli?
L'ostessa sobbalz per la domanda abbaiata cos a bruciapelo, poi indic con la testa l'ospedale. 
- No! - url Kajetan. Corse spingendo di lato le persone, fino al cimitero, attraverso i viali di tombe fino all'ospedale e spalanc la porta della sala operatoria. 
Zilli giaceva sul tavolo operatorio con il volto cereo. Il dottor Notsch si affaccendava arrabbiato. Una suora si diresse decisa verso Kajetan, voleva spingerlo fuori. Lui per la spinse con forza di lato e si avvicin di un passo. Il dottore si alz lentamente.
- Io la maledico, - disse con rabbia a stento contenuta, - lei sapeva che avrebbe messo in pericolo la ragazza rivelando il suo nome. Fuori!, - il suo braccio era teso come una lancia in direzione di Kajetan. L'ispettore indietreggi. 
- Questo... io non volevo, Zilli, - mormor, si volt sconvolto e lasci la stanza. 
- Chiuda la porta, sorella, - ordin il medico con tono controllato, e si gir di nuovo verso la ragazza. Gli occhi di lei erano chiusi. Notsch aveva avvertito solo un battito debole e irregolare. La sua ferita non l'avrebbe portata alla morte, se n'era accorto subito. Ma lo stato di shock in cui versava era molto pericoloso. 
Kajetan si era appoggiato a una lapide. Lo sforzo fisico a cui si era sottoposto gli tolse ogni controllo. Pianse disperato. Perdonami, perdonami, ripeteva piagnucolando. Poi all'improvviso sent freddo e fu come se i singhiozzi avessero sciolto le sue membra bloccate, e sent nuove forze rifluire nel suo corpo. Si affrett verso la piazza. L scopr che la maggior parte degli uomini del paese erano gi sulla via della vecchia segheria, in cui si pensava fosse l'uomo che aveva aggredito Zilli e probabilmente anche ucciso Sanne. Dal fondo valle si vedeva salire dal pendio del massiccio a sud una catena di fiamme sottili e tremolanti, sempre pi alte. 
Un contadino del paese aveva attaccato i cavalli e raccolto un gruppo di uomini sulle slitte, e fece salire Kajetan; in poco tempo ebbero raggiunto un deposito di legna sotto il ritrovo dei minatori. Da l si sentivano gi le urla eccitate degli uomini. 
Le fiaccole piantate nella neve facevano risplendere il rifugio come un edificio comunale. In fretta gli uomini si mossero lungo un sentiero stretto, che saliva leggermente obliquo. Altri tornarono indietro e si unirono a un gruppo che si era formato intorno al sindaco.
Mayr si gir. - Ispettore? Lei ...? Io pensavo...
- Rapporto, sergente!
- Lui... lui voleva uccidere Zilli. Hutter l'ha sentita gridare. Allora lui  scappato.  venuto qui!
- Chi?
Il sindaco si intromise. - Irgl.
- E chi  Irgl?
- Un farabutto! - url uno degli uomini e gli altri approvarono indignati. 
- Non  uno di qui, - spieg il sindaco, - un lavoratore occasionale.
Alcuni uomini corsero gi per la via. Il sindaco and loro incontro per alcuni metri. - Lo avete gi preso? - disse con voce da condottiero. Gli uomini scossero le teste. 
- Aprite la bocca! - strill il sindaco. Kajetan si fece al suo fianco.
- Chiudi tu il becco, Lindinger, - disse piano e con tono minaccioso, senza guardarlo. Si rivolse agli uomini. 
- Avete perso le sue tracce?
- No, - rispose uno di loro, -  entrato nella cava d'argento, nella vecchia miniera. Da l non esce nessuno.
La bocca del sindaco era ancora spalancata. A un certo punto disse: 
- Come si permette...
Kajetan lo guard in faccia. - Dopo abbiamo ancora qualcosa da discutere, signor sindaco. Per esempio, come mai mi hai detto che Sanne era pazza. E se non pu essere che nei giorni precedenti  venuta da te a sporgere una denuncia, che non  mai arrivata oltre. O perlomeno non dove doveva arrivare!
Il viso di Lindinger aveva cambiato espressione. Prima che lui potesse rispondere qualcosa Kajetan si era allontanato con disprezzo, avvicinandosi al sergente. 
- Cosa aspettiamo? - poi sal, seguito da Mayr e dagli altri, verso l'ingresso del cunicolo. 
In breve, facendosi strada tra la neve alta, raggiunsero un piccolo plateau ai piedi di una parete di roccia verticale. 
- La cava d'argento, - gli aveva spiegato Mayr salendo affannato, -  una vecchia miniera, abbandonata da pi di un secolo, per quanto ne so. 
Circa quaranta uomini si erano ammassati davanti all'entrata del cunicolo gi chiuso a met dai detriti. Davano fiato a un'eccitazione rabbiosa.
- Vieni fuori, assassino! Criminale! Hai anche Sanne sulla coscienza, cane! - lo urlavano nella profondit del cunicolo e le loro voci risuonavano nell'oscurit. 
- Silenzio!
Tutti si girarono verso Kajetan e Mayr. -  l dentro? - gli uomini annuirono.
- E che aspettate, che esca da solo?
Nessuno rispose; alcuni guardavano a terra imbarazzati. Finalmente il sergente si schiar la gola. - La cava non  semplicemente un cunicolo, ma  ... un labirinto di canali e viuzze e pozzi verticali, in parte crollati...
- E chiss, - aggiunse un contadino restio ad andare, - se ha con s un'arma?
- Non ce l'ha, - lo contraddisse un giovane.
- E come fai a saperlo? - tuon il primo.
Il giovane contadino rispose deciso. - Perch gli siamo gi andati vicino e avrebbe potuto sparare allora. 
- Allora, - Kajetan prese la parola, - chi viene?
Si fece dare una fiaccola e and verso l'entrata. Mayr e gli altri uomini lo seguirono: alcuni tentennavano, poi per si abbassarono tutti per entrare nel corridoio, che dopo pochi passi piegava verso l'alto.

40.

Una figura correva a perdifiato, la testa abbassata, nella profondit del labirinto di roccia. Dopo poco aveva raggiunto una grotta a cupola e si mosse, cercando con la fiaccola un segno sulla parete rocciosa, a sinistra, pass in fretta davanti a diversi cunicoli, si ferm, indietreggi di alcuni passi e si ferm a esaminare un segno inciso nella roccia. Poi spar nell'apertura del cunicolo indicato dal segno.
Sulla parte opposta della grotta si erano staccate delle pietre ed erano rotolate di alcuni metri; poi un rumore, come se qualcuno prendesse fiato.

41.

Il cunicolo saliva leggermente. La foschia bruciante delle fiaccole si spingeva nel profondo della montagna. Nessuno diceva una parola. Gli uomini raggiunsero in breve un tratto con le pareti rette da grossi tronchi. Argilla sudicia si era posata sulle travi, e in diversi posti erano gi crollate in maniera preoccupante. 
- Attenzione, uomini, abbassatevi, - strill Mayr rivolto indietro. Kajetan era gi avanti di alcuni passi e aveva raggiunto la fine della struttura. 
Qui il cunicolo si piegava leggermente, e continuava in orizzontale. Alla luce delle fiaccole apparve una cassetta, posta in alto sulla parete. La porticina era aperta e dentro c'erano delle fiaccole evidentemente nuove, pronte all'uso.
- Che roba , Mayr? La calce non  di cent'anni fa? La miniera doveva essere chiusa da un secolo.
- S, ma il maggiore ha fatto esaminare la miniera, per vedere se c'era rimasto qualcosa.
- La miniera appartiene al maggiore?
- S, l'ha comprata dopo la guerra, insieme a una parte del bosco.
Il polso di Kajetan acceler. Adesso mancava solo un piccolo dettaglio, perch si potesse arrestare l'assassino di Sanne. 
All'improvviso il fumo sembr essere aspirato da una forte corrente e dopo pochi passi si trov, stupito, in un'ampia sala. Con un profondo senso di umilt gli uomini lo seguirono. Le fiaccole illuminavano un ambiente alto, grande circa cento metri quadri, il cui soffitto si perdeva nell'oscurit. Alla luce tremolante si distinguevano carretti marci e legni ammuffiti sparpagliati in giro. Gocce d'acqua cadevano dall'alto con degli schiocchi, e ogni rumore echeggiava sordo e freddo. Uno degli uomini, i cui occhi esaminavano l'oscurit dell'ambiente, all'improvviso si irrigid.
- Il... il... minatore eterno... - mormor sconvolto e si fece il segno della croce. Tutti si girarono verso di lui e seguirono poi la direzione del suo sguardo.
Su una bassa salita, dalla quale partiva un buio cunicolo che conduceva nella profondit della montagna, c'era un uomo, di cui si distinguevano solo i contorni.
Anche Kajetan si era fermato, spaventato. Strinse gli occhi, poi afferr il cinturone di Mayr, estrasse la pistola, e avanz. Il mormorio sconcertato degli uomini era diventato un vociare agitato.
- Silenzio! - tuon Kajetan. - Mani in alto! 
La figura alz le mani come mossa da un'infinita stanchezza.
Il caos ebbe inizio. I contadini correvano superando Kajetan, si precipitarono nella parte posteriore della sala e si arrampicarono sulla salita. Presero l'uomo, lo trascinarono via e lo gettarono davanti agli altri, sul pavimento. Come impazziti cominciarono a picchiarlo.
Colmo di ira Kajetan si gett nel groviglio di corpi. - Lasciatelo, - grid con voce acuta, - lasciatelo!
Gli uomini si allontanarono borbottando dall'uomo che giaceva a terra. 
- In piedi! - ordin Kajetan e tir via alcuni uomini che erano ancora piegati verso terra con i pugni stretti. Mayr si fece avanti, mise le braccia sotto l'uomo e lo tir su. Sembrava essere senza peso. Lentamente l'uomo alz la testa. Sul volto di Mayr si dipinse uno stupore incredulo, che si propag, poi, agli altri.
- Ma... ma questo ... - il sergente boccheggiava.
- ... lui... ma non  possibile... - sussurr un contadino, - il Marinaio... Lois!
Kajetan li guard, poi guard di nuovo l'uomo emaciato e vestito di stracci sporchi. La gente ha uno strano amore per il mare, gli vennero in mente le parole del dottor Notsch. - Chi  questo? Un marinaio?
Mayr scosse la testa e deglut. 
- In effetti... - si schiar la gola e si rivolse a Kajetan, -  il fratello di Erber... Lois! - disse di nuovo senza riuscire a crederci. - Lois, che ci fai qui sotto? Non eri in America? 
Lois si gir leggermente verso di lui. I suoi lineamenti disfatti esprimevano una stanchezza indescrivibile a parole. Tacque e croll la testa.
- Allora, non  lui quello che ha aggredito Zilli? - disse Kajetan spazientito. Hutter conferm. - No!  stato Irgl! L'ho visto io! 
Mayr non si era ancora ripreso. Continuava a scuotere la testa e guardava Lois. - Di', Lois, quindi  sempre stato... tu... la tua nave... - Poi si gir verso Kajetan: - Riferisco.  il fratello di Erber.
- Grazie, sergente, adesso lo so.  quello della letterina ungherese cos a portata di mano da essere sospetta. - Un'intima allegria si era impadronita di lui vedendo lo stupore di Mayr, chiaramente falso, e con gioia si accorse che aveva aggiunto un pezzo del rompicapo. Ecco cosa c'era che rendeva cos incomprensibile il modo di fare di Erber. Aveva nascosto qui suo fratello, ricercato dalla polizia! E si erano incontrati qui, probabilmente, il pomeriggio dell'omicidio. 
- Ma dove diavolo  l'altro?
Mayr si avvicin a Lois. Ma prima che potesse porre la domanda, il fratello di Erber alz il braccio, indic un cunicolo dalla parte opposta e disse con voce appena udibile: - L...  l dentro...
Kajetan indic deciso due uomini. - Tu e tu, voi portate quest'uomo gi al rifugio. Gli altri mi seguano. Qualcuno ha segnato l'uscita?
Uno degli uomini corse indietro e incise una grossa croce sulla parete del cunicolo. Poi proseguirono tutti, Kajetan e Mayr davanti, nel corridoio indicato da Lois. 
Era scavato liscio nella roccia e notevolmente pi basso del cunicolo d'entrata. Un sottile rivoletto scorreva al centro del pavimento; il fumo delle fiaccole riempiva di nuovo il corridoio. Gli uomini tossivano. 
- Mi sembrava strano che il rifugio fosse evidentemente abitato, visto che qui non si faceva pi nulla da un secolo. 
- E a me sembra strano che lei mi voglia far credere che non sapesse nulla del fatto che Erber nascondeva il fratello da qualche parte sulle montagne, - rispose lui in tono di amichevole rimprovero, - quando qui da voi tutti sanno pure quando uno starnutisce.
Mayr scivol e fin a terra. Si tir su e si trov a sguazzare in una pozzanghera. Il corteo si ferm. - Che  successo? - chiedevano gli uomini, che non potevano vedere Mayr. - Adam  scivolato! - urlavano girati indietro e lo presero sotto le braccia. Mayr rifiut l'aiuto e si alz imbarazzato. - Un attimo, e uno affonda nel fango.
- In questo ha ragione, - disse Kajetan a mezza voce, - andiamo? Venga. E non ci pensi, sergente. Lei  in gamba.
Mayr annu sollevato. - Molti lo sapevano... - ammise sottovoce.
- Me lo immagino. - Kajetan sorrise. 
Adesso il cunicolo si allargava di nuovo e dopo pochi metri finiva in un ambiente da cui partivano di nuovo diversi corridoi. I contadini spingevano. Kajetan alz la fiaccola e ordin che gli uomini ispezionassero i cunicoli a gruppi di due, per poi tornare indietro giunti al primo bivio.
Dopo poco tempo i primi due gruppi tornarono indietro. Gli uomini spiegarono che si trattava di cunicoli brevi, scavati cercando filoni, che terminavano dopo poco pi di venti metri. La terza coppia rimase pi a lungo, poi si sentirono le loro voci agitate. - Ispettore!...
- Di l va avanti?
- No, ma c' una porta!
- Non dite sciocchezze! - gli ultimi arrivati confermarono senza fiato. Si trattava di una pesante porta di ferro, incastrata nel cunicolo. La truppa si rimise in movimento. Una corrente d'aria impercettibile succhiava il fumo delle fiaccole da sopra le teste degli uomini che procedevano in fretta. Dopo pochi minuti raggiunsero una sala. Un'alta porta di ferro spunt dall'oscurit. Era mezza aperta. Kajetan tir scettico una maniglia. La porta si mosse leggermente. 
- Allora, Mayr, - disse poi, quando la fiaccola illumin l'interno della stanza, - adesso lo sappiamo!
La camera era piena fino al soffitto di spesse casse di legno sui cui lati era stampato il nome della fabbrica d'armi di Oberndorf sul Neckar. Il senso di trionfo di Kajetan si tramut rapidamente in paura quando vide che una delle casse ai suoi piedi era aperta. Qualcuno ne aveva preso un fucile...
- Indietro! - url all'improvviso una voce stridula. - Qui  pieno di polvere da sparo! - Poi si cre un tumulto assordante. Velocemente, in pieno panico, gli uomini si ritirarono. Alcuni uomini, incuriositi, erano andati davanti a Kajetan al centro della stanza, adesso lo trascinavano fuori con loro. - Fuori di qui! - le voci si accavallavano, e gli uomini correvano fuori, inciampando, scivolando, urlando per la paura. Nella sala successiva si bloccarono, finch qualcuno non ebbe trovato la strada per tornare indietro.
Inutilmente Kajetan cerc di fermare il branco scatenato. Uno degli uomini che aveva provato a fermare lo colp accecato dalla paura. Kajetan rinunci.
Presto ebbero raggiunto la grande sala. Gli uomini bramavano l'aria. - Dov' il segno? - fecero alcuni. -  qui! Da questa parte! - urlarono altri, che erano gi nel cunicolo d'uscita.
- Attenzione! - prov ancora a metterli in guardia Kajetan. - La struttura! Crolla! Non urtate le travi! - ma nessuno lo sent nel caos dettato dalla paura della morte. E si sent presto uno scricchiolio spaventoso, quando uno dei contadini urt con la testa contro un trave basso, mezzo imputridito. Il sostegno marcio cedette rumorosamente, caddero pietre e argilla sbriciolata.
Poi raggiunsero la fine del cunicolo. Con i visi sconvolti dal terrore, affannati e stanchi, gli uomini uscirono all'aria aperta. Sembrava che la montagna sputasse fuori gli intrusi con disprezzo. 

42.

Irgl si era fermato. Teso, orecchiava continuamente nella direzione da cui era venuto. Poi continu a correre verso l'interno della montagna. Il fucile era ancora avvolto in alcuni brandelli di carta oleata. La strapp velocemente e cerc di caricare l'arma correndo. Non gli riusc, si ferm di nuovo, mise nervosamente le munizioni nella canna e tolse la sicura. Adesso doveva solo trovare un posto da cui avrebbe potuto sparare ai suoi inseguitori. Di nuovo origliava nell'oscurit.
Gocce d'acqua cadevano ticchettando sul pavimento del cunicolo. Piccoli tonfi leggeri, regolari, quasi stridenti. Solo pochi metri dietro di lui non si sentivano pi gli schiocchi duri, che risuonavano nella vuota profondit come spari lontani. Di nuovo avanz alcuni passi e poi, d'improvviso, si ferm impietrito.
Davanti a lui si apriva un burrone. Il bagliore della fiaccola di Irgl non giungeva al fondo della parete verticale. Lanci un sasso nel buio. Pass un tempo tremendamente lungo, prima che si sentisse il rumore della collisione col terreno. Un ponte di spessi tronchi un tempo conduceva dall'altra parte. Ne erano rimaste solo due travi marcescenti e bagnate, e una delle due era gi uscita dal sostegno.
Irgl si guard intorno sconvolto, dai suoi occhi uscirono lacrime di rabbia, ansim, poi si accorse che il cunicolo dalla parte opposta scendeva leggermente. Un nascondiglio ideale. 
Cominci a controllare la saldezza della trave. Quando ci mise sopra il piede, il legno non si mosse. Irgl fece un passo indietro, la speranza di uscire gli ronzava febbrile in testa. Non era forse meglio provare a tornare alla stanza grande, per nascondersi l su una delle sporgenze pi in alto? Dov'erano in fondo i suoi inseguitori? Perch gi da diversi minuti c'era questo silenzio assordante e puzzolente? Non c'era forse un ronzio, come se avessero aperto le chiuse di un fiume sotterraneo, come se i flutti mortali stessero avanzando verso di lui? E questo gocciolamento dal suono penetrante non era stato provocato dai nemici che avanzavano? Perch la pioggia era cessata?
Mise i piedi sul ponte.

43.

Il sergente era seduto nella neve, sul suo viso un'espressione di dolore. Si toccava il piede. Gli uomini si stringevano ai bordi del piccolo piazzale. 
Kajetan era fuori di s. - Gente, siate ragionevoli! Se nessuno l'accende, la polvere non pu esplodere! Non ho ragione? Allora?
I contadini tacevano. Alcuni cominciarono a camminare scuotendo la testa sulla via per il rifugio. Mayr sospir e prov ad alzarsi. Non gli riusc, finch Kajetan non lo aiut prendendolo per il braccio. - Uomini, - disse poi con voce molto stanca, ma chiara, - l'ispettore ha ragione, e chiunque sia stato in guerra lo sa. Se per nonostante tutto non viene nessuno di voi, striscer io dentro a quattro zampe, se necessario, e se anche cos non vi vergognate...
- Io... vengo io. - Un giovane si era fatto avanti. 
- E nessun altro? Bene. - Kajetan fece cenno al sergente. - Ovviamente lei rimane qui.
Mayr annu con evidente sollievo. Kajetan e il giovane entrarono nella montagna, senza guardarsi intorno neanche una volta. Solo per poco si distinse ancora il tremolio della fiaccola provenire dal buco. I contadini si fecero lentamente di nuovo avanti. Uno voleva alzare Mayr e aiutarlo a muoversi fino alla discesa. 
- Non se ne parla! Io rimango qui, finch non torna, - disse imperioso. Tutti guardarono come intontiti l'apertura scura nella roccia, da cui adesso non si sentiva pi alcun rumore. 
- L'unica cosa che mi sembra strana... - cominci uno.
- Cosa? - vollero sapere gli altri.
- Non era quello che prima ha gridato pi forte...? 

44.

- Vigliacchi, disgraziati, - aveva imprecato Kajetan tra s e s mentre si rifornivano di fiaccole nel mobile alla parete. Kajetan le infil dietro il colletto, il giovane ne incastr qualcuna tra il suo corpo e una fune che aveva avvolto intorno al petto.
- Egid, ti chiami? Almeno uno che ha un po' di coraggio, - lo lod. Egid guard di lato, imbarazzato. - La conoscevo, Sanne, - spieg con un'espressione particolare. Kajetan cap. 
Continuarono a camminare. Adesso che aveva con s soltanto il giovane taciturno, Kajetan sentiva una strana magia uscire da quello scuro labirinto. Con quale faticoso sistema erano stati scavati questi corridoi nella dura roccia? I minatori avevano pregato durante gli scavi? Bestemmiato? Cantato? Avevano paura che si aprissero, al colpo del martello, piccoli rivoli che in pochi secondi sarebbero diventati la mortale onda di una piena sotterranea? Oppure li spingeva la ricerca di grotte brillanti di cristalli, di spiriti amici che li avrebbero sollevati dalla loro povert? Avevano attraversato la grande sala e raggiungevano adesso la stanza dei fucili. Kajetan porse a Egid la fiaccola e si inginocchi sulla cassa aperta. - Per, - disse piano, - fucili nuovi di zecca. Ci si potrebbe armare un'intera compagnia. - Prese uno dei fucili dall'involucro e lesse la sigla bho. 
- Bund Heimat Oberland? Federazione patriottica delle regioni alte? - Si gir chiedendolo a Egid, che alz le spalle. - Forse s, - disse poi. Kajetan rimise a posto il fucile e chiuse la cassa. - Andiamo avanti, - disse piano. - Fermo! - si inginocchi di nuovo, avvicin la fiaccola al pavimento e alz un pezzetto di letame. - La canzone di Luk... - mormor.
- Che cos', ispettore?
- Che cos'? Non sei di Walching?
Egid scosse la testa.
-  cacca di pecora, - spieg Kajetan, - e grazie a questo pezzettino di cacca, mio caro, adesso tutto mi  chiaro!
Sorvolando sul viso interrogativo di Egid entr nel corridoio che portava dalla piccola stanza nell'interno della montagna. Di nuovo il piccolo cunicolo saliva leggermente. L'aria era piena di un odore soffocante di argilla marcia e bagnata. Il giovane si affrett a seguirlo. - Cosa... cos' che le  chiaro, ispettore?
- Semplicemente adesso tutto quadra, Egid!
- Cosa quadra? Io non la capisco.
Di nuovo il cunicolo si fece pi basso, tanto che i due uomini dovettero procedere piegati. A una curva Kajetan si ferm, fece cenno a Egid di fermarsi, prese in mano la pistola e strisci cauto intorno alla roccia. La luce della fiaccola illumin un altro tratto in piano e diritto. 
- Che volevi sapere, Egid?
- Che cosa voleva dire con: adesso tutto quadra?
- Che mi  chiaro, quello che la Sanne intendeva con padroni.
- Padroni?
- Voleva dire il maggiore!
Entrambi avevano abbassato la voce.
- Che ha a che fare il maggiore con tutto questo, ispettore?
- Molto, molto semplice, Egid. Sanne, qualche settimana fa, ha perso delle pecore. Le ha cercate ovunque e cos  arrivata nelle vicinanze della miniera. Sapeva che era proibito far pascolare le bestie nelle vicinanze del buco dell'argento, perch al suo interno si perdevano sempre delle bestie. Deve aver setacciato tutto, finch non si  convinta che le pecore potevano essere solo qui, all'interno della miniera, e che si sarebbero perse brancolando nel buio e sarebbero morte da qualche parte. Allora prende una candela e si mette a cercare le pecore. Trova le loro tracce,  furba, e segna la via, cos da poter uscire. Probabilmente a un certo punto  arrivata alla conclusione che aveva irrimediabilmente perso le pecore ed  tornata indietro. All'improvviso, magari era proprio qui dove siamo noi adesso, ha sentito delle voci. Dev'essersi spaventata a morte, e deve aver cercato in fretta un nascondiglio, da cui ha potuto sentire che nella miniera c'erano diversi uomini che trasportavano qualcosa, e deve aver riconosciuto la voce del maggiore. Quando gli uomini hanno lasciato la miniera per andare a prendere il carico successivo,  corsa verso l'uscita, passando davanti alla stanza delle armi. Ha capito che era materiale di guerra, nascosto qui, e in qualche modo, poi,  riuscita a uscire dalla caverna. Poi  andata all'ufficio comunale, ha letto l'annuncio sul divieto di nascondere armi, e ha denunciato al sindaco ci che aveva visto. Questi, invece di dirlo al sergente, ha chiamato direttamente il questore Pointner a Dornstein... attento! - Di nuovo il basso cunicolo si piegava in una curva impercettibile. Kajetan fece cenno a Egid di avvicinarsi di pi.
- Silenzio! Senti qualcosa?
Egid ascolt attentamente nell'oscurit e poi scosse la testa. - Niente, ispettore, - sussurr. Proseguirono con cautela. 
- Non posso davvero credere a ci che dice, ispettore. Lei vuol dire...?
- Voglio dire proprio questo, Egid! Il consigliere lo dice seduta stante al suo compagno di guerra, il nobile maggiore Rupp. Che fare, dunque? Pensa lui. Nessuno, oltre al sindaco e Sanne, sanno del deposito d'armi. Al sindaco innanzitutto viene detto di mantenere il pi assoluto silenzio, perch si tratta di un affare di interesse nazionale, e Lindinger, che  vicino al maggiore anche politicamente, obbedisce volentieri. Quindi la piccola dev'essere tolta di mezzo. Non  forse la figlia adottiva di questo associazionista contadino, questo bolscevico?, ci si chiede e: non sarebbe un'ottima possibilit toglierselo di torno una volta per tutte? Lo ! Si riconosce nel gruppo delle menti sopraffine. Che Erber nascondesse nelle vicinanze, da qualche parte, un fratello, lo sa tutto il villaggio, e cos  un lavoro facile mettere in giro una notizia falsa che inchiodi Erber nelle vicinanze del luogo del delitto. Non avrebbe mai potuto confessare che voleva incontrare il fratello. In fondo quest'ultimo  sempre condannato a morte e anche se fosse graziato sarebbe costretto a passare il resto della vita in prigione...
- Ma perch non ne ha parlato con Erber, ispettore?
- Probabilmente perch l'avevano convinta che era suo padre e che aveva lasciato la madre da sola. Forse per aveva solo paura della punizione che avrebbe avuto se avesse ammesso di aver portato il gregge a pascolare in un terreno proibito...
- E Irgl?
- Ha commesso l'omicidio. Che casualmente ci fosse stata l'intrusione di tre vagabondi, ha inizialmente cambiato il piano contro Erber. Quando poi si  fatto sempre pi evidente che erano innocenti, il maggiore ha cambiato velocemente disposizioni. Peccato per i padroni, che a Walching sia stato spedito Kajetan...
Un urlo echeggi per i corridoi. Kajetan aveva girato l'angolo. Gli occhi di Egid si erano spalancati. Kajetan corse un po' avanti e raggiunse un bivio. Due corridoi partivano da qui, e di fianco una scala scavata nella pietra portava a un'apertura, che probabilmente conduceva in un cunicolo parallelo.
-  venuto da sopra, ispettore.
Kajetan non ne era sicuro. - Dici?
- S! - Kajetan si fece convincere dalla sorprendente sicurezza di Egid, e sal lentamente gli scalini di pietra. Teneva la pistola puntata davanti a s. Egid lo seguiva insicuro e rimase indietro di alcuni scalini. 
- No! Da l! Lo prendo io! - Egid aveva urlato forte. Era saltato indietro e sparito con un balzo nei corridoi. 
Con salti selvaggi aveva raggiunto il bordo del cunicolo verticale. Irgl si era aggrappato con le ultime forze a una piccola sporgenza; la trave era caduta nel buio con gran rumore. - Egid, - piagnucol, - aiutami.
Egid guard indietro, prese un coltello dalla tasca laterale e premette la lama con forza sulle dita di Irgl. Irgl fece un urlo acuto; poi si sent il tonfo sordo del suo corpo. 
- Cosa...! - Kajetan arriv precipitosamente. Egid lo ferm. 
- Stia attento, ispettore. Qui c' una buca.
Kajetan si avvicin lentamente. Guard Egid con aria interrogativa.
-  caduto, ispettore. Appena sono arrivato. Era sulla trave di legno, mi ha visto, voleva spararmi, e poi  caduto, - disse Egid e combatteva con la sua stessa agitazione. - Il signore sia clemente con lui, - aggiunse piano.
Kajetan si riprese. - Lascialo fuori, lui, Egid. Quanto sar profondo? Dieci, venti metri? E la corda?
- Trenta metri, - rispose tentennante Egid, - non vorr mica scendere laggi?
Kajetan si inginocchi e abbass la fiaccola sul burrone, ma non riusc a vederne il fondo. Cerc una piccola pietra e la lanci gi.
- Meno di trenta metri, Egid, - constat quando risuon il tonfo, - dammi la corda. Tu mi leghi. Sai come si fa?
Egid annu, prese la corda dalla sua spalla e la srotol; poi allacci un capo alle sue gambe e lo pass sui fianchi e attorno alle spalle. Con la mano destra teneva l'altro capo della corda. Kajetan controll se Egid era in una posizione salda. - Bene. - Poi prese la fiaccola tra i denti e cominci a calarsi gi.
La parete del burrone era liscia. Dopo pochi metri pass una piccola sporgenza. Quando vi appoggi i piedi, si staccarono lo scheletro e i peli di una bestia in putrefazione, che scivolarono silenziosi nell'oscurit. 
- Ci siamo, Egid? - Ci siamo, strill lui, e gli chiese se aveva gi trovato qualcosa. Kajetan non rispose e continu a scivolare lentamente pi gi. Una sensazione di indefinito terrore lo invadeva man mano che proseguiva la discesa. Improvvisamente i suoi piedi si appoggiarono al nulla. Disperato si agit nel vuoto e dondol sul burrone senza riuscire a fermarsi. 
- Egid! Tienimi! - url Kajetan isterico. La fiaccola cadde nel buio. L'imbracatura di Egid tenne. Lentamente il movimento oscillatorio della fune si calm. Poi l'ispettore si accorse che la fiaccola era caduta sul fondo del cunicolo, a circa cinque metri da lui, e si lasci cadere nel buio. 
La fiaccola era ancora accesa; Kajetan la alz. Irgl era steso su una piccola collinetta di rocce spaccate con la schiena spezzata, in mezzo a un piccolo prato di scheletri gi mezzi pietrificati e cadaveri mezzi putrefatti. Era ancora vivo. Gli occhi e la bocca erano aperti, e quando Kajetan gli si avvicin le pupille sembrarono muoversi verso la luce della fiaccola. L'assassino piangeva.
Kajetan lo chiam per nome. Le labbra di Irgl si muovevano impercettibilmente. Kajetan si pieg su di lui.
- Ho freddo...- la sua voce era appena udibile.
- Chi ti ha ordinato di farlo, Irgl? 
- Tanto freddo...
- Chi ti ha ordinato di farlo, Irgl?- ripet Kajetan protettivo, quasi con dolcezza. 
- Sanguino, mamma... ho tanto freddo... - la sua voce era ancora solo un soffio stanco e sottile. Poi un leggero tremito gli percorse le labbra, le dita si piegarono leggermente e mor.
- Ispettore! - La voce di Egid echeggi spettrale. - Ce l'ha?
Kajetan non riusciva a distogliere lo sguardo. Poi url forte verso l'alto. - S, ce l'abbiamo!
Delicatamente piccoli pezzetti di roccia rotolarono nel burrone. Una specie di pesante serpe cadde rumorosamente; un frammento di secondo sembr un'eternit. Kajetan smise di respirare. Intensa e folle si fece avanti nella sua mente l'immagine della situazione in cui si trovava, che lo avrebbe condotto inevitabilmente alla morte. Egid aveva gettato gi la corda. 

45.

Com'era stata semplice l'infanzia del sottotenente Egid e come lo aveva ferito che la sua carriera militare, iniziata con tante speranze, fosse finita dopo pochi anni! Anche se dopo la guerra pot prestare servizio ancora per un po' in uno dei numerosi eserciti locali, ma poi anche quell'impegno ebbe termine, cosicch un giorno, dietro consiglio di un camerata, si trov costretto a cercare un impiego nella Torfgesellschaft Alpenland, la societ della torba, a Monaco. L fu inviato dapprima al dottor Heim, che gli affid una gran quantit di missioni. Il sottotenente Irgl, che lo aveva conosciuto sul fronte occidentale, lo mise in contatto con il maggiore Rupp, che, ufficialmente, risultava presidente della Holzverwertungsgesellschaft Bayern la societ per la valorizzazione del legname bavarese, e insieme era il coordinatore di un gruppo di escursionisti nelle vicinanze di Dornstein. Perch si fosse trasferito nella rossa Walching, originariamente una comunit di contadini al confine del distretto, all'inizio sembr incomprensibile, finch una notte non gli fu affidata la sistemazione del carico di armi. L'azione fu mascherata con la ricerca di eventuali filoni attivi nella miniera. Il deposito segreto, pensato per un putsch che avrebbe avuto luogo qualche tempo dopo, sembrava assolutamente sicuro, finch un giorno il maggiore Rupp raccont agitatissimo di una denuncia. La denuncia in s poteva essere annullata, ma per farlo bisognava togliere di mezzo la ragazza il pi presto possibile. A Irgl e Egid tocc il compito di portare a termine l'omicidio. Egid faceva la guardia, per capire quando i contadini avrebbero lasciato la casa, e Irgl si introdusse in casa.
Stava per saltare tutto, quando all'improvviso arrivarono i tre vagabondi davanti alla casa. Poi and tutto liscio, anche se all'inizio non si riusc ad affibbiare l'omicidio a Erber. 
Poi, con l'arrivo dell'ispettore, che il consigliere Pointner aveva evidentemente sottovalutato, gli eventi si susseguirono veloci...
Egid aveva raggiunto la stanza delle armi. L, con pochi movimenti, spinse di lato alcune casse, ne apr un'altra e prese un po' di barre di esplosivo. Avvolse le estremit con una miccia e cominci a srotolarla. Tenendo la fiaccola a distanza di sicurezza, percorse all'indietro il cunicolo che portava alla grande stanza. 
Cont i passi a voce alta, in modo da calcolare il tempo che avrebbe impiegato per lasciare la miniera prima dell'esplosione. - Ventiquattro, venticinque... trenta. - Accese la miccia che si consum nel buio, e corse in fretta verso l'uscita. Urt contro una roccia sporgente e tagliente, nella parte inferiore del cunicolo e cadde. Si alz stordito e ricominci a correre, stavolta pi veloce. In breve aveva raggiunto la camera grande. La ferita alla testa gli provocava un dolore acuto; si mise la mano nei capelli e sent del sangue caldo. Scorreva sulle sue orecchie e imbrattava la stoffa pesante del colletto della giacca. Nel suo cervello lo sfrigolare acuto e stridente della miccia che bruciava diventava un dolore lancinante; a tastoni cammin tra le pozzanghere e si trov al centro dell'enorme caverna, che si inarcava minacciosa e silente su di lui, e pian piano cominci a rimpicciolire. L'uscita da questo luogo raggiunto in preda alla pi selvaggia follia era un'apertura tra le tante, che si distinguevano appena l'una dall'altra. Fece un movimento verso la parete della grotta e scivol su un minuscolo pezzetto di roccia bagnata, e cadde con tutto il corpo, mentre la sua mano di appoggio urt contro il lato di un vagonetto mezzo sepolto. La fiaccola descrisse un ampio arco volandogli via dalle mani. Quando Egid si rialz, vide, a pochi metri da lui, i suoi resti luminescenti. Il suo panico aument. Strisci per andarla a prendere, ma si spense sfrigolando a lato di una pozzanghera.
Egid url sconvolto. Il fruscio nella sua mente scese sui suoi occhi e fece apparire per alcuni secondi mucchietti di fiori vivacemente colorati. Un buio denso e interminabile cal dall'alto. Egid si abbass in ginocchio sul pavimento, cerc tremando il suo accendino e accese una piccola fiammella. Strisci a quattro zampe fino alla parete e cerc il segno sulla roccia. La ridicola area luminosa della sua fiammella che rimpiccioliva a gran velocit, non mostrava pi alcuna incisione. Egid aveva completamente perso l'orientamento; apr la sua giacca, con le dita tremanti ne prese dei fogli e li accese. Finalmente, alla luce dei suoi documenti in fiamme, vide il segno della salvezza. Con le ultime forze rimastegli rotol nel cunicolo aperto. Sapeva che non avrebbe mai pi raggiunto l'uscita. 

46.

Il corpo di Kajetan era incandescente, dalle sopracciglia gocce di sudore gli scendevano negli occhi. Il morto giaceva su resti di scheletri marroncini, che avevano strappato le pelli marcescenti riducendole a una sorta di scacchiera di parti molli e scivolose vicino a pezzi di crani frantumati. Kajetan, dapprima, in preda a un freddo da shock che presto si svilupp in un panico incontrollabile, aveva provato a cercare un appiglio ai piedi del cunicolo. Quando il tentativo si rivel inutile, aveva provato a usare la corda come un lazo, lanciandola in alto, nella speranza che potesse aggrapparsi a una sporgenza nella parete del burrone, e tenendo la fiaccola fra i denti come un coltello, era riuscito a risalire di alcune bracciate, finch la pece bollente non gli era scivolata sulla bocca, e si era lasciato cadere indietro strillando. 
Poi aveva sentito un rumore fioco, che per qualche secondo scambi per un'accelerazione del suo polso galoppante. Poi un fischio sottile, che cresceva diventando un concerto infernale. Infine un silenzio tombale prese il sopravvento. La parete di roccia e il pavimento cominciarono a vibrare. Il morto, sommerso dai cadaveri, danzava. Qualcosa di inspiegabile opprimeva il petto di Kajetan e cominci, un'ondata dopo l'altra, a spingergli gli occhi fuori dalle orbite. Senza un suono, dalla parete si staccavano quadrati di roccia per piombare a terra scoppiando come delle granate, silenziose, nella folle compagnia di Egid.
Quando Kajetan si riprese dalla perdita di conoscenza, vomit con una violenza che gli fece uscir le lacrime. Nella luce tremolante dei resti della fiaccola si pul il vomito e la schiuma sanguinolenta dal volto e dalle mani. Respir a pieni polmoni. Non sentiva nient'altro che un frusciare sordo e vellutato. 

47.

Gli uomini, che erano rimasti all'imboccatura del cunicolo ad aspettare il ritorno di Kajetan e Egid, erano scappati per salvarsi la vita, quando risuon il cupo rimbombo dell'esplosione. Come se all'interno della montagna degli spiriti in preda all'ira suonassero un organo infernale, dal buco uscirono un fischio assordante e ondate d'aria. In alto, un albero secolare si era staccato dalla parete, cadendo sullo spiazzo e portando con s terra e pezzi di roccia. 
In preda al panico gli uomini erano corsi gi per il ripido pendio, avevano inciampato, erano caduti ed erano stati sommersi dai mucchi di neve smossi dalla detonazione. Mayr fu il primo a liberarsi e a tornare, ansimando, sul piazzale. Intanto erano accorsi anche gli altri contadini, prima rimasti nel rifugio. Nessuno pronunciava una parola.
Mayr zoppic, dopo essersi fatto dare una fiaccola, verso l'apertura del cunicolo. Con cautela, due uomini lo seguirono. 
- Ispettore!!!
Il grido del sergente fece cadere qualche frammento di roccia, ma non ci fu eco. Dopo pochi passi gli uomini erano sul luogo preciso in cui, prima dell'esplosione, aveva inizio la struttura. Un groviglio di travi spezzate e di pezzi di roccia caduti arrivava fino al soffitto. Non si avvertiva un filo d'aria, solo l'odore di argilla bagnata e rimescolata.
- Ispettore!! - url Mayr ancora una volta, sapendo che non aveva senso. Singhiozz sconvolto. Ma... non veniva, da lontano, una voce? - Silenzio, - ordin Mayr, - silenzio..
- Adam! - urlava una voce. Mayr era crollato svenuto. Gli uomini trascinarono fuori il suo corpo. Lindinger ordin di portarlo nel rifugio. L il sergente apr di nuovo gli occhi. 
- Sono tutti morti, - disse il sindaco con voce roca, e alcuni degli uomini che circondavano il sergente annuirono.

48.

Quando Kajetan, sommerso alternatamente da disperazione, fredda chiarezza e di nuovo gioiosa inconsapevolezza, ebbe riacceso la fiaccola rimasta intatta, si trov in una stretta nicchia a lato del pavimento della grotta, al centro della quale si accatastavano blocchi di pietra a formare una torre alta diversi metri. Il movimento della montagna, adesso, si era placato. Dall'alto cadeva acqua, ticchettando come all'inizio di un brutto temporale, che non sarebbe mai arrivato. In fretta Kajetan scal la torre e raggiunse, doveva solo grattare via dell'argilla marcia e bagnata da un appiglio, l'entrata di un basso cunicolo. Continu a strisciare. Il cunicolo si faceva sempre pi stretto e basso. 
Ci sono molte congetture su ci che passa per la testa di un uomo che si trova la morte davanti agli occhi. Si crede che la sua vita gli passi in pochi secondi davanti all'occhio dell'anima, o che pensi ai suoi cari, si crede che preghi o che, disperato, si lasci andare a una follia difensiva. Ma Kajetan era solo occupato a mantenere l'equilibrio tra disperazione e rabbiosa voglia di vivere. Sapeva che ci sarebbero volute settimane prima che la grande grotta fosse di nuovo percorribile. Ma allora sarebbe morto di fame da tempo. Improbabile anche che si mettessero a cercarlo subito; i pericoli erano incalcolabili. Forse la gente di Walching avrebbe messo solo una piccola lapide all'ingresso, chiedendo ai viandanti una preghiera, e forse, a sera, si sarebbero raccontate leggende sugli uomini scomparsi. Eppure cresceva continuamente in importanza il fatto che c'era ancora un conto da saldare. 23 marchi, dal calzolaio a Dornstein...
Il cunicolo si era allargato nuovamente. Il terreno era coperto di detriti. Poi una piccola cascata d'acqua bloccava la via, formando una tenda perlescente e dal movimento irregolare. Kajetan si sbotton il mantello mettendoci sotto la fiaccola, per proteggerla, e salt attraverso la parete d'acqua, senza sapere quello che ci sarebbe stato dall'altra parte. Guad una pozzanghera lunga diversi metri, spegnendo cos l'imbottitura del mantello che nel frattempo aveva preso fuoco, e prosegu. L'aria puzzava e l'odore di terra marcia aveva gi permeato i vestiti e la pelle. 
Un violento capogiro colse Kajetan all'improvviso. La fiamma si avvicin sempre di pi. Cadde in ginocchio e vomit di nuovo. Tossendo riusc a resistere a uno svenimento imminente, si pieg di pi. Mai abbassarsi sul pavimento nelle grotte, il gas soffoca in pochi secondi! Non sent nulla tranne un soffio d'aria fredda, sottile come una lama, sopra al lieve gocciolare del piccolo ruscello. Il suo respir si calm. Rimase steso e sent come il calore del suo corpo veniva portato via da una inebriante e meravigliosa frescura.

49.

Gli uomini si erano girati stupiti. Anche il sergente si alz, adesso, e guard il fratello di Erber.
- C' un'altra uscita, - aveva detto lui con voce fioca, - sotto, vicino al Rais.
- Che dici, Lois? Un'altra uscita? - Mayr era di nuovo sveglissimo.
- Se sono arrivati abbastanza in fondo alla caverna, potrebbero essere sopravvissuti.
- Sciocchezze, - si intromise Lindinger con veemenza, - e tu che ne sai? Non sei mai stato qui da quando eri un ragazzino.
Lois alz lo sguardo con stanchezza e alz le spalle. Ma Mayr fece un passo verso di lui e si pieg guardandolo in faccia. - Nel Rais, dici? Dove nel Rais?
- Sei diventato completamente pazzo, Adam? Salire sul Rais in piena notte? Dove a ogni respiro pu cadere una slavina?
- Ma non a quest'ora, Thomas, - replic Mayr calmo, e si gir verso Lois. 
- Io ordino che la ricerca termini qui! - tuon minacciosa la voce di Lindinger. - Andiamo, uomini! - afferr la maniglia. Gli uomini si alzarono.
- Adam, che c'? Devono morirne ancora? - Lindinger aveva gi aperto la porta. I contadini guardarono il sindaco, poi Mayr. Lui si alz, stanco.

50.

Fin. La seconda fiaccola era gi bruciata per pi della met, gocce di pece liquida gli bruciavano la mano. Kajetan non sentiva pi nulla. Con passo uniforme prosegu brancolando nel cunicolo che lentamente, in leggera discesa, conduceva nelle profondit della montagna. Sempre pi spesso, ora, si aprivano basse viuzze laterali; portavano piccoli rivoli d'acqua che si raccoglievano nel cunicolo centrale in un piccolissimo ruscello. L'ovale nero del cunicolo gli veniva incontro. Presto si strinse in uno stretto passaggio con le pareti bagnate e luccicanti, poi si apr in una grotta alta e ampia. Il bagliore del fuoco accarezz la dolomite scavata, diede forma a volti sbeffeggianti, mantelli di luce tremolante. Ne caddero smeraldi e si disintegrarono con un rumore sordo. Un rumore di passi si avvicin, poi tacque, senza che apparisse anima viva. 
Poi una pietra indietreggi. La luce non raggiungeva pi il soffitto della grotta. Kajetan rimase fermo, sorpreso. Il sottile sfrigolio della fiaccola continu a diffondersi nell'aria. Kajetan url qualcosa; le sue parole gli ritornarono indietro come l'assalto di un branco impazzito. Cominci a correre. Un mondo sotterraneo e grandioso emergeva dal crepuscolo: colonne, alti balconi, piattaforme alte e brillanti. Dall'alto pendevano mani e gambe di giganti, volteggiavano in una danza gioiosa e sparivano di nuovo nell'oscurit. 
Davanti a lui c'era un lago dall'acqua cristallina. La sua riva scendeva piatta e affondava nella luce che si faceva pi debole e verdognola. Un proteo pallido portava in profondit, luccicando. Da lontano giunse un fruscio all'orecchio di Kajetan. Il pavimento era liscio. Barcollando cammin sulla riva del lago, fino a raggiungere una striscia di roccia che conduceva sull'altra sponda. La striscia si restringeva in uno strettissimo cammino che passava sopra la superficie immobile del lago, e presto il soffitto della cattedrale sotterranea si abbass. Doveva essere l'uscita! Un soffio d'aria gli accarezz il viso. Il brusio si intensific.
Luminosi veli strappati da una tempesta gli ondeggiavano davanti, una luna marroncina precipitava. Il lago finiva e quella che una volta doveva essere stata l'uscita della grotta non era altro che un groviglio ammucchiato di rocce da cui un potente mulinello estraeva l'acqua dalla montagna. 
Lentamente Kajetan cadde sulle ginocchia. Il cuore gli martellava in petto. Davanti ai suoi occhi ondeggiavano distese morbide e brillanti, poi non vide pi nulla. Si era staccata una figura dalla parete? Era andata verso di lui, gli aveva teso la mano? - No, - piagnucol Kajetan.
La fiaccola si spense. Un'oscurit infinita si espanse. Kajetan vide spegnersi gli ultimi barlumi con enorme stanchezza.
Il bagliore si fece pi intenso, come se un temporale infierisse su un rogo. Tutto fu pieno della luce delle fiamme, da cunicoli invisibili si fece strada il fumo, e si sentiva il rumore di molte voci. Kajetan perse i sensi.
- Corda, corda! - grid Mayr, isterico. -  laggi!

51.

- Che c' ancora, Adam? - chiese il conducente spazientito, alz il finestrin e si pieg fuori. Il motore del postale era gi acceso. Ansimante Mayr si fece avanti e tese al conducente una lettera. 
- Se me la prendi, Schorsch. Per mia sorella. Lo sai.
Il conducente annu, prese in consegna la lettera e mise la marcia. Mayr rimase fermo, finch il bus non ebbe lasciato la piazza del villaggio. Il cielo era coperto di nuvole; presto avrebbe fatto buio. 
... e non so dirti che notte che ho passato e continuavo a vedere il buon ispettore e sapevo che era vivo. Mi sono alzato la mattina presto e tremavo in tutto il corpo, sono andato dall'ostessa della locanda e ho fatto attaccare i cavalli. Un paio dell'Oberland sono venuti con me e, mentre era ancora buio, siamo saliti sul Rais. Nel posto che ci aveva descritto Lois abbiamo spalato via la neve e siamo entrati nella montagna. Nessuno si ricordava pi, ma me lo aveva detto il professore, una volta, che in quella parte della montagna, un tempo, c'era la miniera di un vescovo di Hallburg, e ci si  sempre meravigliati che si chiamasse cava d'argento, poich c' sempre stato solo piombo. Quanto ho pianto quando abbiamo trovato sotto di noi l'ispettore, e anche gli altri! Beh, che cosa dirti. Il maggiore era scappato, aveva i documenti per l'Austria, e adesso sar in Ungheria, e l'ispettore  stato messo in congedo, perch non ha seguito gli ordini dei superiori. Della morte di Sanne non si  saputo pi nulla, dev'essere stato Irgl, ma anche Egid  rimasto nella montagna e i suoi genitori hanno eretto solo una lapide. Di quello che ha raccontato l'ispettore non si hanno prove e nessuno gli ha creduto, e mi ha scritto da poco che a Monaco sta bene e ha un lavoro in vista. Erber l'hanno rilasciato, ma ha avuto una punizione, e per questo ha dovuto vendere la sua malga sulla montagna. Lindinger mica ha detto, Erber, ti aiuto io, e ti do un bel po' di soldi, e adesso appartiene a lui e a lui non hanno fatto niente perch non ha dato seguito alla denuncia di Sanne, perch lei era pazza, ha deciso il giudice. Riguardo a Lois, di cui una volta ti ho chiesto se era l, non verr mai pi. Non  mai stato in America,  fuggito in Ungheria, anche da l  dovuto fuggire di nuovo, la nostalgia di casa lo straziava, ed  venuto a Walching, dove Erber, con l'aiuto di Luk, l'ha nascosto. Adesso l'hanno portato a Monaco e dovr rimanere dieci anni in prigione, anche se ha salvato l'ispettore. Dove sia il russo, nessuno lo sa di preciso.
Pizzini l'hanno lasciato andare subito, ma non List, che si  preso tre anni. E poi  tornato anche a casa il marito dell'ostessa, era ricoverato senza ricordare il suo nome,  rimasto due giorni, non ha detto una parola, si guardava solo in giro ed era freddo, il terzo giorno se n' andato. Il povero Luk non parla pi e sta l seduto, fissa davanti a s e la Erber gli porta qualcosa da mangiare, e se qualcuno gli chiede qualcosa, dice: la primavera non viene pi, gli alberi rimarranno neri. Adesso l'inverno  passato. Pensi ancora al tuo paese?
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FINE.
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NOTA AL TESTO. di Paola Del Zoppo.
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Come l'autore dichiara nel breve preambolo al racconto, gli avvenimenti narrati non sono da ricondurre a fatti storici realmente accaduti. Nonostante ci  evidente l'attenzione per la collocazione temporale degli eventi, che diventa spunto e sostrato per la narrazione, nonch elemento di interesse per il lettore che voglia interpretare nella giusta ottica i moventi dei delitti, il comportamento di Kajetan e i motivi del suo trasferimento a Dornstein, gli atteggiamenti del sergente Mayr, di Erber e degli altri personaggi presenti nella storia. La conoscenza dei fatti storici, inoltre, conferisce rotondit e profondit ai personaggi solo apparentemente secondari, quali il vecchio Luk, Lois, il fratello di Erber, nonch al maggiore Rupp, a Irgl e a Egid. 
Il lettore italiano potrebbe non conoscere le evoluzioni politiche e sociali del periodo immediatamente successivo alla prima guerra mondiale in Germania e in particolare in Baviera. Si  scelto perci di darne una veloce descrizione, accompagnata da un breve elenco di nomi. 
Vista la specificit di alcuni termini e situazioni legati alla cultura e al dialetto bavarese, si presenta inoltre di seguito un piccolo glossario che sar utile al lettore italiano, qualora questi ne avvertisse la necessit, per comprendere alcune delle sfumature folkloriche che arricchiscono il testo.
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Monaco, anni '20.
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Negli ultimi anni della prima guerra mondiale la crisi del sistema assistenziale, le numerose perdite subite e l'atteggiamento filoprussiano di Ludovico iii accentuano il malcontento della popolazione nei confronti dell'impero. Sempre pi l'insoddisfazione si volge anche verso la monarchia bavarese. Nel 1917 il partito socialista bavarese presenta un'istanza di trasformazione della monarchia in una repubblica parlamentare. L'istanza viene respinta. 
In tutta la Germania, nel 1918, la delusione per la guerra, le difficolt economiche, la sofferenza per la fame, l'influenza della rivoluzione russa, sfociano in una serie di movimenti popolari, il pi famoso e significativo dei quali  il cosiddetto sciopero di gennaio. Lo sciopero  organizzato dal gruppo dei Revolutionre Obleute, rappresentanti degli operai dell'industria, prevalentemente esponenti della Unabhngige Sozialdemokratische Partei Deutschlands (uspd), il partito socialdemocratico indipendente, formatosi per scissione dalla spd in seguito alle decisioni riguardo alla cosiddetta pace senza annessioni (Burgfrieden). I Revolutionre Obleute avrebbero preferito mantenere il piano segreto fino alla sua attuazione, ma gli spartachisti, esponenti dell'ala pi radicale del partito, pubblicizzano l'evento con anticipo. Il movimento non  sostenuto dalla spd, n dai sindacati. Durante l'ondata di scioperi vengono eletti per la prima volta consigli operai. L'unico modo per mettere fine agli scioperi  l'intervento delle forze di polizia e dell'esercito. Molti dei rappresentanti della uspd vengono imprigionati, e molti operai mandati al fronte. Finisce in prigione anche Kurt Eisner, il rappresentante bavarese della uspd, che aveva organizzato a Monaco uno sciopero degli operai che lavoravano nelle fabbriche di munizioni. 
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All'inizio di novembre cominciano i veri e propri moti rivoluzionari. Il 3 novembre 1918 alcuni marinai si rifiutano di levare le ancore, poi occupano alcune navi da guerra. La protesta ha termine quando alcune torpediniere puntano i missili contro le navi occupate. Il 6 novembre, a Berlino, i socialisti chiedono l'armistizio e l'abdicazione di Guglielmo II. L'armistizio viene firmato il 7 novembre, ma l'ondata rivoluzionaria  inarrestabile. In breve tempo i rivoluzionari assumono il controllo delle maggiori citt tedesche. Lo stesso 7 novembre i rivoluzionari bavaresi, guidati da Eisner, abbattono la monarchia, in quella che viene comunemente chiamata la Rivoluzione di novembre (Novemberrevolution). Negli edifici del birrificio Mathser, Kurt Eisner dichiara la Baviera stato libero, ponendosi a capo dei consigli (Rte), che vengono formati in tutto lo stato e rappresentano un vero e proprio movimento popolare. Il 2 gennaio 1919 si tengono le elezioni per la costituente, boicottate dal partito comunista e dagli anarchici. La uspd, che sostiene la repubblica consiliare,  in forte minoranza rispetto alla spd e agli altri partiti, tra cui la Bayerische Volkspartei, il partito popolare, di stampo borghese-conservatore, che aveva origine dall'ala destra del partito di centro, e che utilizzava nella sua propaganda politica la diffusione del terrore nei confronti dei bolscevichi. Il Partito popolare  la forza pi votata alle elezioni, ma non ottiene la maggioranza assoluta. Anche il Partito Contadino Bavarese ottiene molto consenso. Si tratta di un partito per lo pi liberale e anticlericale, i cui membri erano attivi in diversi consigli. Uno dei suoi esponenti pi rappresentativi  Ludwig Gandorfer. 
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Il 16 febbraio ha luogo una manifestazione di massa sulla Theresienwiese, a favore del sistema democratico consiliare. I consigli sono diverse migliaia, nelle citt sono consigli di operai o di esponenti della borghesia. Si formano anche consigli di soldati e nelle campagne il movimento raccoglie un grande consenso, con la costituzione di un gran numero di consigli contadini. A Monaco si concentrarono i consigli centrali degli operai, dei contadini e dei soldati. Ma vi erano anche consigli di pastori e di insegnanti.
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Il 21 febbraio del 1919 Kurt Eisner viene ucciso dal conte di Arco-Valley, un estremista di destra, mentre si recava in parlamento per la seduta inaugurale, con l'intenzione di dichiararsi disposto a dimettersi. Si costituisce un governo provvisorio, il Consiglio Centrale della Repubblica Bavarese, guidato da Ernst Niekisch (esponente della spd prima, della uspd poi). 
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Il 17 marzo viene eletto primo ministro il socialdemocratico Johannes Hoffmann, il cui governo  subito segnato dalla spaccatura tra le forze moderate, a favore di un sistema democratico pluralista, e i sostenitori di un sistema socialista radicale, basato sui consigli. Per l'instabilit della situazione il governo  costretto a trasferire la sede a Bamberga. 
In maniera relativamente indipendente dal sistema partitico, diversi intellettuali ed esponenti della vita culturale giocarono un ruolo fondamentale nello sviluppo della rivoluzione. Tra gli altri, l'economista Lujo Brentano, gli scrittori Gustav Landauer, Heinrich Mann e Rainer Maria Rilke costituirono il Consiglio del lavoro intellettuale, esprimendosi in favore della repubblica. Non a caso il 7 aprile  proprio un gruppo formatosi attorno agli scrittori Ernst Toller e Erich Mhsam e al filosofo anarchico Gustav Landauer, a proclamare ufficialmente la Prima Repubblica Consiliare di Monaco (Erste Mnchner Rterepublik, detta anche repubblica consiliare dei letterati), una repubblica socialista fondata sul sistema della democrazia consiliare. Il 13 aprile un tentativo di colpo di stato militare, condotto da Heinrich Aschenbrenner, viene sventato dalle guardie rosse guidate da Rudolf Egelhofer, che aveva gi preso parte, da marinaio, alla sollevazione di Kiel. Lo stesso giorno gli esponenti del partito comunista smantellano il Consiglio Centrale per sostituirlo con un Consiglio dai pieni poteri, guidato da Eugen Levin e Max Levien. Gustav Landauer e Ernst Toller riconoscono l'autorit del Consiglio e prendono parte alla realizzazione della Seconda Repubblica Consiliare di Monaco. Il giorno dopo il governo dichiara la necessit di intervento dei corpi franchi, chiedendo l'intervento del Reich. Pochi giorni dopo Landauer, che vede rifiutato il suo programma di riforma culturale, e non si trova d'accordo con l'atteggiamento violento degli esponenti comunisti del consiglio, si ritira dal governo e si dimette da tutte le cariche.
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I comunisti di Levin e il gruppo di rivoluzionari di sinistra guidato da Toller si dividono: il Comitato d'azione guidato da Levin viene sciolto e ne viene formato un altro sotto la direzione di Toller, pi disposto a trattare con il governo di Bamberga. Ma i tentativi d'accordo falliscono, perch il governo pretende una resa senza condizioni. Il 28 aprile si elegge un nuovo comitato direttivo, cui non appartengono n Toller n i comunisti. A Monaco la repressione dei Corpi franchi prende la forma di un vero e proprio massacro di esponenti dell'armata rossa e di civili innocenti. Per ritorsione i soldati dell'armata rossa uccidono dieci ostaggi, per lo pi esponenti dell'organizzazione di estrema destra chiamata Societ di Thule. Il primo maggio Gustav Landauer viene catturato e il giorno seguente torturato e ucciso nella prigione di Stadelheim. Nei due giorni seguenti le truppe regolari prussiane e del Wrttenberg, insieme ai Corpi franchi, riprendono la citt dopo una settimana di sanguinose battaglie. Il 15 settembre del 1919 entra in vigore la cosiddetta Costituzione di Bamberga, e il primo dicembre viene revocato lo stato di guerra.
Le epurazioni delle truppe bianche che seguono la riconquista della citt avevano provocato la morte di un gran numero di civili. Durante i combattimenti avevano perso la vita, ufficialmente, 606 persone. Di queste, 233 erano combattenti dell'armata rossa, e 335 civili, per lo pi giustiziati in quanto sospetti rivoluzionari. I restanti 38 morti facevano parte delle schiere controrivoluzionarie o dei Corpi franchi. Ma si suppone ci sia stato un numero molto pi elevato di caduti, probabilmente il doppio. Tra gli altri, 52 prigionieri russi furono fucilati in una cava di ghiaia presso Grfelfing. 
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Dopo la caduta della repubblica consiliare furono condannate e uccise ancora centinaia di persone, operai, contadini, altri civili, a causa di accuse false e tendenziose. Nelle settimane seguenti la disfatta, pi di 2200 sostenitori della repubblica furono condannati a morte o imprigionati. In entrambe le fazioni l'odio crescente aveva completamente deteriorato i rapporti politici. Nei circoli conservatori e soprattutto negli ambienti di estrema destra l'odio si rivolse in generale anche nei confronti delle persone di religione ebraica, forse anche a causa della predominanza di esponenti ebrei tra i fautori della Repubblica Consiliare (Toller, Landauer, Mhsam, Levien e Levin), il che fece gridare alla congiura mondiale ebreo-bolscevica. L'odio razziale attecch con facilit nella popolazione, in cui i pregiudizi antisemiti erano latenti gi da tempo. 
Il trauma della rivoluzione e le sue conseguenze, la fame, la paura e la gran quantit di morti, l'odio e la leggenda della pugnalata alle spalle, l'eredit rivoluzionaria legata a una discreta democratizzazione del sistema amministrativo e giudiziario, si rivelarono un carico pesante per le istituzioni durante la repubblica di Weimar, e favorirono l'ascesa del partito nazionalsocialista, che vide la luce proprio a Monaco. La rielaborazione del sistema giudiziario, in particolare, mostrava parzialit nelle pene inflitte ai criminali: mentre per i crimini giudicati di stampo politico di destra era possibile infliggere pene minime, o nessuna pena affatto, i crimini ritenuti motivati da obiettivi di sinistra venivano perseguiti con durezza. Esemplare il caso di Anton von Arco-Valley, l'assassino di Eisner, che si vide commutata la pena di morte in pochi anni di reclusione, peraltro non scontati del tutto. Lo stato libero divenne un fondamentale luogo di accoglienza per tutti quegli estremisti di destra condannati altrove, per esempio per gli esponenti dell'organizzazione terroristica Consul, una societ segreta nata in seno alla repubblica di Weimar che chiedeva, con l'uso di mezzi terroristici, la revisione di alcuni punti dell'armistizio della prima guerra mondiale. 
Il 9 novembre del 1923 Hitler tent a Monaco un colpo di stato, che fu repentinamente sventato dalla milizia regolare, ma che in seguito fu acclamato dalla propaganda nazionalsocialista come azione eroica. Per questo Hitler proclam la citt di Monaco capitale del movimento nazionalsocialista. 
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DIZIONARIO DEI NOMI CITATI NEL TESTO.
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Arco-Valley (Anton Graf von Arco auf Valley): aristocratico di origine austriaca, dichiaratamente antisemita, nonostante la sua ascendenza ebraica, considerato dai nazionalsocialisti un eroe dell'attivismo patriottico. Il 21 febbraio del 1919 Arco-Valley, in un'azione solitaria, spar a Eisner, uccidendolo, il giorno in cui questi stava andando in parlamento a offrire le sue dimissioni dopo il risultato a lui sfavorevole alle elezioni. L'omicidio provoc violente ritorsioni da parte dei rivoluzionari monacensi, che uccisero a loro volta diversi aristocratici (tra cui, ad esempio, il principe Gustav Franz von Thurn und Taxis). Arco-Valley fu processato e condannato a morte, ma un giudice di idee conservatrici gli commut la pena in cinque anni di reclusione, con la possibilit di mantenere titolo e possedimenti. Il conte rimase in prigione fino al 1924. Mor in un incidente stradale nel 1945. 
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Escherich (Georg Escherich): studioso, politico ed esploratore tedesco. Radicale di destra, fu a capo dei Corpi franchi. Divenne famoso negli anni 1920-21 in quanto fondatore dell'Organizzazione Escherich, detta Orgesch, a seguito della rivoluzione di novembre. La Orgesch era una delle associazioni antirepubblicane pi influenti dell'impero tedesco. 
Gandorfer (Ludwig Gandorfer): fu sostenitore di Eisner, a capo di consigli contadini.
Landauer (Gustav Landauer): uno dei principali esponenti della teoria filosofica anarchica in Germania, fu figura fondamentale nella proclamazione della Prima Repubblica Consiliare. Si ritir dal governo quando fu evidente che la sua visione della repubblica, di origine anarchico-pacifista, non sarebbe mai stata rappresentata. 
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Levin (Eugene Levin): nato a San Pietroburgo da una famiglia di commercianti di origine ebraica. In seguito alla prematura morte del padre, la famiglia si trasfer in Germania. Durante gli anni di studi a Heidelberg, Levin entra in contatto con emigranti russi di sinistra, e nel 1905 viene ricondotto in Russia perch considerato un agitatore rivoluzionario. Partecipa alla rivoluzione russa e viene perci incarcerato e torturato. Riscattato dalla madre nel 1909, torna in Germania. Dopo aver ottenuto un dottorato in economia dello Stato diventa membro del partito socialista tedesco (spd). Nel 1919  a capo della seconda repubblica consiliare comunista di Monaco. Dopo la sanguinosa repressione di maggio riesce dapprima a sparire, poi per viene catturato, processato per alto tradimento, condannato e giustiziato il 5 giugno del 1919.
Montgelas (Maximilian Joseph Graf von Montgelas): dal 1799 al 1811 ministro del principe elettorale bavarese Massimiliano iv. Montgelas fu promotore di importanti riforme. Tra le altre, l'incremento della tassazione del clero e dell'aristocrazia e la secolarizzazione dei possedimenti della chiesa. Nel 1806 caldeggi la proclamazione del regno di Baviera. 
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Bibliografia:
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Richard Bauer, Geschichte Mnchens, Vom Mittelalter bis zur Gegenwart, Mnchen, Verlag C.H. Beck, 2008 (edizione speciale).
Eduard Bernstein, Die deutsche Revolution von 1918/19. Geschichte der Entstehung und ersten Arbeitsperiode der deutschen Republik, Bonn, Dietz, 1998.
Karl Bosl, Bayerische Geschichte, Mnchen, Ludwig, 1990.
Tankred Dorst (a cura di), Die Mnchner Rterepublik - Zeugnisse und Kommentar, Frankfurt S.M., Suhrkamp, 1966.
Sebastian Haffner, Die deutsche Revolution, Berlin, Rowohlt, 2004.
Hansjrg Viesel, Literaten an der Wand. Die Mnchner Rterepublik und die Schriftsteller, Frankfurt S.M., Bchergilde Gutenberg, 1980.
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GLOSSARIO.
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Angolo del Signore(Herrgottswinkel): nella cucina delle fattorie, vicino alla zona destinata alla tavola, si trovava spesso, e si trova tutt'ora, un angolo sacro, una sorta di piccolo altare con un crocifisso, spesso ornato anche di altri oggetti sacri e di fiori, con foto e ritratti in ricordo dei morti della famiglia. 
Berscht: la figura mitologica della Signora Berschte va ricondotta a un'antica divinit dell'amore e della fecondit. Nel periodo della controriforma fu ridotta dalla chiesa cattolica a una strega dei boschi, spaventosa e pericolosa, e la sua immagine fu sostituita da quella della Madonna. Le scorribande dei Berschten nel periodo dell'avvento, durante le quali uomini avvolti in strisce di stoffa, come delle mummie, spaventano bambini e ragazze, potrebbero aver radici nell'antico mito.
BHE(Bund Heimat Oberland):  il nome di uno dei numerosi Corpi franchi di destra. Molti dei suoi membri entrarono a far parte delle Sturmabteilung (SA), le truppe d'assalto, l'organizzazione paramilitare del partito nazionalsocialista.
Boandlkramer: personificazione della morte. Parola composta da Boandl = ossa, e Kramer = piccolo commerciante. Il Boandlkramer  infatti immaginato come un vecchio magro e vestito di stracci scuri.
Baccano dei pendagli Charivari: i Charivari sono un tipo di gioielleria folcloristica. Si tratta di un simbolo di prestigio diffuso nelle Alpi, originalmente portato dagli uomini ai pantaloni, all'altezza della pancia. La componente principale  una sorta di catena d'argento a cui si appendono piccoli ciondoli e talismani (monete d'argento, medaglie, pezzi di corna, di ossa o denti di selvaggina, zampine di lepre ecc.). Oggigiorno sono spesso rappresentati da un ricamo sul gil o sul panciotto. 
Mendicanti bussatori (Klpfer): secondo un'usanza secolare, intorno al periodo natalizio era permesso ai mendicanti di girare per le case pi abbienti a chiedere l'elemosina di soldi o cibo. Era un'attivit praticata in particolar modo da coloro che facevano un mestiere che andava sospeso in inverno. Si trattava di un comportamento dal rituale severo: prima di ottenere cibo o denaro, i mendicanti bussatori presentavano alla casa canti o mottetti. 
Miesbacher Anzeiger: giornale della destra conservatrice, in cui scriveva tra gli altri Ludwig Thoma, noto autore satirico bavarese. 
Krampus: accompagnatore diabolico di san Nicola. Secondo la tradizione, mentre il santo distribuiva dolci e doni ai bambini che si erano comportati bene durante l'anno, Krampus, vestito di un mantello scuro e con la faccia annerita dalla fuliggine, puniva i bambini che erano stati cattivi picchiandoli con un bastone. 
Talpasch-Truppen: truppe di fuoriusciti dell'esercito imperiale austro-ungarico, in genere composte da soldati di origine ungaro-croata, che si aggiravano per i territori occupati di Baviera dopo le guerre di successione della seconda met del diciannovesimo secolo, saccheggiando paesi e campagne. 
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FINE.